Useless Fragments

Yet, I remain convinced that certain attitudes of disillusionment are nothing but frauds that many people perpetrate against themselves, they are disrespect towards life in general, their own and that of the other. What causes it? Perhaps the persistent malaise of which one accuses what is outside without ever thinking that one’s own complacency could be one of the causes. I think, sometimes, that many look for a form of self-destruction a bit as a challenge and transgression towards a present that they cannot dominate although they presume to do so and which is the cause of eternal inner submission to false truths or false truths with which they adorn themselves with celebration. . What’s the point? That we have closed ourselves and our thinking into “categories” without which we are unable to give value and meaning to our existence. It is as if you believe that nothing exists beyond yourself and that category within which you feel protected. Not that we are unaware of the lives of others, but these lives are also considered to belong to categories to get out of which there is no margin. It means that everyone sees themselves only from one point of view, their own, everything else is not part of their existence and we don’t even have to worry about it touching us, because it won’t happen. Everyone is pleased with their own dimension, no matter if at the cost of true science and conscience, each one limits himself to looking at himself and his fellow men believing that these are the only models that are not possible, but certain. It’s a bit like A. Huxley’s dystopia in his novel “Brave New World”. Everything is possible, as long as it falls within the schemes of “maladjustment and disaffection” towards civil coexistence, since in fact, where it is believed that civilization has evolved because it is planned and organized, it is precisely there that we discover that the apparent civilization is nothing but a dictatorship formal status symbols that deny and punish the awareness of being able to decide who to be and choose where to go. Life in our modern categories prevents us from taking into account the lives of others, not because we don’t have knowledge of it, but because we don’t have to be aware of it. Everyone for himself is the motto, no matter how much falsehood and loneliness this entails, no matter how much evil and arrogance this means, no matter how immense the freedom that the more one presumes to possess, the more deprived one is.

Eppure, resto convinta che certi atteggiamenti di disinganno non siano che frodi che molte persone perpetrano contro se stesse, sono mancanza di rispetto verso la vita in genere, la propria e quella dell’altro. Cosa ne è causa? Forse il persistente malessere di cui si accusa ciò che è fuori senza mai pensare che il proprio autocompiacimento possa esserne una delle cause. Penso, talvolta, che molti cercano una forma di autodistruzione un po’ come sfida e trasgressione verso un presente che non riescono a dominare sebbene presumano di farlo e che è causa di eterna sottomissione interiore a verità false o false verità di cui si adornano a festa. Qual è il punto? Che abbiamo chiuso noi stessi e il nostro pensiero in “categorie” senza le quali non siamo capaci di dare valore e significato alla nostra esistenza. È come se si ritenesse che nulla esista oltre se stessi e quella categoria entro la quale ci si sente protetti. Non che non si sia a conoscenza della vita degli altri, ma anche queste vite si ritengono appartenenti a categorie per uscire dalle quali non vi è alcun margine. Significa che ciascuno vede se stesso solo da un punto di vista, il proprio, tutto il resto non fa parte del proprio esistere e neanche dobbiamo preoccuparci che ci sfiori, perché non accadrà. Ciascuno si compiace della propria dimensione, non importa se a costo della vera scienza e coscienza, ciascuno si limita a guardare se stesso e i suoi simili credendo che siano questi gli unici modelli non possibili, ma certi. È un po’ come nella distopia di A. Huxley nel suo romanzo “Brave New World”. Tutto è possibile, purché rientri negli schemi di “disadattamento e disaffezione” verso la convivenza civile, poiché infatti, lì dove si crede che la civiltà sia evoluta perché pianificata e organizzata, proprio lì si scopre che l’apparente civiltà non è che una dittatura formale di status symbol che negano e puniscono la consapevolezza di poter decidere chi essere e scegliere dove andare. La vita nelle nostre moderne categorie, ci impedisce di tener conto della vita degli altri, non perché non se ne abbia conoscenza, ma perché non si deve esserne consapevoli. Ognuno per sé è il motto, non importa quanta falsità e solitudine questo comporti, non importa quanta malvagità e protervia questo significhi, non importa quanto immensa la libertà che più si presume di possedere, più si è privati.

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