Mourning for Other’s Pain

We would take a little more sensitivity. You see, death is death and pain is pain, but there are some ways of dying that are disorienting, an attack, for example, a violence, a disease that affects someone very healthy and suddenly goes out. I mean that every emptiness of death is a great void, but the emptiness that is surrounding us in this period should make us reflect, because it is a void that could be reduced with the responsibility of all. It is true that Christmas must not go out because there is Covid, in this case it should go out forever due to too many innocent deaths in the world, but the mourning that surrounds us is a mourning that we should all carry inside even if it does not hit firsthand. I do not mean that we must bear signs of mourning, nor that we should not make the tree or think about celebrating, but dress up with responsibility and embody the pain of the other so that the frenzy of the holidays does not make us forget the many empty chairs around those tables that will not dress the embroidered tablecloths nor will the lights of a tree without decorations come on. I don’t mean that we shouldn’t smile and praise joy, but think about protecting life and enjoying its beauty without risking or putting the lives of those around us at risk. Basically it is a small sacrifice compared to that of those who, next to those empty chairs, have no more tears to shed or smiles to light in their eyes.

Ci vorrebbe un po’ più di sensibilità. Vedete, la morte è la morte e il dolore è il dolore, ma ci sono alcuni modi di morire che sono disorientanti, un attentato, per esempio, una violenza, una malattia che colpisca qualcuno di sanissimo e che, improvvisamente si spegne. Voglio dire che ogni vuoto di morte è un vuoto grande, ma il vuoto che ci sta circondando in questo periodo dovrebbe farci riflettere, perché è un vuoto che può essere ridotto con la responsabilità di tutti. È vero che il Natale non deve spegnersi perché c’è il Covid, in questo caso dovrebbe spegnersi per sempre a causa dei troppi morti innocenti nel mondo, ma il lutto che ci circonda è un lutto che dovremmo portare tutti dentro anche se non ci ha colpiti in prima persona. Non intendo che si debbano portare segni di lutto, né che non si debba fare l’albero o pensare a celebrare, ma vestirsi di responsabilità e incarnare il dolore dell’altro in modo che la smania delle feste non ci faccia dimenticare le tante sedie vuote attorno a quei tavoli che non vestiranno le tovaglie ricamate né accederanno le luci di un albero senza più decorazioni. Non intendo che non si debba sorridere e inneggiare alla gioia, ma pensare a tutelare la vita e gioire della sua bellezza senza mettersi a rischio o mettere a rischio la vita di chi ci è accanto. In fondo è un sacrificio piccolo rispetto a quello di coloro che, accanto a quelle sedie vuote, non hanno più lacrime da versare né sorrisi da accendere nei loro sguardi.

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