Useless Words

It is tearing to observe how much in contemporary society we become more and more servants of empty words, of those words that do not add or subtract fullness to an event or a person, but divert attention from what is essential and which, in the history of each person should be a reason for reflection. A lot of talking, in reality, is neither useful nor necessary, but only a diversion to avoid filling one’s thought with content, but getting lost in the perception of having done one’s part because something has been affirmed through the words. What has been said, whether contradictory or not, matters little and little, the important thing is that the breath has been transformed into words, making us the illusion of having marked a path. Words become furrows, always, but when they have no meaning they are like the paths of a labyrinth, perfectly adorned like the main road, but leading nowhere. As I replied in a comment to an interesting article on the subject that took its cue from the death of Maradona to underline the lack of care for the word and for the person, I believe that so much polemical and quarrelsome clamor in front of characters that, we like it or not, have marked history, serve to trigger claims of knowledge of a whole that no one will ever be able to know because it is closed in a tomb together with the physical body of that human frailty so close and so present to everyone, even if most are inclined to deny it. This is an emotional charge that is lacking in contemporary time, since few are interested in understanding, most people are interested in talking or ranting, especially if the topic being rant is not within their competence. Beyond the aforementioned “case”, what worries a lot is this urge to say anything just to give air to the mouth, it is very dangerous and, above all, not very human, but it is the result of the growing individualism that subjugates us and which leads us to ignorance where no one really listens but himself and, perhaps, not even himself.

È dilaniante osservare quanto nella società contemporanea si diventi sempre più servi delle parole vuote, di quelle parole, cioè, che non aggiungono né tolgono pienezza a un evento o a una persona, ma deviano l’attenzione da ciò che è essenziale e che, nella storia di ciascuna persona, dovrebbe essere motivo di riflessione. Tanto parlare, in realtà, non è utile né necessario, ma solo un diversivo per evitare di riempire di contenuto il proprio pensiero, perdendosi però, nella percezione di aver fatto la propria parte poichè attraverso la parola qualcosa si è affermato. Che cosa si sia affermato, se contraddittorio o meno, poco conta e poca importanza ha, l’importante è che il fiato si è trasformato in parola rendendoci l’illusione di aver segnato un percorso. Le parole diventano solchi, sempre, ma quando non hanno significato sono come i sentieri di un labirinto, perfettamente adornati come la via maestra, ma che non portano da nessuna parte. Come rispondevo in un commento a un interessante articolo sul tema che prendeva spunto dalla morte di Maradona per sottolineare la mancanza di cura per la parola e per la persona, io credo che tanto clamore polemico e litigioso dinanzi a personaggi che, ci piaccia o meno, hanno segnato la storia, serva a innescare pretese di conoscenza di un tutto che nessuno potrà mai conoscere perché è chiuso in una tomba insieme al corpo fisico di quella fragilità umana così vicina e così presente a tutti, anche se i più sono inclini a negarla. Questa è una carica emotiva che nel tempo contemporaneo manca, poiché a pochi interessa capire, ai più parlare o straparlare, soprattutto se l’argomento di cui si sproloquia non è di propria competenza. Al di là del “caso” di cui sopra, quello che preoccupa molto è proprio questa impellenza di dire qualsiasi cosa pur di dare aria alla bocca, è molto pericoloso e, soprattutto, poco umano, ma è frutto del crescente individualismo che ci soggioga e che ci conduce all’ignoranza dove nessuno ascolta davvero se non se stesso e, forse, neanche se stesso.

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