Maradona’s Voice

I think it is impossible there are Neapolitans of my age who do not have memories related to Maradona, even me, so ignorant of everything that is football and sport in general I have, and more than one. I remember the fibrillation that ran in the veins for every goal as if it were you and not the prestigious goalscorer on the pitch to shoot that ball; I remember the whisper that became a roar, the people looking out from the balconies waving the flags of Naples; I remember the tunes -o mama mama mama sai perché mi batte il Corazon, ho visto Maradona (2 volte), uè, mamà, innamorato son…– joyful that simple rhythm capable of creating bonds. What I remember most, however, are the faces and eyes of people who, for 90 minutes, lost the harsh folds of everyday life and rediscovered the softness of innocence. Perhaps, for me who am inexperienced and look at the situation from a purely human point of view, this was the merit of the “pibe de oro”, to give voice to hope, to believe that everything was possible even in a battered city and always on the alert for one reason or another. Of course, not a perfect model, he too had to fight and lose and then get up and then fall, every day like this, dragged by a life that slipped from his hand without hiding even the darkest meanders, perhaps this fragility made him more human , perhaps this transience made him love him more because it made him more true, because he denounced in his impossibility of winning every battle of his life, that one can be fallacious, fragile and desperate even when one would have everything. His life and his fall, moral and physical, are perhaps a metaphor and exemplification of many lives in which the inner scream subsides deafened by that of joy that surrounds him and which is assumed as if it were his own scream, but, who knows, perhaps that voice would also have wanted to tell about something else without having the words, without knowing how to recognize the sound of one’s life in the midst of the din of the life of others. It remains and will remain a myth, almost unattainable, perhaps, yet the bitterness in my mouth remains of not having been able to understand beyond the roar of those who have been fascinated by it, what is his true voice, his true word, his true I sing.

Credo sia impossibile ci siano napoletani della mia età che non abbiano ricordi legati a Maradona, persino io, così ignorante di tutto ciò che è il pallone e lo sport in genere ne ho, e più di uno. Ricordo la fibrillazione che correva nelle vene per ogni goal come se in campo a tirare quel pallone ci fossi proprio tu e non il prestigioso goleador; ricordo il sussurro che diventava boato, le persone affacciate ai balconi che sventolavano le bandiere del Napoli; ricordo i motivetti -o mama mama mama sai perché mi batte il Corazon, ho visto Maradona (2 volte), uè, mamà, innamorato son…– e le filastrocche cantate a squarciagola dai balconi mentre per le strade si ballava senza vergogna e gioiosi quel ritmo semplice capace di creare legami. Quello che ricordo di più, però, sono i volti e gli occhi delle persone che, per 90 minuti perdevano le pieghe aspre del quotidiano e ritrovavano la morbidezza dell’innocenza. Forse, per me che sono inesperta e guardo alla situazione dal punto di vista prettamente umano, era questo il merito del “pibe de oro”, dare voce alla speranza, al credere che tutto fosse possibile anche in una città martoriata e sempre in allerta per un motivo o l’altro. Certo, non un modello perfetto, anche lui ha dovuto lottare e perdere e poi rialzarsi e poi cadere, ogni giorno così, trascinato da una vita che gli sfuggiva di mano senza nascondergli neanche i meandri più oscuri, forse questa fragilità lo ha reso più umano, forse questa caducità lo ha fatto amare di più perché lo ha reso più vero, perché ha denunciato nella sua impossibilità di vincere ogni battaglia della sua vita, che si può essere fallaci, fragili e disperati persino quando si avrebbe tutto. La sua vita e la sua caduta, morale e fisica, sono forse metafora ed esemplificazione di tante vite nelle quali l’urlo interiore si placa assordato da quello di gioia che lo circonda e che si assume come fosse il proprio urlo, ma, chissà, forse quella voce avrebbe voluto narrare anche di altro senza averne le parole, senza saper riconoscere il suono della propria vita in mezzo al frastuono della vita degli altri. Resta e resterà un mito, quasi irraggiungibile, forse, eppure mi resta l’amaro in bocca di non aver potuto comprendere oltre il ruggito di chi ne ha subito il fascino, quale sia la sua vera voce, la sua vera parola, il suo vero canto.

2 pensieri su “Maradona’s Voice

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