Broken Branch

The picture is by Andrea Morra

Ours is a painful time full of uncertainties, a time in which love beyond pain is not just a poetic rhyme, but the resource to give answers to hope.

Just remember
that body
severed from its branch
is not a body but a person,
that a lifeblood
flows
in its thin veins
while it mixes with the brush
unknown
equally torn
from the hurricane wind
that presses,
screams and drags
in the bed of silence
and loneliness.
It is not a body but a person.
That body has life, eyes,
smiles to spend again.
It’s a person
that body that languishes,
suffering, facing the silent darkness
of his every complaint.
Wait, waited,
in a house with wide open doors
with trudging voices
in the anxiety of not knowing
and the laceration of abandoned hearts grows
they cannot caress and kiss
that broken branch whose leaves,
undeath,
aspire to light and song,
to the immortal embrace
of those who love him, wait for him, call him
in the void of the night e
in that of the day.
A woman caresses
the pillow without the beloved shape anymore,
another one,
tends the hearing to catch the noise
of the ancient and absent step
along the corridor of a silent house.
Here he is, come back,
that body cut off from its branch returns.
It is grafted onto the joy of embracing e
silence, emptiness, love not lost
but grown up
that
while waiting hopes e
in hope loves.

Il nostro è un tempo doloroso e pieno di incertezze, un tempo in cui amore oltre il dolore non sono è una poetica rima, ma la risorsa per dare risposte alla speranza.

Ricordate solo
che quel corpo
reciso dal suo ramo
non è un corpo ma una persona,
che linfa vitale
scorre
nelle vene sottili
mentre si mischia con la sterpaglia
sconosciuta
altrettanto strappata
dal vento dell’uragano
che incalza,
urla e traascina
nell’alveo del silenzio
e della solitudine.
Non è un corpo ma una persona.
Quel corpo ha vita, occhi,
sorrisi da spendere ancora.
È una persona
quel corpo che langue,
che soffre, che affronta il buio silenzioso
di ogni suo lamento.
Aspetta, atteso,
in una casa con le porte spalancate
con voci che arrancano
nell’ansia di non sapere
e cresce la lacerazione di cuori abbandonati
che non possono carezzare e baciare
quel ramo spezzato le cui foglie,
non morte,
aspirano alla luce e al canto,
all’abbraccio immortale
di chi li ama, li aspetta, li chiama
nel vuoto della notte e
in quello del giorno.
Una donna accarezza
il cuscino senza più l’amata forma,
un’altra,
tende l’udito per cogliere il rumore
del passo antico e assente
lungo il corridoio di una casa muta.
Eccolo, ritorna,
quel corpo come ramo reciso al suo tronco ritorna.
Si innesta sulla gioia dell’abbraccio e
il silenzio, il vuoto, l’amore non perso
ma cresciuto
di chi
nell’attesa spera e
nella speranza ama.

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