Maurizio Nascimbene: Philippe Jaccottet

Philippe Jaccottet. Un poeta «qui creuse dans la brume” (Nulla die, 2020) è un saggio di Maurizio Nascimbene in cui competenza e abilità di analisi ben si sposano con i temi fondamentali del significato e del valore della cultura. L’autore, infatti, descrivendo il percorso letterario e umano di formazione del poeta svizzero, Philippe Jaccottet, tocca temi che non riguardano solo la poesia ma la letteratura in genere.
Il volume, accurato e ricco di testi in lingua originale grazie ai quali è possibile riconoscere le evoluzioni del pensiero del poeta, è anche arricchito, oltre che dai cenni biografici essenziali della vita del Jaccottet, da una notevole “bibliografia ragionata” che consente lo sviluppo di nuove forme di conoscenza dell’autore trattato.
Maurizio Nascimebene rivela, a mio parere, una qualità importante in chi scrive di letteratura, soprattutto quando tale scrittura si riferisce alla scrittura di letterati altri da sé, rivela, infatti la capacità di ripetere i concetti presi in analisi con modalità e toni linguistici e semantici diversi non solo per consolidarne meglio il significato, ma per facilitarne la fruizione a partire dal lettore più esperto fino a quello che lo è di meno.
Il volume si apre con una introduzione nella quale il Nascimbene discute sull’importanza della letteratura in un’epoca che tende a sminuirla a ruolo di “prodotto di svago”. Invece, come affermava il poeta Ungaretti in riferimento alla poesia, “la poesia è voce di storia (…) che nasce da un momento unico personale”. La letteratura, quindi, così intesa, spinge verso la consapevolezzza di sé e del mondo, proprio quello che Philippe Jaccottet attua con la sua poesia con un riferimento costante ai problemi dell’oggi, senza mai dimenticare che oltre l’ombra della delusione esiste la luce della ricostruzione.
Il Nascimbene, analizzando le opere poetiche del Poeta, definisce Jaccottet come “il poeta della luce e della natura, ma estratte dall’ombra dell’ipercivilizzazione”, è un poeta che ha interesse per l’uomo e per la sua angoscia di vivere. Attraverso le opere di Jaccottet, si evince un forte legame tra opposti, luce e ombra, umano e divino, anche quando quest’ultimo sembra poter deludere per il suo abbandono in momenti drammatici dell’esistenza dell’uomo (il rierimento è, per esempio, all’Olocausto e al malessere dell’uomo tra e dopo le due guerre mondiali).
È con questa considerazione, questo scontro tra umano e divino, che Jaccottet matura nelle sue opere un percorso in cui la poesia non è più solo interpretazione del presente destinata alla sofferenza della delusione, ma provocazione di domande con lo scopo di ricostruire il futuro. L’Io si trasforma in Noi, rendendo universale il dialogo tra il poeta e ciò che lo circonda così pure con quello che nasce nella sua interiorità.
Per fare cultura è necessario ritornare all’innocenza primordiale, sembra suggerirci l’autore analizzando le opere di Jaccottet, il che significa ritornare a un religioso che è fondamento dell’esistere in quanto presente da sempre e in quanto veicolo di interiorità. Il divino, però, non ha per il poeta una connotazione religiosa particolare, ma è il luogo oltre ogni umana percezione di cui si può cogliere sempre la presenza osservando la natura che ci circonda. Jaccottet, cioè, ammette l’esistenza di Dio, ma resta in ricerca del legame dell’umano con Dio affermando una secolarizzazione del divino che lo renda più reale e riconoscibile nel quotidiano di ciascuno liberandolo dai dogmi in cui è stato soffocato: non è Dio sotto accusa, ma il dogma che gli è stato costruito attorno.
Le religioni, quindi, servono per cercare la semplicità e l’armonia perdute; Jaccottet, in questo modo, suggerisce vie di apertura verso tutto ciò che ci circonda e le sue parole sono “parole d’amore verso il mondo”.
In Philippe Jaccottet. Un poeta «qui dans la brume» (Nulla die, 2020), Maurizio Nascimbene ci dà conto di un poeta davvero universale che dedica la propria vita alla letteratura consapevole che il suo amore per essa deve basarsi, e si basa in effetti, su un sostrato profondamente e intimamente umano.

Philippe Jaccottet. Un poeta «qui dans la brume» (Nulla die, 2020) is an essay by Maurizio Nascimbene in which competence and analytical skills are well combined with the fundamental themes of the meaning and value of culture. In fact, the author, describing the literary and human path of formation of the Swiss poet, Philippe Jaccottet, touches on themes that do not concern only poetry but literature in general.
The volume, accurate and rich in texts in the original language thanks to which it is possible to recognize the evolution of the poet’s thought, is also enriched, in addition to the essential biographical notes of the life of Jaccottet, by a remarkable “annotated bibliography” which allows the development of new forms of knowledge of the treated author.
Maurizio Nascimebene reveals, in my opinion, an important quality in those who write about literature, especially when this writing refers to the writing of writers other than themselves, it reveals, in fact, the ability to repeat the concepts taken into analysis with linguistic and semantic methods and tones. different not only to better consolidate its meaning, but to facilitate its use, starting from the most experienced reader to the one who is less so.
The volume opens with an introduction in which Nascimbene discusses the importance of literature in an age that tends to diminish it as a “product of entertainment”. Instead, as the poet Ungaretti said in reference to poetry, “poetry is the voice of history (…) that comes from a unique personal moment”. Literature, therefore, understood in this way, pushes towards awareness of oneself and of the world, precisely what Philippe Jaccottet implements with his poetry with a constant reference to today’s problems, without ever forgetting that beyond the shadow of disappointment there is the light of reconstruction.
Nascimbene, analyzing the poetic works of the Poet, defines Jaccottet as “the poet of light and nature, but extracted from the shadow of hyper-civilization”, he is a poet who is interested in man and his anguish of living. Through Jaccottet’s works, there is a strong link between opposites, light and shadow, human and divine, even when the latter seems to be able to disappoint for its abandonment in dramatic moments of man’s existence (the reference is, for example , the Holocaust and man’s malaise between and after the two world wars).
It is with this consideration, this clash between human and divine, that Jaccottet matures in his works a path in which poetry is no longer just an interpretation of the present destined for the suffering of disappointment, but a provocation of questions with the aim of reconstructing the future. The I is transformed into We, making universal the dialogue between the poet and what surrounds him as well as with what is born in his interiority.
To create culture it is necessary to return to primordial innocence, the author seems to suggest by analyzing the works of Jaccottet, which means returning to a religious who is the foundation of existence as it has always been present and as a vehicle of interiority. The divine, however, does not have a particular religious connotation for the poet, but is the place beyond any human perception of which one can always grasp the presence by observing the nature that surrounds us. That is, Jaccottet admits the existence of God, but remains in search of the bond of the human with God, affirming a secularization of the divine that makes it more real and recognizable in everyone’s daily life, freeing it from the dogmas in which it has been suffocated: it is not God under accusation, but the dogma that has been built around him.
Religions, therefore, serve to seek lost simplicity and harmony; Jaccottet, in this way, suggests ways of opening towards everything that surrounds us and his words are “words of love towards the world”.
In Philippe Jaccottet. Un poeta «qui dans la brume» (Nulla die, 2020), Maurizio Nascimbene gives us an account of a truly universal poet who dedicates his life to literature aware that his love for it must be based, and is in fact based, on a deeply and intimately human substratum.

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