In Praise of Studying

The beauty of knowledge is not knowledge itself, but the amazement one feels in confronting and discovering worlds and thoughts beyond oneself. They are not unreachable worlds, but they certainly ask for humility and dignity such as to make a gift of every new encounter and voice that narrates all knowledge. Knowledge is never an end in itself, whoever believes this has learned nothing. Knowledge is disposition to the other, not judgment, knowledge is the joy of always learning something new, even about oneself. I always ask myself “what will I be after having known and learned from this new resource?” I will be nothing if I remain immobile in front of the new, but I will be better if, in front of the source, I will know not only to quench my thirst, but to offer the other the gift that I myself have received. I will be better if I can let myself change, grow, while maintaining the purity of myself, if I know how to recognize myself in the desire to grow further and in the awareness that the goal is not fixed and that it is thanks to this mobility that I learn the gift of comparison and savor the greatness of infinity. Studying, then, is not a bore that reduces my free time, studying is my time that wears the wings of freedom and hovers far beyond the finite space of the place I occupy to lead me along a route with no destination but freedom itself that only culture can offer, the freedom of thought, of speech, of dialogue, the freedom to have a clear look and a heart open to welcome. Welcoming becomes the goal, welcoming is sharing, welcoming is the message that can make us heroes of our daily life.

La bellezza della conoscenza non è il sapere in sé, ma lo stupore che si prova nel confrontarsi e nello scoprire mondi e pensieri oltre se stessi. Non sono mondi irraggiungibili, ma di certo chiedono umiltà e dignità tali da rendere dono ogni nuovo incontro e voce che narra ogni sapere. Il sapere non è mai fine a se stesso, chi crede questo non ha imparato nulla. Il sapere è disposizione all’altro, non giudizio, il sapere è la gioia di imparare sempre qualcosa di nuovo, anche di sé. Mi chiedo sempre “cosa sarò io dopo aver conosciuto e imparato da questa nuova risorsa?” Non sarò nulla se resterò immobile dinanzi al nuovo, ma sarò migliore se, dinanzi alla fonte, saprò non solo dissetarmene, ma offrire all’altro il dono che io stessa ho ricevuto. Sarò migliore se saprò lasciarmi cambiare, crescere, pur conservando la purezza di me stessa, se saprò riconoscermi nel desiderio di crescere ancora e nella consapevolezza che la meta non è fissa e che è grazie a questa mobilità che imparo il dono del confronto e assaporo la grandezza dell’infinito. Studiare, allora, non è una noia che riduce il mio tempo libero, studiare è il mio tempo che indossa le ali della libertà e si libra ben oltre lo spazio finito del luogo che occupo per condurmi lungo una rotta senza destinazione se non la libertà stessa che solo la cultura può offrire, la libertà del pensiero, della parola, del dialogo, la libertà di avere lo sguardo limpido e il cuore aperto all’accoglienza. Accogliere diviene la meta, accogliere è la condivisione, accogliere è il messaggio che può renderci eroi del nostro quotidiano.

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