Loneliness or Freedom?

I learned very early “to be next to”, even when “to be next to” meant being “alone”. Loneliness, after all, may not be a condition of the soul, but the visible deception of those who, not being well versed in the superficiality of the crowd and appearances, find the voices they need to give meaning to your life in the ability to stand next to each other.
It is not alone those who walk a path alone, but alone are those who do not know how to be with themselves and from within themselves, with all of themselves, who are unable to discover and invent and create the voices of the world from the new.
It is not alone those who in the gentleness of the gaze and in the embrace of welcoming go to meet others and know how to listen to them, it is alone those who seek others only to make their own voice prevail by denying others and themselves the gift of comparison.
It is not alone those who consistently continue their journey and build bridges to unite distances, it is alone those who destroy those bridges in the desire to force the voices of the world to be silent and look only in one direction, his own.
It is not alone those who know and experience their freedom in sweetness, it is alone those who believe they are free by refuting the freedom of others.
“Being next to”, then, is an opportunity to learn to know and love what surrounds us, aware that, in the love of others, love for oneself is strengthened and makes each person free.

Ho imparato molto presto a “essere accanto”, anche quando “essere accanto” ha significato essere “da soli”. La solitudine, in fondo, può non essere una condizione dell’anima, ma l’inganno visibile di chi, non essendo versato alla superficialità della folla e dell’apparire, trova nella capacità di stare accanto all’altro le voci di cui ha bisogno per dare un significato alla propria vita.
Non è solo chi da solo percorre un cammino, ma è solo chi non sa stare con se stesso e da dentro se stesso, con tutto se stesso, non sa scoprire e inventare e creare dal nuovo le voci del mondo.
Non è solo chi nella mitezza dello sguardo e nell’abbraccio dell’accoglienza va incontro agli altri e sa ascoltarli, è solo chi cerca gli altri solo per far prevalere la propria voce negando agli altri e a se stesso il dono del confronto.
Non è solo chi con coerenza prosegue il proprio cammino e costruisce ponti per unire le distanze, è solo chi distrugge quei ponti nel desiderio di costringere le voci del mondo a tacere e aguardare solo verso una direzione, la sua.
Non è solo chi nella dolcezza conosce e sperimenta la propria libertà, è solo chi crede di essere libero confutando la libertà degli altri.
“Essere accanto”, allora, è l’occasione per imparare a conoscere e amare ciò che ci circonda, consapevoli che, nell’amore verso l’altro, l’amore per se stessi si rafforza e rende ciascuna persona libera.

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