Science and Conscience

There are the reasons of science and those of conscience. Science is based on empirical data, consciousness on variable human data due to the needs of the people themselves. It is not the “fault” of science to discover the data and put them together or in a row one after the other, indeed, but it is the fault of conscience to choose one solution over another. The question is always the same: what is best for humans? Economic and physical salvation are not always separable, it is true, but preferring the economy to life can be somewhat questionable. There are situations, and this is one of them, that call us to discover new trajectories, new paths to save the economy by safeguarding life. We should not leave to others the patience of time to build or blame others for the condition we all share. It is an emergency situation in which if it is true that every human being is involved in multiple ways, it is also true that every human being is responsible for it. You cannot blame science or conscience if the situation gets out of hand, but people can be attributed the inability to abide by complicated and difficult rules, of course, but who in seemingly limiting individual freedom, try to save freedom from community life. It is in such dramatic situations that we should become aware of the weight we place on conscience in our life. It is in such demeaning situations that we should be able to recognize the intelligence of our humanity and, instead of accusing and complaining against the other, question ourselves about what our behavior is and what has been, what prudence and respect we have had for our own life even before that for the life of the other; it is the time to remain united and try to respond to the emergency with the awareness of personal actions, choices, actions that can become real reprisals against the fragility of the other’s life. Of course, there are many difficulties, but we can face them alive. The sick, those who neglect other pathologies from which they are affected because they fear clogged ERs, because everything must necessarily be linked to the Covid19 treatment, those who have never stopped their physical or psychological lockdown since the beginning of the pandemic because they are fragile , all these and others still have no choice and depend on the responsibility of choosing the other. Science cannot do everything, it has times and limits, conscience does not. Conscience can make each of us a more shrewd and attentive person, a person who knows how to invent time for the little ones, a person who takes advantage of the terribly difficult moment to finally give a change to the use of social networks or the network for educate in deeds and not just in words to a conscientious use of the media as work tools. This is not the time of anger and distress, but the time of awareness, responsibility and knowledge. I know the difficulties of school, smart working, the loneliness of the home, the beauty of hugs, the joy of meetings, the need for work, the desire for a stable salary, the desire to go shopping “crazy”, kindness of the caress of the wind by the sea, the company of the din of crowded and noisy streets, but so that all this does not remain just a tribute of the past, it is necessary to be more responsible for oneself and for others every day. It is necessary to put aside anger and discontent, to let science do its work in serenity and, in the meantime, to let the conscience work and build signs and territories of peace.

Ci sono le ragioni della scienza e quelle della coscienza. La scienza si basa su dati empirici, la coscienza su dati umani variabili a causa delle necessità delle persone stesse. Non è “colpa” della scienza scoprire i dati e metterli insieme o in fila l’uno dietro l’altro, anzi, ma è colpa della coscienza scegliere una soluzione invece di un’altra. La domanda è sempre la stessa: che cosa è meglio per gli esseri umani? La salvezza economica e quella fisica non sono sempre separabili, è vero, ma preferire l’economia alla vita può essere alquanto discutibile. Ci sono situazioni, e questa ne è una, che ci richiamano a scoprire nuove traiettorie, nuovi percorsi per salvare l’economia custodendo la vita. Non dovremmo demandare ad altri la pazienza del tempo da costruire né colpevolizzare altri per la condizione che tutti condividiamo. È una situazione di emergenza nella quale se è vero che ogni essere umano è coinvolto in maniera molteplice, è anche vero che ogni essere umano ne è responsabile. Non si può accusare la scienza né la coscienza se la situazione sfugge di mano, ma si può attribuire alle persone l’incapacità di attenersi a regole complicate e difficili, certo, ma che nel limitare apparentemente la libertà individuale, cercano di salvare la libertà alla vita della comunità. È in situazioni così drammatiche che ci dovremmo accorgere del peso che diamo alla coscienza nella nostra vita. È in situazioni così avvilenti che dovremmo poter riconoscere l’intelligenza della nostra umanità e, invece di accusare e recriminare contro l’altro, interrogarci su quale sia e quale sia stato il nostro comportamento, quale la prudenza e il rispetto che abbiamo avuto per la nostra stessa vita prima ancora che quello per la vita dell’altro; è il tempo di restare uniti e cercare di rispondere all’emergenza con la consapevolezza delle azioni personali, delle scelte, delle azioni che possono diventare vere e proprie rappresaglie contro la fragilità della vita dell’altro. Certo, le difficoltà sono tante, ma noi possiamo affrontarle da vivi. Gli ammalati, quelli che trascurano altre patologie da cui sono affetti perché temono i Pronto Soccorso intasati, perché tutto deve necessariamente essere legato alla cura del Covid19, quelli che non hanno mai smesso il loro lockdown fisico o psicologico fin dall’inizio della pandemia perché fragili, tutti questi e altri ancora non hanno possibilità di scelta e dipendono dalla responsabilità della scelta dell’altro. La scienza non può tutto, ha dei tempi e dei limiti, la coscienza no. La coscienza può fare di ciascuno di noi una persona più sagace e attenta, una persona che sa inventare il tempo per i più piccoli, una persona che approfitta dell’attimo terribilmente difficile per dare finalmente una svolta all’uso dei social o della rete per educare nei fatti e non solo a parole a un uso coscienzioso dei media quali strumenti di lavoro. Questo non è il tempo della rabbia e dell’angoscia, ma il tempo della consapevolezza, della responsabilità e della conoscenza. Conosco le difficoltà della scuola, dello smart working, della solitudine delle pareti domestiche, la bellezza degli abbracci, la gioia degli incontri, la necessità del lavoro, il desiderio di uno stipendio stabile, la voglia di fare una spesa “pazzerella”, la gentilezza della carezza del vento in riva al mare, la compagnia del frastuono di strade affollate e rumorose, ma affinché tutto questo non resti solo un tributo del passato, è necessario essere ogni giorno più responsabili per sé e per gli altri. È necessario mettere da parte la rabbia e lo scontento, lasciare che la scienza faccia in serenità il suo lavoro e, intanto, lasciare che la coscienza operi e costruisca segni e territori di pace.

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