Lisa Ginzburg: Cara pace

Cara pace (Ponte alle Grazie, 2020) è un romanzo di Lisa Ginzburg contemporanenamente piacevole e intenso da leggere. Piacevole per una scrittura in prima persona che coinvolge e appaga, intenso perché la storia narrata tocca nervi talvolta scoperti nella relazione fallita tra genitori che si ripercuote sui figli lasciando segni indelebili. Maddalena e Nina sono, nel romanzo, due sorelle che solo nel legame stretto, talvolta soffocante e dipendente, della loro sorellanza, ritrovano un motivo per vivere e lasciarsi alle spalle un’infanzia e un’adolescenza riempita di legami reali o fittizi, apparenti o profondi, attraverso i quali le due sorelle sono costrette a fare i conti con la propria vita e cercare quella pace che possa farle stare da sole sulle loro gambe grazie e nonostante tutto lo scombussolamento della propria esistenza familiare.
Cara pace, è il titolo del romanzo con cui l’autrice gioca significativamente e spesso accostando le due parole, come un correlativo oggettivo della loro esistenza fragile, carapace, il guscio entro il quale le sorelle, ciascuna a modo proprio, chiude se stessa. La pace, allora, è una ricerca. È l’opportunità di imparare a uscire dal proprio carapace, accettare la propria storia e inventarne una nuova.
Maddalena, Maddalenadura come la chiama Nina, è la voce narrante, quella che, apparendo più ponderata e sicura di sé, si chiude in realtà nella sua corazza e non rivela i suoi timori e le sue fragilità, persino la sua stanchezza per l’esasperante presenza da protagonista della sorella, se non alla madre che le ha abbandonate, Gloria, mentre tutte le sere parla alla fotografia sulla parete della sua camera. Nina, Ninamolle come dice di se stessa, più piccola di un anno, costruisce uno scudo diverso, il suo carapace diventa l’insicurezza e l’instabilità dei rapporti che riesce appena a costruire per poi tentare di fuggirne. L’abbandono della madre provoca un vuoto nelle due sorelle, aggravato anche dall’abbandono del padre, Seba, incapace di riconoscersi padre se non nei gesti rituali degli sporadici incontri.
Un padre e una madre che scelgono una vita per sé, costringendo le figlie a impararne una per conto loro è la radice del legame speculare delle due sorelle; sebbene l’una appaia come l’opposto dell’altra, Maddalena e Nina sono due facce della stessa medaglia e nei comportamenti, nelle scelte, sono quasi sussidiarie.
Gloria, la madre, è quella più amata da Maddalena e Nina, sebbene continui ad abbandonarle cercando la propria libertà; Seba, il padre, sembra compresso, impacciato, smagrito e incapace di equilibrio come anche di portare fino in fondo il proprio ruolo di padre. In lui prevale il senso di abbandono e lo riproduce restando distante dalle figlie ai cui occhi sembra scomparire. Un patto silenzioso tra donne? Chissà, forse, ma più probabilmente l’ammirazione, comunque, anche sulla propria sofferenza, per una donna che ha saputo inseguire il proprio sogno di amore e di libertà.
Da sfondo al romanzo due città, Parigi e Roma, la prima è la città di adozione di Maddalena, ma città nella quale la donna non riesce a sentirsi a casa, nonostante il grande amore della sua vita, Pierre; la seconda, Roma, è casa fisica e casa della memoria, è il luogo in cui Maddalena riesce, tornandoci in breve visita, a ricomporre la propria esistenza, a mettere insieme i pezzi della sua vita, persino a uscire da quel carapace che da sempre la protegge e scoprire una nuova se stessa.
Il ritorno a Parigi da Pierre e dai suoi figli sarà un semplice ritorno o l’inizio di una vita nuova? Questo l’autrice non lo rivela sebbene lasci al lettore scie di percorsi percorribili.
Lisa Ginzburg con Cara pace (Ponte alle Grazie, 2020), narra una storia di fragilità e dolore, ma anche una storia dove la fragilità e il dolore diventano ragione per cercare se stessi e la pace oltre il confine del proprio involucro, oltre quel carapace che talvolta protegge, ma altre opprime.

Cara pace (Ponte alle Grazie, 2020) is a novel by Lisa Ginzburg at the same time pleasant and intense to read. Pleasant for a first-person writing that involves and satisfies, intense because the story narrated touches nerves sometimes uncovered in the failed relationship between parents that affects the children leaving them indelible marks. Maddalena and Nina are, in the novel, two sisters who only in the close, sometimes suffocating and dependent bond of their sisterhood, do they find a reason to live and leave behind a childhood and adolescence filled with real or fictitious, apparent or deep, through which the two sisters are forced to come to terms with their own lives and seek that peace that can make them stand alone on their legs thanks and despite all the disruption of their family existence.
Cara pace, is the title of the novel with which the author plays significantly and often combining the two words, like an objective correlative of their fragile existence, carapace, the shell within which the sisters, each in their own way, closes itself. Peace, then, is a quest. It is the opportunity to learn to step out of your shell and accept your story and create a new one.
Maddalena, Maddalenadura as Nina calls her, is the narrator, the one who, appearing more thoughtful and self-confident, actually closes herself in her armor and does not reveal her fears and frailties, even her tiredness from her sister’s maddening presence as a protagonist, except to the mother who has abandoned them, Gloria, while every evening she talks to the photograph on the wall of her bedroom. Nina, Ninamolle as she says about herself, one year younger, builds a different shield, her carapace becomes the insecurity and instability of relationships that she barely manages to build and then tries to escape. The abandonment of the mother causes a void in the two sisters, also aggravated by the abandonment of the father, Seba, unable to recognize himself as a father except in the ritual gestures of their sporadic encounters.
A father and a mother who choose a life for themselves, forcing their daughters to learn one on their own, is the root of the two sisters’ mirror bond; although one appears as the opposite of the other, Maddalena and Nina are two sides of the same coin and in their behavior, in their choices, they are almost subsidiary.
Gloria, the mother, is the one most loved by Maddalena and Nina, although she continues to abandon them seeking her own freedom; Seba, the father, seems compressed, awkward, thin and unable to balance as well as to carry out his role as a father to the end. In him the sense of abandonment prevails and he reproduces it while remaining distant from the daughters in whose eyes he seems to disappear. A silent pact between women? Who knows, perhaps, but more likely the admiration, probably, also for her suffering, for a woman who has been able to pursue her dream of love and freedom.
The background of the novel is two cities, Paris and Rome, the first city of Maddalena’s adoption, but a city where the woman cannot feel at home, despite the great love of her life, Pierre; the second, Rome, is the physical house and the house of memory, it is the place where Magdalene manages, returning in a short visit, to recompose her own existence, to put together the pieces of her life, even to emerge from that carapace that has always protected her and discovers a new herself.
Will the return to Paris to Pierre and their children be a simple return or the beginning of a new life? This the author does not reveal although she leaves the reader with trails of viable paths.
Lisa Ginzburg with Cara pace (Ponte alle Grazie, 2020), tells a story of fragility and pain, but also a story where fragility and pain become a reason to seek oneself and peace beyond the boundary of one’s shell, beyond that carapace which sometimes protects, but others oppresses.

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