Greetings

I really want to hug my friends, sometimes I think it could be a last day (without drama or real reasons, don’t worry, but only because this is life) and then, seeing them online or hearing them over the phone is not enough for me … yet I resist . I resist because it would be irresponsible, in this moment, to give in to emotional temptations, it is not sensible for me or for others. So I’m satisfied with the words that fly on the web or on the telephone network, I prefer those written in letters or emails to which I can return and return as if to continue a conversation that has no end. I return with my mind to smiles and laughter up close and, although I have always been very reserved in emotional exchanges, I know that that closeness is a caress to the heart also thanks to that smile that passes through the live eyes and remains in a deep indelible. The other night I was not well, I thought it was the end and in the semi-dormant unconsciousness of pain I was just trying to remember the last beautiful look of my husband and my children because I wanted those to be my accompaniment. And this is how it should be, always, when you say goodbye in the morning and in the evening, when the days go by frantic in search of a corner of privacy in a crowded but not paralyzed house due to the restrictions of the virus. Now I’m fine, this is over too, but, for my part, I keep the lesson of the time of need and I make sure that every smile from a distance, every word spoken, every glance through the cold and somehow distorting screen, are good , harmonious, kind so that that last image is always refreshing. An invitation, a suggestion.

Desidero tanto abbracciare i miei amici, talvolta penso che potrebbe essere un ultimo giorno (senza drammaticità o motivi reali, tranquilli, ma solo perché così è la vita) e allora, non mi basta il vederli online o sentirli per telefono… eppure resisto. Resisto perché sarebbe da irresponsabili, in questo momento, cedere a tentazioni affettive, non è sensato per me né per gli altri. Mi accontento, allora delle parole che volano sulla rete web o su quella telefonica, preferisco quelle scritte delle lettere o mail alle quali poter tornare e ritornare come per proseguire un discorso che non abbia fine. Ritorno con la mente ai sorrisi e alle risate da vicino e, sebbene io sia sempre stata molto riservata negli scambi affettivi, so che quella vicinanza è una carezza al cuore anche grazie a quel sorriso che passa attraverso gli occhi dal vivo e resta in un profondo indelebile. L’altra notte non sono stata bene, pensavo che fosse la fine e nell’incoscienza semi-dormiente del dolore cercavo solo di ricordare l’ultimo sguardo bello di mio marito e dei miei figli perché volevo che quelli fossero il mio accompagnamento. Ed è così che dovrebbe essere, sempre, quando ci si saluta al mattino e alla sera, quando le giornate trascorrono frenetiche alla ricerca di un angolo di privacy in una casa affollata ma non paralizzata a causa delle restrizioni del virus. Ora sto bene, anche questa è passata, ma, da parte mia, conservo la lezione del momento del bisogno e faccio in modo che ogni sorriso a distanza, ogni parola pronunciata, ogni sguardo attraverso lo schermo freddo e in qualche modo deformante, siano buoni, armoniosi, gentili affinché quell’ultima immagine sia sempre di ristoro. Un invito, un suggerimento.

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