In Praise of Old Age

Seeing your children grow up around you, understanding the value of their life and knowing that the time they will build is a time that belongs to them and belongs only to them is the beauty of a life that grows and that reveals for you, elderly, new viable roads. They are roads along which perhaps you will meet a smaller number of people, they are perhaps less steep roads, although the top of the mountain is closer, they are shorter roads that of their brevity can offer a gift to those who observe, to those who sigh, to those who fear, to those who remain motionless waiting for time to end.
Yet time does not end simply and mechanically like the alarm clock on a clock or the dust of an upside down hourglass that is running out. Time ends well before it is exhausted if at that time we stop giving the value it deserves and stop believing that the self we become is less curious and able to be amazed and search for the self that we have been and that we leave to languish. Time is not a tyrant, we are the tyrants of ourselves, unable to look at the beauty of the time that is given to us and the resource that our time can be until our last breath.
Much depends on the time we give ourselves more than the time we have left. Those children whom we observe and accompany in their growth are not the border between the beginning and the end, nor that between life and death; if so, our education in freedom would have little value in their life and we would have failed in our teaching. Those children who leave us, who build their own path, are the children who honor us with what they have learned, for better or for worse, and are the ones who in their own way guarantee the continuity of a life that acquires meaning as much as its signs they are invisible, sometimes fragile, but profound and inevitable.
Children often do not notice our freedom and the desire to continue to build it. They think that we are children again, which is not entirely wrong sometimes, but not in the sense they believe: we return to savor the lightness of the innocence of children, we strip ourselves of the habits that forbid total freedom from innocence. We become children again, or we should, not because we behave as such, but because we count the time backwards, because the time we have left is less and less.
The years, the months, the weeks, the days, the minutes to live are decreasing and the time that remains is not our old age, but our new childhood. Each wrinkle, then, can melt into the smile of the final waiting while it remains as a fear only in the eyes of those who do not know how to grasp the strength of a lived experience and a time that, although crumbled, is a time that is lived and not only spent and, above all, it is not spent with the anxiety of the last breath, but with the taste of the joy of living with intelligence and freedom.
Each time has its time, its forms, its space, but each time is a time to live. This too is a beautiful story to tell to your children who will meet that time tomorrow and tell them that life does not stop because the years pass, but because everyone stops believing in it.

Veder crescere i propri figli attorno a sé, aver compreso il valore della loro vita e sapere che il tempo che costruiranno è un tempo che gli appartiene e appartiene solo a loro è la bellezza della vita che cresce e che rivela per te, anziano, nuove strade percorribili. Sono strade lungo le quali forse incontrerai un numero minore di persone, sono strade forse meno erte, sebbene la vetta della montagna sia più vicina, sono strade più brevi che della loro brevità possono offrire dono a chi osserva, a chi sospira, a chi teme, a chi resta immobile ad aspettare che il tempo finisca.
Eppure, il tempo non finisce semplicemente e meccanicamente come la sveglia di un orologio o la polvere di una clessidra capovolta che si sta ormai esaurendo. Il tempo finisce ben prima che sia esaurito se a quel tempo si smette di dare il valore che merita e si smette di credere che il se stessi che si diventa sia meno curioso e capace di stupirsi e ricercare del se stessi che siamo stati e che lasciamo a languire. Il tempo non è tiranno, siamo noi i tiranni di noi stessi, incapaci di guardare la bellezza del tempo che ci è dato e la risorsa che il nostro tempo può essere fino al nostro ultimo respiro.
Molto dipende dal tempo che noi stessi elargiamo a noi stessi più che dal tempo che ci resta. Quei figli che osserviamo e accompagniamo nella loro crescita non sono il confine tra l’inizio e la fine, né quello tra la vita e la morte; se così fosse, la nostra educazione alla libertà avrebbe ben poco conto come valore nella loro vita e avremmo fallito nel nostro insegnamento. Quei figli che ci lasciano, che costruiscono la propria strada, sono i figli che ci onorano di quanto hanno appreso, in bene e in male, e sono quelli che a modo loro garantiscono la continuità di una vita che acquisisce significato quanto più i suoi segni sono invisibili, talvolta fragili, ma profondi e inevitabili.
I figli, spesso, non si accorgono della nostra libertà e del desiderio di continuare a edificarla. Pensano che ritorniamo bambini, il che non è del tutto errato talvolta, ma non nel senso che loro credono: noi torniamo ad assaporare la leggerezza dell’innocenza dei bambini, ci spogliamo delle consuetudini che vietano all’innocenza la totale libertà. Noi torniamo bambini, o dovremmo, non perché ci comportiamo come tali, ma perchè contiamo il tempo al contrario, perchè il tempo che ci resta è sempre di meno.
Diminuiscono gli anni, i mesi, le settimane, i giorni, i minuti da vivere e quel tempo che resta non è la nostra vecchiaia, ma la nostra nuova infanzia. Ogni ruga, allora, può sciogliersi nel sorriso dell’attesa finale mentre resta come timore solo negli sguardi di chi non sa cogliere la forza di un vissuto e di un tempo che, seppur sbriciolato, è un tempo che si vive non si trascorre soltanto e, soprattutto, non si spende con l’ansia dell’ultimo respiro, ma con il sapore della gioia di vivere con intelligenza e libertà.
Ogni tempo ha il suo tempo, le sue forme, il suo spazio, ma ogni tempo è un tempo da vivere. Anche questa è una bella storia da narrare ai propri figli che un domani incontreranno quel tempo e dire loro che la vita non si arresta perché trascorrono gli anni, ma perché ciascuno smette di crederci.

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