Students

I was hanging the clothes out on the balcony and the voice of a child connecting at a distance with his teacher would come to me from the window below, announcing a short break for a snack and an appointment within 10 minutes to resume classes. How much sweetness in the voice of that teacher, although the audio was a little disturbed and how much tenderness in the words of that child who welcomed the snack break as a too difficult separation from his teacher. Then memories came to mind of when I was teaching and how important it was that interval break to spend with my students chatting and joking or taking the opportunity to talk about something else with a group or with one of them. It was the moment of truth, of closeness beyond the material or the arguments proposed; it was the moment of acquaintance with the person and confrontation; it was the moment of beautiful confidence, like a love just born, or sad like problems in the family; it was the moment of revelation in which each one learned to be himself, to love each other and to understand that the presence of the other was a beneficial presence. Lost in my memories, the child downstairs has restarted his lesson, I could hear the voice of a little girl intervening on I don’t know what topic and the emotion has grown for everything you are deprived of and all that which, despite all the love and dedication of the teachers, will be stolen from you. Come on, children, come on guys, come on teachers, this is the time of awareness that must not be forgotten, the awareness that the other in our life is not an uncomfortable passenger, but the memory that makes us alive.

Stendevo i panni fuori al balcone e mi arrivava dalla finestra sottostante la voce di un bambino in collegamento DaD con la sua maestra che annunciava una breve pausa per la merenda e l’appuntamento entro 10 minuti per riprendere le lezioni. Quanta dolcezza nella voce di quella maestra, sebbene l’audio fosse un po’ disturbato e quanta tenerezza nelle parole di quel bambino che accoglieva la pausa merenda come una separazione troppo difficile dalla sua maestra. Mi sono venuti in mente, allora, i ricordi di quando insegnavo e di quanto fosse importante quella pausa intervallo da trascorrere con i miei studenti chiacchierando e scherzando o approfittando per parlare di altro con un gruppo o con qualcuno di loro. Era il momento della verità, della vicinanza oltre la materia o gli argomenti proposti; era il momento della conoscenza della persona e del confronto; era il momento della confidenza bella, come un amore appena nato, o triste come di problemi in famiglia; era il momento della rivelazione in cui ciascuno imparava a essere se stesso, a volersi bene e a comprendere che la presenza dell’altro era una presenza benefica. Persa nei miei ricordi, il bimbo del piano di sotto ha ricominciato la sua lezione, sentivo più a distanza la voce di una bambina che interveniva su non so quale argomento e l’emozione è cresciuta per tutto quello di cui siete privati e di tutto quello che, nonostante tutto l’amore e la dedizione degli insegnanti, vi sarà sottratto. Forza, bambini, forza ragazzi, forza insegnanti, questo è il tempo della consapevolezza che non deve essere dimenticata, la consapevolezza che l’altro nella nostra vita non è un passeggero scomodo, ma la memoria che ci rende vivi.

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