Scattered Thoughts

Thoughts scattered like petals on a table where, pen and notebook, you try to make sense of the time of life, aware that without this moment of reflection everything is reduced to a mad rush towards the precipice that grabs, grabs again, suffocates and makes you blinder than the blind.
A moment to reflect and ask ourselves not only where we are going, but if our going has a goal and if our wandering is solitary, or our footsteps echo on the cold pavement together with the footsteps of others following the same direction.
Yes, one direction. What is the direction? Do we go on to spend our life or to earn it for life? Do we continue uncertain because the path is uncertain or because our uncertainty makes it impossible to reach a goal?
Whatever the goal, one continues to walk, no matter if one treads, motionless, the same steps now dug into the sinking ground, or, with courage, one foot is placed before the other in search of a space of freedom which to give meaning to your step, falls, risks.
In reality, it is precisely the risks, the falls, the courage to get up, what marks the line of a path, no matter how thin or deep, no matter how defined the goal or the map to follow to reach it. What matters is to give meaning to your step, even when it is limping.
The important thing is to know that walking with difficulty does not infuse us in the mud of our own discontent, but lingers so that everyone can still look at and love the stars and the life that, around us, releases its energy so that we can be able to quench our thirst to resume our journey with determination.

Pensieri sparsi come petali su un tavolo dove, penna e taccuino, si prova a dare un senso al tempo del vivere, consapevoli che senza quest’attimo di riflessione ogni cosa si riduce a una corsa folle verso il precipizio che afferra, agguanta, soffoca e rende più ciechi dei ciechi.
Un attimo per riflettere e chiedersi non solo dove stiamo andando, ma se quel nostro andare ha una meta e se quel nostro peregrinare è solitario, oppure i nostri passi risuonano sul freddo selciato insieme ai passi di altri che seguono la stessa direzione.
Già, una direzione. Qual è la direzione? Andiamo avanti per spendere la vita o per guadagnarla alla vita? Proseguiamo incerti perchè incerto è il cammino o perchè la nostra incertezza rende impossibile raggiungere una meta?
Quale che sia la meta, si continua a camminare, non importa se si calcano, immobili, gli stessi passi ormai scavati nel terreno che sprofonda, o, con coraggio, si pone un piede dinanzi all’altro in cerca di uno spazio di libertà con cui dare significato al proprio passo, alle cadute, ai rischi.
In realtà, sono proprio i rischi, le cadute, il coraggio di rialzarsi, ciò che segna la linea di un percorso, non importa quanto sottile o profonda, non importa quanto definita la meta o la mappa da seguire per raggiungerla. Ciò che conta è dare significato al proprio passo, anche quando è claudicante.
L’importante è sapere che quel camminare a stento non ci infogna nel fango del nostro stesso scontento, ma si attarda per fare in modo che ciascuno sappia ancora guardare e amare le stelle e la vita che, attorno a noi, sprigiona la sua energia affinché si possa riuscire a dissetarsene per riprendere con determinazione il nostro viaggio.

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