Nadia Scappini: Come dire dell’amore

La raccolta di poesie di Nadia Scappini, Come dire dell’amore (Moretti e Vitali, 2019) è come uno scrigno prezioso che sorprende e gratifica fino all’ultima gemma.
Non sono una poetessa e non è semplice per me lasciarmi catturare dalla scrittura in versi, quando questo accade è perché ai miei occhi le parole si trasformano in immagini e le immagini in emozioni profonde che ho sempre molto pudore e difficoltà a rivelare. Questa raccolta è riuscita a farmi provare queste emozioni nella quasi totalità delle poesie ivi contenute.
C’è un percorso in queste poesie, ma non si tratta di un percorso a senso unico, anzi; oltre a riportare a “casa”, le emozioni e soprattutto le riflessioni che la lettura mi ha suscitato, queste poesie hanno aperto, forse, nuove vie percorribili per quella ricerca di essere ed essenza che così tanto mi caratterizza nella scrittura quanto nelle mie letture.
Questo significa che, come scrive l’autrice in una delle sue poesie, “bisogna pur cominciare a riparare le parole” (Baillame, p.13) e ci riesce, o, almeno, offre un’occasione per farlo. Riparare le parole significa non cancellarle, ma ricominciare a usarle e a usarle bene. Un rammendo prezioso e accurato, non una spoliazione della parola e un uso improprio poiché tutti gli alibi dietro i quali proviamo a nasconderci non sono tutele sufficienti a proteggerci dalla nostra stessa incapacità di cercare la verità. Nadia Scappini, infatti, scrive “nell’alibi del nostro disappunto/cadiamo facendoci del male” (Alibi, p. 44), la finzione e l’auto giustificazione, non soddisfano la ricerca di verità e di senso, ma amplificano il vuoto dell’assenza.
Eppure, in amore come in qualsiasi relazione, bisogna imparare a perdonarsi e a perdonare, ben sapendo che “perdonare non è cosa da poco” (Perdonarsi, p.49), non significa cancellare, ma saper offrire un dono, per dono.
Ecco, sono tanti gli spunti di riflessione che si possono cogliere in questi versi che si trasformano in parole che sussurrano speranze nuove, nonostante e grazie il dolore, il disappunto, la mancanza, la distanza. Sono parole che invitano a rileggere la realtà e rileggere anche se stessi per tornare a incontrarsi così, “senza appuntamento/come quando le cose belle accadono” (A moment of being, p.52).

The collection of poems by Nadia Scappini, Come dire dell’amore (Moretti and Vitali, 2019) is like a precious casket that surprises and gratifies down to the last gem.
I am not a poet and it is not easy for me to let myself be captured by writing in verse, when this happens it is because in my eyes the words are transformed into images and the images into deep emotions that I always have a lot of modesty and difficulty in revealing. This collection has managed to make me feel these emotions in almost all the poems contained therein.
There is a path in these poems, but it is not a one-way path, on the contrary, in addition to bringing back “home”, the emotions and above all the reflections that reading aroused in me, have perhaps opened new paths viable for that search of being and essence that characterizes me so much in writing as in my readings.
This means that, as the author writes in one of her poems, “one must begin to repair the words” (Baillame, p.13, and she succeeds, or at least offers an opportunity to do so. do not cancel them, but start using them again and using them well. A precious and accurate mending, not a stripping of the word and an improper use since all the alibis behind which we try to hide are not sufficient safeguards to protect us from our own inability to seek the truth Nadia Scappini, in fact, writes “in the alibi of our disappointment / we fall hurting ourselves” (Alibi, p. 44), fiction and self-justification do not satisfy the search for truth and meaning, but they amplify the emptiness of the absence.
Yet, in love as in any relationship, one must learn to forgive and forgive, knowing full well that “forgiving is not a trivial matter” (Perdonarsi, p.49), does not mean canceling, but knowing how to offer a gift, as a gift.
Here, there are many food for thought that can be grasped in these verses that are transformed into words that whisper of new hopes, despite and thanks to the pain, the disappointment, the lack, the distance. These are words that invite you to reread reality and reread yourself to go back to meeting like this, “without an appointment / as when good things happen” (A moment of being, p.52).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.