Be Attentive and Respectful

I have never opposed freedom of opinion, nor have I ever hindered and blocked thoughts that did not correspond to mine, as long as these did not harm the life of the other, since, in the name of one’s freedom, one must never become a danger to the life of others. In these cases something called “conscience” intervenes and which many often overlook.
Conscience empowers the other. Conscience does not forbid having my opinions, but it does prevent them from hindering the freedom of the other to take care of one’s life in a different way from what we suppose or assume. Conscience is not a limitation of one’s freedom, but respect for that of the other and does not imply a deviation from one’s own ideas, but the concrete perception of those of the other and their respect.
I am not here to discuss the modalities and reality of the denial dissent against the precautions of Covid19, but on the fact that not even the deniers can afford to underestimate the attention and respect for those who think differently. Being deniers or mneo implies a strong dose of intelligence that makes it possible to honor and respect other thoughts. If one is a denier, this does not mean that one should feel authorized to put the lives of those who, on the other hand, believe that certain rules and precautions can help to face and overcome the epidemic and its second possible wave in greater safety.
Here, intelligence would be enough to quell the desire for continuous mutual aversion that seems more the result of a propaganda that instigates hatred than one that seeks to bring peace by allowing a greater understanding of the phenomenon. It would be enough to take care and respect for the other. If you are a denier, no one wants to convince otherwise, but have respect and care for those who, on the other hand, think differently from direct or indirect experience, from competence or for any other reason
I am among the frail, among those that medicine considers people at risk, not so much for age, but for my heart disease. I must say that today I felt safer during the lockdown period and that I never thought I could say such a thing. I remember the anxiety that the empty streets put in me, the endless queues outside the supermarkets, the private silence of the voices of the children who went to school or that, evening and party-goer, of the young people in the squares who enjoyed themselves by exaggerating even more than a little. ‘. Yet, now I feel really at risk, because the movement that I would not want to stop is not practiced with respect and awareness of oneself or of the other. I do not wish or desire a new stressful lockdown, but I expect each one to assume his responsibilities towards the other, young and old, competent and not competent, politicians and non-politicians, deniers and non-deniers.
You see, saying that today the problem of the spread of the virus is the houses, neither consoles nor solves. We know well that the virus is “moved” into the home by those who, careless, have forgotten the darkest days, by those who to go to school or work are forced to use super crowded vehicles where no social distancing is possible, from those who deny on principle or out of simple indifference raise themselves to executioners of the case regardless of those who, at home, are more fragile and are at the mercy of subtle and indifferent ignorance.
My fragility, then, like so many others, turns into weakness. A weakness not seen and neglected by those who believe they are omnipotent, but in their delirium they forget the most important thing: those fragile people are people who belong to us, who share our destiny, who are part of our own life. My fragility, then, becomes an indictment against those who are incapable of being responsible and, while retaining their different opinions, are unable to take the right positions and decisions so that even the most fragile of us can be safeguarded.
Opinions don’t matter when life is at stake, what matters is only life. Don’t forget it.

Non mi sono mai opposta alla libertà di opinione né ho mai intralciato e ostacolato pensieri che non corrispondessero al mio, purché questi non ledessero la vita dell’altro, poichè, in nome della propria libertà, non si deve mai diventare un pericolo per la vita degli altri. In questi casi interviene una cosa che si chiama “coscienza” e che spesso molti trascurano.
La coscienza responsabilizza verso l’altro. La coscienza non vieta di avere le proprie opinioni, ma impedisce che esse intralcino la libertà dell’altro di prendersi cura della propria vita in maniera diversa da quella che supponiamo o presupponiamo noi. La coscienza non è una limitazione della propria libertà, ma il rispetto di quella dell’altro e non implica una deviazione dalle proprie idee, ma la percezione concreta di quelle dell’altro e il loro rispetto.
Non sto qui a disquisire sulle modalità e sulla realtà del dissenso negazionista contro le precauzioni del Covid19, ma sul fatto che neanche i negazionisti possono permettersi di sottovalutare l’attenzione e il rispetto per chi la pensa diversamente. Essere negazionisti o meno implica una forte dose di intelligenza che renda in grado di onorare e rispettare il pensiero altro. Se si è negazionisti, non per questo ci si deve sentire autorizzati a mettere a rischio la vita di chi, invece, crede che certe norme e precauzioni possano aiutare ad affrontare e superare in maggiore sicurezza l’epidemia e la sua seconda possibile ondata.
Ecco, l’intelligenza basterebbe per sedare il desiderio di continua avversione reciproca che sembra più frutto di una propaganda che istighi all’odio che a una che cerchi di mettere pace consentendo una maggiore comprensione del fenomeno. Basterebbe avere cura e rispetto dell’altro. Se si è negazionisti, nessuno vuole convincere del contrario, ma abbiate rispetto e cura di chi, invece, la pensa diversamente per esperienza diretta o indiretta, per competenza o per qualsiasi altra ragione.
Io sono tra i fragili, tra quelli che la medicina considera persone a rischio, non tanto per l’età, ma per la mia patologia cardiaca. Devo dire che, oggi, mi sentivo più sicura nel periodo del lockdown e che mai avrei pensato di poter affermare una cosa del genere. Ricordo l’ansia che mi mettevano le strade vuote, le file interminabili fuori ai supermercati, il silenzio privato della voce dei ragazzi che andavano a scuola o di quello, serale e festaiolo, dei giovani nelle piazze che si divertivano esagerando anche più di un po’. Eppure, ora mi sento davvero a rischio, perché il movimento che non vorrei smettesse non è praticato con il rispetto e la consapevolezza di sé né dell’altro. Non auguro né desidero un nuovo stressante lockdown, ma pretendo che ciascuno assuma le sue responsabilità verso l’altro, giovani e adulti, competenti e non competenti, politici e non politici, negazionisti e non negazionisti.
Vedete, dire che oggi il problema della diffusione del virus sono le case, non consola né risolve. Sappiamo bene che il virus viene “traslocato” in casa da coloro che, poco attenti, hanno dimenticato i giorni più bui, da coloro che per recarsi a scuola o al lavoro sono costretti a usare mezzi super affollati dove nessun distanziamento sociale è possibile, da coloro che negando per principio o per semplice menefreghismo si elevano a giustizieri del caso incuranti di chi, a casa, è più fragile ed è alla mercé dell’ignoranza subdola e indifferente.
La mia fragilità, allora, come di tantissimi altri, si trasforma in debolezza. Una debolezza non vista e trascurata da chi crede di essere onnipotente, ma nel suo delirio dimentica la cosa più importante: quelle persone fragili sono persone che ci appartengono, che dividono il nostro destino, che sono parte della nostra stessa vita. La mia fragilità, allora, diventa un atto di accusa contro chi è incapace di essere responsabile e, pur conservando le proprie differenti opnioni, è inabile a prendere le posizioni e decisioni giuste affinché anche noi più fragili si possa essere salvaguardati.
Non importano le opinioni quando la vita è in gioco, ciò che conta è solo la vita. Non dimenticatelo.

Un pensiero su “Be Attentive and Respectful

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.