Studying Thoroughly

There was a time, many years ago, when studying was a burden to me, but not because I didn’t like it, on the contrary, but because I didn’t like how I was told to study. I, a rebellious spirit and curious to know the amazement of things I did not know, needed to seek the meaning of things, to understand, to deepen, to discover new horizons and restore old abandoned and obsolete roads. Unfortunately, this was not what I was offered, but only to swallow information after information without having time to make up my mind, to reconstruct a thread and trace a direction.
Over time I have learned to choose, to research, to identify in the narratives of time and times not the answers, but the questions to which every human being could have access if only he deconstructed standardized knowledge and replaced them with the culture that is in continuous evolution and remains itself in free and autonomous research as in total listening to the life that unfolds in the multiple existences of which it speaks.
Today, uninterruptedly, I continue to read, to study, to search everywhere, in strong voices as in fragile ones, the possibility of a hope that is built on the life and meaning of people and not on the things they take possession of and give more to value than to themselves.
Studying, reading, writing, then, became “a single action and an action single” in the sense that the form of being springs from the research on being and the result of this research is always and necessarily the total integrity of human person who reveals himself as a part of the whole precisely when he proclaims his own uniqueness.
I don’t think I will ever be able to stop studying because it is through and thanks to knowledge that I recognize the uniqueness of stories and people and find myself part of a whole that cannot be generalized, but which is built on the truth of each individual.
An invitation, a suggestion to follow this route in the discovery of one’s own dimension and role in time, since only in deep knowledge does life find its voice.

C’è stato un tempo, molti anni fa, in cui studiare mi era di peso, ma non perché non mi piacesse, anzi, ma perché non gradivo come mi si diceva di studiare. Io, spirito ribelle e curioso di conoscere lo stupore delle cose che non conoscevo, avevo bisogno di ricercare il senso delle cose, di comprendere, approfondire, di scoprire nuovi orizzonti e restaurare vecchie strade abbandonate e desuete. Purtroppo, non era questo ciò che mi era offerto, ma solo di ingoiare informazioni su informazioni senza che avessi il tempo di farmene una ragione, di ricostruire un filo e tracciare una direzione.
Con il tempo ho imparato a scegliere, a ricercare, a individuare nelle narrazioni del tempo e dei tempi non le risposte, ma le domande alle quali ogni essere umano potrebbe avere accesso se soltanto decostruisse i saperi standardizzati e li sostituisse con la cultura che è in continua evoluzione e resta essa stessa in ricerca libera e autonoma in quanto in ascolto totale della vita che si dipana nelle esistenze molteplici di cui si fa voce.
Oggi, ininterrottamente, continuo a leggere, a studiare, a cercare ovunque, nelle voci forti come in quelle fragili, la possibilità di una speranza che si costruisce sulla vita e il senso delle persone e non sulle cose di cui si impossessano e cui danno più valore che a se stesse.
Studiare, leggere, scrivere è diventata, allora, “un’unica azione e un’azione unica” nel senso che la forma dell’essere scaturisce dalla ricerca sull’essere e il risultato di tale ricerca è sempre e per forza la totale integrità della persona umana che si rivela una parte del tutto proprio quando proclama la propria unicità.
Non credo che potrò mai smettere di studiare poiché è attraverso e grazie la conoscenza che riconosco l’unicità delle storie e delle persone e ritrovo me stessa parte di un tutto che non si può generalizzare, ma che è costruito sulla verità di ciascun singolo.
Un invito, un suggerimento, a seguire questa rotta nella scoperta della propria dimensione e del proprio ruolo nel tempo, poiché solo nella conoscenza profonda la vita trova la sua voce.

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