Adolescence

Adolescence has always been a difficult period of transition from one age to another, both in and out. The passage from childhood to adolescence is, in fact, studded with physical and psychological changes that determine the progressive detachment from the world of stable affections (especially the bond with the mother) to get closer to the unknown world that everyone was for himself. The transition from adolescence to adulthood is marked by the urgency of responsibility in the awareness that the choices that are made no longer concern only oneself, but the whole panorama of people and situations that exist beyond oneself. In between, between childhood and adulthood, is adolescence.
Often lived with dismay, another with regret, another with fear, adolescence is that inevitable time that can free our essence, or unfortunately, make us prisoners without allowing us to discover the new, to grow (not only physically which is inevitable) . It has always been like this, adolescence is a complex period that opens or closes in on itself; in fact, there are not a few. cases of young men or women who live a life “as if they were adults”, but who remain anchored to that adolescence that they are afraid of abandoning and which often makes them bad teachers.
Adolescence has always been the time of discovery, of gambling, of putting oneself to the test … yet it was also the time of waiting, of the desire to speed up times, to unleash the reins and build one’s own route, despite the fears, the falls, the defeats and, indeed, thanks to these, since it is in the imperfection that the sense of one’s life is built, it is in the disappointments that one learns to discern, it is in the courage to get up and start over that is strengthened the human temper and the discernment of free thought.
It has always been difficult to be a teenager, but today it is even more so, since often the challenges that one face are not those that each one poses to himself to overcome and overcome the limits of his own fears, but those that others decide, insidious and mean , who challenge to play at dying with the perversion of sadists who feel they are men (or women) only in conquering the weakness of others, their fears, their blood.
Thus, the discovery of oneself, for a teenager, is no longer the knowledge of one’s desires and hopes for that future to be built with one’s own hands, but the response to increasingly absurd and bloody challenges, self-harm or violent towards others, to be able to feel the power of one’s courage. Careless who falls into this trap, as what one feels is only the power of coercioners, of those who plagiarize that thought in progress that seeks the dimension of its existence and that often goes out in death. Naive who falls into the trap, but perverse not only those who shape the thinking of adolescents, but also those comrades who are aware, who probably share the same “challenges” and are equally prisoners of them. This is not courage, it is not this “building a direction” it is not this being adolescents, because an adolescent must strive for life and knowledge, not for wounds and death. Courage has no power, courage is recognizing the truth of oneself, knowing how to give opportunities for growth to one’s life, building a direction and a destination that open and not close in on themselves.
Denouncing those who challenge and provoke and instigate them to make senseless gestures for life, this is courage. Asking for help from parents, teachers, educators, people you trust when there is someone who instigates tests of strength, this is courage. Accepting to grow up despite the pain, the sense of inadequacy and incompleteness that all adolescents feel (and which sometimes remains even as adults), this is courage.
All this and whoever induces you to harm yourself to demonstrate your power, is but a sick and sadistic mind that, like a vampire of the spirit, wants to feed on the blood of your new freedom. Beware of it, these “vampires” are nothing but cowards, cowards unable to value their existence who, for this reason, wish to destroy yours. Who is vile, you know, has no tears for himself and steals yours and those of those who love you to feel alive.

L’adolescenza è sempre stata un periodo di difficile passaggio da un’età all’altra sia in entrata che in uscita. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è, infatti, costellato di cambiamenti fisici e psicologici che determinano il progressivo distacco dal mondo degli affetti stabili (soprattutto il legame con la madre) per avvicinarsi al mondo sconosciuto che ciascuno è stato per se stesso. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è segnato dall’impellenza della responsabilità nella consapevolezza che le scelte che si operano non riguardano più solo se stessi, ma tutto il panorama di persone e situazioni che esistono oltre se stessi. Di mezzo, tra l’infanzia e l’età adulta, c’è l’adolescenza.
Vissuta spesso con sgomento, altra con rimpianto, altra ancora con paura, l’adolescenza è quel tempo inevitabile che può liberare la nostra essenza oppure, purtroppo, renderci prigionieri senza consentire di scoprire il nuovo, di crescere (non solo fisicamente che è inevitabile). È sempre stato così, l’adolescenza è un periodo complesso che apre oppure che chiude su se stessi; non sono pochi, infatti, i casi di giovani uomini o donne che vivono una vita “come se fossero adulti”, ma che restano ancorati a quell’adolescenza che hanno paura di abbandonare e che spesso li rende cattivi maestri.
L’adolescenza è sempre stata il periodo delle scoperte, delle scommesse, del mettersi alla prova… eppure è stata anche l’epoca dell’attesa, del desiderio di accelerare i tempi, di sciogliere le briglie e costruire la propria rotta, nonostante i timori, le cadute, le sconfitte e, anzi, proprio grazie a queste, poiché è nell’imperfezione che si costruisce il senso del proprio vivere, è nelle delusioni che si impara a discernere, è nel coraggio di rialzarsi e ricominciare che si rafforza la tempra umana e il discernimento del pensiero libero.
È sempre stato difficile essere adolescenti, ma oggi lo è ancora di più, poichè spesso le sfide che si affrontano non sono quelle che ciascuno pone a se stesso per superarsi e superare i limiti dei propri timori, ma quelle che pongono altri, insidiosi e meschini, che sfidano a giocare a morire con la perversione dei sadici che si sentono uomini (o donne) solo nella conquista della debolezza altrui, delle sue paure, del suo sangue.
Così, la scoperta di sé, per un adolescente, non è più la conoscenza dei propri desideri e delle proprie speranze per quel futuro da costruire con le proprie mani, ma la risposta a sfide sempre più assurde e cruente, autolesonieste o violente verso gli altri per poter provare il potere del proprio coraggio. Incauto chi cade in questa trappola, poichè ciò che si prova è solo il potere dei coercitori, di coloro che plagiano quel pensiero in fieri che cerca la dimensione del proprio esistere e che spesso si spegne nella morte. Ingenuo chi cade nella trappola, ma perverso non solo chi modella il pensiero degli adolescenti, ma anche quei compagni che sono al corrente, che condividono, probabilmente, le stesse “sfide” e di esse sono altrettanto prigionieri. Non è questo il coraggio, non è questo “costruire una direzione”, non è questo essere adolescenti, perché un adolescente deve tendere alla vita e alla conoscenza, non alle ferite e alla morte. Il coraggio non ha potere, il coraggio è riconoscere la verità di se stessi, saper dare opportunità di crescita alla propria vita, costruire una direzione e una destinazione che aprano e non che chiudano su se stessi.
Denunciare chi sfida e provoca e istiga a compiere gesti insensati per la vita, questo è coraggio. Chiedere aiuto ai genitori, docenti, educatori, persone di cui vi fidate quando c’è qualcuno che istiga a prove di forza, questo è coraggio. Accettare di crescere nonostante il dolore, il senso di inadeguatezza e incompiutezza che tutti gli adolescenti provano (e che talvolta permane persino da adulti), questo è coraggio.
Chi induce a farsi del male per dimostrare il proprio potere, non è che una mente malata e sadica che, come un vampiro dello spirito, vuole nutrirsi del sangue della vostra nuova libertà. Diffidatene. Tali “vampiri” non sono che vili, vigliacchi incapaci di dare valore alla propria esistenza e che per questo desiderano distruggere la vostra. Chi è vile, si sa, non ha lacrime per se stesso e ruba le vostre e quelle di chi vi ama per sentirsi vivo.

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