Lillian Hellman: Una donna segreta

Il racconto autobiografico di Lillian Hellman, Una donna segreta (Bookever, 2006) è un racconto breve ma particolarmente intenso e trascinante. Il filo della narrazione è il ruolo della memoria nella costruzione e ricostruzione di un significato alla propria esistenza, ma si tratta di una memoria difficile da ricostruire.
La memoria, infatti, è un tentativo di ricostruire la verità, ma non sempre questo è possibile, poiché l’elaborazione della memoria è spesso intralciata dalla sovrapposizione del tempo, degli eventi, delle persone che ne hanno fatto parte. La memoria, poi, è ostacolata nella sua ricostruzione se influenzata dall’alterazione della realtà dovuta all’uso anche estremo di alcolici.
Così, i personaggi che si presentano e ripresentano in questa narrazione sono essi stessi sottoposti a tale alterazione tanto da essere sempre diversi, irriconoscibili, confusi…persino nella visione della stessa Hellman.
La narrazione, allora, travolge, confonde, dà la sensazione di essere prigionieri di un filo che avvolge con forza, che imbriglia senza che da esso ci si riesca a liberare, senza poter riconoscere il significato delle cose e riuscire a spiegarle.
La lezione, forse, è proprio questa: l’importante non è dare delle spiegazioni, delle risposte alla propria esistenza, ma non smettere mai di “provare” a darle un significato.

Lillian Hellman’s autobiographical tale, Una donna segreta (Bookever, 2006) is a short but particularly intense and compelling tale. The thread of the narrative is the role of memory in the construction and reconstruction of a meaning to one’s existence, but it is a difficult memory to reconstruct.
Memory, in fact, is an attempt to reconstruct the truth, but this is not always possible, since the processing of memory is often hampered by the superimposition of time, events and the people who have been part of it. Memory, then, is hindered in its reconstruction if influenced by the alteration of reality due to even the extreme use of alcohol.
Thus, the characters who present themselves and present themselves in this narrative are themselves subjected to such alteration as to be always different, unrecognizable, confused … even in the vision of Hellman herself.
The narration, then, overwhelms, confuses, gives the feeling of being prisoners of a thread that wraps strongly, that harnesses without being able to free ourselves from it, without being able to recognize the meaning of things and be able to explain them.
The lesson, perhaps, is precisely this: the important thing is not to give explanations, answers to one’s existence, but to never stop “trying” to give it meaning.

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