Giancarlo Siani: Giornalista giornalista

Leggere la raccolta di una parte degli articoli scritti da Giancarlo Siani e contenuta nel libro “Giornalista giornalista”, supplemento de ilMattino di Napoli in occasione dei 35 anni dal suo assassinio, è un’esperienza di intensità e profondità notevoli poiché ha rappresentato l’incontro con uno stile che rende legittimo il titolo della raccolta stessa, giornalista giornalista.
Giancarlo Siani, infatti, è un giornalista giornalista, cioè è un giornalista vero, il che, oggi, pone tante domande e crea una distanza tra chi usa la penna per compiacersi e chi, invece, per testimoniare.
Che cosa significa, allora, essere un giornalista vero? Un giornalista vero è chi, come Giancarlo Siani, pur non avendo ancora ottenuto l’ambito tesserino bordeaux che distingue un giornalista professionista dagli altri (il riconoscimento gli è stato conferito solo quest’anno dopo 35 anni dal suo assassinio), era un giornalista vero. Un giornalista, cioè, che testimoniava la verità, che scendeva tra la gente, che ascoltava e osservava, che sapeva mettere i fatti gli uni dietro gli altri e ricostruire la verità. Non solo, Giancarlo Siani, nella sua ricostruzione dei fatti, di quei fatti che parlano e sono visibili sotto gli occhi di tutti, era in grado di intuire il seguito e lo descriveva con onestà e fedeltà alla verità. Per questo diventò “pericoloso”, per questo fu assassinato senza pietà.
Giancarlo Siani raccontava la verità del quotidiano e lo faceva con uno stile letterario netto, preciso, scevro da vane incursioni nell’altisonanza linguistica. La sua parola, come appare dagli articoli, è una parola attenta e precisa, come una lama di coltello che sappia dove andare a colpire. Il suo era e rimane un giornalismo autentico, pulito, onesto.
È sorprendente, dopo 35 anni dal suo assassinio, rileggere articoli che potrebbero essere stati scritti oggi, con l’aggravante che se quei temi e quelle violazioni sono ancora vive oggi, vuol dire che ben poco si è fatto perché le denunce di Giancarlo Siani e di chi come lui si è fatto carico di denunciare la verità, fossero ascoltate: disoccupazione, droga, connivenze con i poteri camorristici e mafiosi, degrado urbano, rifiuti tossici, abbandono scolastico… e tanti altri. Sono temi che “subiamo” ancora oggi.
Giancarlo Siani, acuto osservatore della realtà e ottimo discernitore tra lecito e illecito, ci ha raccontato storie che fanno ancora parte del nostro complesso quotidiano, per questo leggere le sue parole aiuta a raccogliere informazioni sulla nostra storia, ma, soprattutto, aiuta ad accogliere quel suo invito alla libertà e alla pace che porta alla consapevolezza e all’auto consapevolezza di essere persone libere che, per questo, hanno il dovere di fare delle scelte.
Giancarlo Siani era davvero un “cronista scalzo“, uno di quelli che si immergevano nel quotidiano, ne accoglievano la lezione e provavano a trarne le conseguenze positive, perché si può essere onesti. Questa la sua lezione di umiltà oltre che di professionalità, vivere pienamente la testimonianza della propria scelta fino all’ultimo respiro affinchè si possa essere eroi dell’ordinario, cioè persone capaci di rendere straordinario l’ordinario attraverso l’onestà della testimonianza che si incarna nel quotidiano complesso di un vita civile che, spesso, sembra voler rifiutare l’onestà.

Reading the collection of some of the articles written by Giancarlo Siani and contained in the book “Giornalista giornalista”, supplement of ilMattino di Napoli on the occasion of the 35th anniversary of his assassination, is an experience of considerable intensity and depth as it represented the encounter with a style that makes the title of the collection legitimate, Giornalista giornalista”.
Giancarlo Siani, in fact, is a journalist journalist, that is, he is a real journalist, who, today, asks many questions and creates a distance between those who use the pen to please themselves and those who, instead, to testify.
What, then, does it mean to be a real journalist? A real journalist is someone who, like Giancarlo Siani, despite not having yet obtained the coveted burgundy badge that distinguishes a professional journalist from others (the recognition was conferred only this year after 35 years after his murder), was a real journalist. A journalist, that is, who testified to the truth, who went down among the people, who listened and observed, who knew how to put the facts one after the other and reconstruct the truth; not only that, Giancarlo Siani, in his reconstruction of the facts, of those facts that speak and are visible under the eyes of all, was able to guess what followed and described it with honesty and fidelity to the truth. For this he became “dangerous“, for this he was murdered without mercy.
Giancarlo Siani told the truth of everyday life and did it with a clear, precise literary style, free from vain forays into linguistic high-sounding. His word, as it appears from the articles, is a careful and precise word, like a knife blade that knows where to strike. His was and remains authentic, clean, honest journalism.
It is surprising, 35 years after his assassination, to reread articles that may have been written today, with the aggravating circumstance that if those issues and violations are still alive today, it means that very little has been done because the complaints of Giancarlo Siani and of those like him who took charge of denouncing the truth, have been heard: unemployment, drugs, connivance with the Camorra and mafia powers, urban decay, toxic laughter, solastic abandonment … and many others. These are themes that we still “suffer” today.
Giancarlo Siani, keen observer of reality and excellent discerner between lawful and illegal, told us stories that are still part of our daily complex, so reading his words helps to gather information about our history, but, above all, it helps to welcome that his invitation to freedom and peace that leads to the awareness and self-awareness of being free people who, for this reason, have the duty to make choices.
Giancarlo Siani was truly a “barefoot reporter“, one of those who immersed themselves in everyday life, accepted the lesson and tried to draw the positive consequences, because you can be honest. This is his lesson of humility as well as professionalism, to fully live the testimony of one’s choice until the last breath so that one can be heroes of the ordinary, that is, people capable of making the ordinary extraordinary through the honesty of the testimony that is embodied. in the often complex daily life of a civilized life that often seems to want to reject honesty.

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