Storm

There’s a storm out there bending the trees as the wind screams all its grudge. There is a storm even in those lonely hearts tired of the injustices that seem to have no end and of the wickedness that reaches ever lower levels with no possibility of redemption for those fragile souls trampled and forgotten.
You find yourself, then, talking, searching, dreaming, imagining the possibility of peace and the opportunity for forgiveness while around you the most of you dedicate their time to accumulate emptiness through objects or a visibility that will never be able to satisfy the transience of one’s heart.
That storm, all around you, is not a sign that something moves and changes, but just that something accumulates and suffocates, just like those piles of paper and dirt dragged along an empty road that the wind accumulates in the corners of the sidewalks .
Soon, in the light of day, someone will trample that filth without any thought of being its cause and origin. Others will try to avoid it by trying, like every day, not to get involved in what is happening because what matters is that unbridled and individualistic self that does not care for others if not for themselves. Only a few, perhaps, will notice that filth and with tired hands they will try to put everything back in its place certain that in the next storm everything will only start again.
I understand, then, the angry scream of that wind that blows and drags in his invisible soul the pain and loneliness of those who still run and live alone.

C’è una tempesta là fuori che piega gli alberi mentre il vento urla tutto il suo rancore. C’è una tempesta anche in quei cuori solitari stanchi delle ingiustizie che sembrano non avere fine e della malvagità che raggiunge livelli sempre più infimi senza possibilità di riscatto per quelle anime fragili calpestate e dimenticate.
Ti ritrovi, allora, a parlare, a cercare, a sognare, a immaginare la possibilità di una pace e l’occasione di un perdono mentre intorno a te la maggior parte dedica il tempo ad accumulare il vuoto attraverso oggetti o visibilità che mai potranno soddisfare la caducità del proprio cuore.
Quella tempesta, tutt’attorno a te, non è il segno che qualcosa si muove e cambia, ma solo che qualcosa si accumula e soffoca, proprio come quei cumuli di carta e sporcizia trascinati lungo una strada vuota che il vento accumula negli angoli dei marciapiedi.
Tra poco, alla luce del giorno, qualcuno calpestarà quel lordume senza farsi pensiero alcuno di esserne causa e origine. Altri, proveranno a scansarlo tentando, come ogni giorno, di non lasciarsi convolgere da ciò che accade perché ciò che conta è quel proprio io sfrenato e individualista che non ha cura di altri se non di sé stessi. Solo pochi, forse, si accorgeranno di quel lordume e con le mani stanche proveranno a rimettere ogni cosa al suo posto certi che alla prossima tempesta tutto non potrà che ricominciare.
Comprendo, allora, l’urlo rabbioso di quel vento che soffia e trascina nella sua anima invisibile il dolore e la solitudine di chi, ancora, corre e vive solo.

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