Sometimes…

Sometimes you would like not to see what you see, not to feel what you feel and even be able to perceive in a different way the emptiness from which you feel that our time is surrounded. So, you invent a story, you take advantage of that feeling of emptiness to try to imagine the yourself that you are in a different dimension, you start speaking another of the languages ​​you know and in them you hope to be able to find the dialogue that you missed in your original one.
Sometimes it works. Your world, then, takes the rhythm of a different cadence, a tone or an inflection of the voice in which tenderness is no longer an ephemeral drawing on the seashore, but the true and truthful reality of a possibility of existence into which not the worries but the abuses disappear, not the injustices but the revenge.
You breathe, then, the scent of the awareness that not everything is easy, but you feel that fighting to change evil for good is a possible choice.
Other times, however, the language you choose to speak is harder, almost harsh, and your own words that reach your ears are full of regret and sadness. You realize, then, that reality, your own reality, is something you always carry with you and that it makes no sense to take it elsewhere and try to hide your own melancholy because it accompanies you, it is part of you, whatever language you decide to live.
The reality of your life is not a possible dream, but a buildable present in your time, in your space, in your space of time.
Back then, with my feet on the ground, between the hardships that worry me and the obstacles that I can meet.
I was born free and a warrior, I don’t give up and I don’t stop expressing my dissent.

Qualche volta vorresti non vedere quello che vedi, non sentire quello che senti e riuscire persino a percepire in maniera diversa il vuoto dal quale senti che il nostro tempo è circondato. Allora, inventi una storia, approfitti della sensazione di vuoto per provare a immaginare il te stesso che sei in una dimensione diversa, cominci a parlare un’altra delle lingue che conosci e in esse speri di riuscire a trovare il dialogo che ti è mancato in quella tua originaria.
Talvolta funziona. Il tuo mondo, allora, prende il ritmo di una cadenza diversa, di un tono o un’inflessione della voce nei quali la tenerezza non è più un effimero disegno sulla riva del mare, ma la realtà vera e veritiera di una possibilità di esistenza in cui spariscano non gli affanni ma i soprusi, non le ingiustizie ma le vendette.
Respiri, allora, il profumo della consapevolezza del fatto che non tutto è facile, ma senti che lottare per cambiare il male in bene è una scelta possibile.
Altre volte, invece, la lingua che scegli di parlare è più dura, quasi aspra, e le tue stesse parole che arrivano alle tue orecchie sono piene di rammarico e tristezza. Ti accorgi, allora, che la realtà, la tua realtà, la porti sempre con te e che non ha senso portare altrove e tentare di nascondere la tua malinconia poiché essa ti accompagna, è parte di te, qualsiasi la lingua tu decida di vivere.
La realtà della tua vita, non è un sogno possibile, ma un presente edificabile nel tuo tempo, nel tuo spazio, nel tuo spazio di tempo.
Ritorno, allora, con i piedi per terra, tra le durezze che mi affannano e gli ostacoli che mi si presentano.
Sono nata libera e guerriera, non mi arrendo e non smetto di esprimere il mio dissenso.

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