Daphne Du Maurier: La casa sull’estuario

Daphne Du Maurier, con il suo penultimo libro La casa sull’estuario, si confermò come autrice in grado di esplorare realtà e irreale con la medesima passione e la stessa abilità di coinvolgere il lettore al punto da fargli provare che, in qualche modo fantastico, la storia di cui si narra possa riguardarlo direttamente.

La casa sull’estuario (SuperBeat, 2018), si presenta come un romanzo fantastico, ma con una forte impronta di mistero accentuata dal viaggio nel tempo che consente al protagonista, Dick, di trasportarsi, non visto e grazie a una droga preparata dall’amico Magnus, nel XIV secolo tra dame, cavalieri e monaci le cui azioni, nefande o gloriose, fanno da controparte alla sua realtà del XX secolo altrettanto pericolosa e piena di dubbi.

Una realtà non particolarmente serena quella di Dick, infatti, in bilico sulla scelta lavorativa come sul luogo in cui vivere (la sua Cornovaglia dove è ambientata la storia, o l’America da cui proviene sua moglie). Anche il rapporto con la moglie, Vita, e i figli di lei, non è un rapporto semplice, anzi, sarà proprio Vita a complicare e rendere più drammatica la sovrapposizione temporale tra passato e presente cui Dick sembra sempre più soggiogato.

L’inizio del romanzo, sebbene scritto con un linguaggio fluido e accattivante, sembra lento. In realtà, tale lentezza corrisponde alla difficoltà di Dick di comprendere che cosa gli stia accadendo e dove potrebbe condurlo l’esperienza temporale cui si sta sottoponendo per aiutare l’esperimento dell’amico Magnus. Via via, infatti, la vicenda diventa più frenetica e serrata tanto da far sembrare che potrebbe verificarsi un passaggio al tempo passato senza che Dick abbia necessità di assumere il preparato chimico.

Riuscirà Dick a riprendere il bandolo temporale della sua vita? Questa è la domanda che comincia a inquietare il lettore e che, fino al termine del romanzo non troverà una risposta certa, ma una serie di finali possibili.

È esattamente come accade nel quotidiano dinanzi a scelte complesse: se si riesce a prendere possesso di ciò che si desidera pienamente, allora, ci sarà una possibilità per proseguire la propria esistenza, altrimenti ogni cosa non potrà che fluttuare nel tempo che ci daremo per comprenderla.

Daphne Du Maurier, with her penultimate book La casa sull’estuario, confirmed herself as an author able to explore reality and the unreal with the same passion and the same ability to involve the reader to the point of making him feel that, in some fantastic way, the story of which it is told can concern him directly.

La casa sull’estuario (SuperBeat, 2018), looks like a fantastic novel, but with a strong imprint of mystery accentuated by the time travel that allows the protagonist, Dick, to transport himself, unseen and thanks to a drug prepared by friend Magnus, in the fourteenth century among ladies, knights and monks whose actions, nefarious or glorious, are the counterpart to his reality of the twentieth century, equally dangerous and full of doubts.

Dick’s reality is not particularly serene, in fact, poised on the choice of work as well as on the place to live (his Cornwall where the story is set, or the America from which his wife comes). Even the relationship with his wife, Vita, and her children, is not a simple relationship, on the contrary, it will be Vita that complicates and makes more dramatic the temporal overlap between past and present to which Dick seems increasingly subjugated.

The beginning of the novel, although written in a fluid and captivating language, seems slow. In reality, this slowness corresponds to Dick’s difficulty in understanding what is happening to him and where the temporal experience he is undergoing to help his friend Magnus’ experiment could lead him. Gradually, in fact, the story becomes more frenetic and close enough to make it seem that a passage to the past time could occur without Dick needing to take the chemical preparation.

Will Dick be able to resume the temporal thread of his life? This is the question that begins to worry the reader and that, until the end of the novel will not find a certain answer, but a series of possible endings.

It is exactly as it happens in everyday life in the face of complex choices: if you manage to take possession of what you fully want, then, there will be a possibility to continue your existence, otherwise everything will only fluctuate in the time that we will give ourselves to understand it.

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