Bystander Effect

You cannot be only a bystander in the life of the others, above all when they are menaced or in danger. The life of the others is a part of my life likewise mine belongs to theirs. Being a bystander means not to have a part not only in other’s life but in your own. As a matter of fact, only sharing experiences and thoughts we could reach what we really miss and lack: humanity.

If we continue to observe the others from a distance, we do not understand their story, we are inclined to judge them, we pretend to be different and obviously better, yet we understand nothing of them. This is not the worst. In fact, the worst is that ignoring them we ignore ourselves although we pretend we don’t. There is such a conjunction between our life and theirs that we look like twins of different embryos who try not to remember the common origin confusing it with a mistake of the nature. Yet, no creature is a mistake. It is the right one in that particular condition and situation. No creature is better of worse than the other, every creature plays its role. How we play it depends on our mind opening and lucidity.

There exists also something that I call bystander effect which demonstrate how dangerous can be the attitude to observe without intervening when and if necessary. To tell the true this sort of ripple effect has been proved by psychologist and sociologist such as Stanley Milgram and Philipe Zimbardo when studying, for example, the ripple effect of lack of ethic in their behavior in presence of violence when ordered by an external authority. What is more important, the experiments seem to ask, to obey the authority or to respect the life? It’s an ethic question, difficult of course, yet one each one should answer if not one definitively, each time the choice takes its shape in front of us.

What is more important, the authority or the conscience? If we obey the authority, the request we have been asked could result a violence or oppression towards someone else; if we follow the ethic of our conscience, we could fall in the guilt of not respecting our role. It is a difficult choice, but one we should do in any case. In my opinion, the ethic conscience is more important than the dictatorial authority.

Today, this dilemma has increased due to the diffusion of the habit to record the episodes of violence not to get evidence of the true, but to acquire visibility through the media. The more the episode is unfortunate, the more we consider its video diffusion an imperative on order we could say ‘I was there‘. This is the reason why we see a round circle of people with their raised hand to record the event to surround the place of the crime. In the middle there are the perpetrators who increase their violence stimulated by the silent crowd and the victim who looks like a poor loser among those gladiators of the modern arena where victims continue to die unjustly.

We cannot be only bystanders, if we do we become partner in crime.

Non puoi essere solo uno spettatore nella vita degli altri, soprattutto quando sono minacciati o in pericolo. La vita degli altri fa parte della mia vita, così come la mia appartiene alla loro. Essere uno spettatore significa non avere una parte non solo nella vita degli altri, ma anche nella propria. È un dato di fatto, solo condividendo esperienze e pensieri potremo raggiungere ciò che veramente ci manca e di cui manchiamo: l’umanità.

Se continuiamo ad osservare gli altri da lontano, non capiamo la loro storia, siamo inclini a giudicarli, facciamo finta di essere diversi e ovviamente migliori, sebbene di loro non capiamo nulla. Questo non è il peggio. In effetti, la cosa peggiore è che ignorandoli ignoriamo noi stessi anche se fingiamo di non farlo. C’è una tale congiunzione tra la nostra vita e la loro che sembriamo gemelli di embrioni diversi che cercano di non ricordare l’origine comune confondendola con un errore della natura. Tuttavia, nessuna creatura è un errore. Ciascuno è quello giusto in quella particolare condizione e situazione. Nessuna creatura è migliore o peggiore dell’altra, ogni creatura gioca il suo ruolo. Il modo in cui lo giochiamo dipende dalla nostra apertura mentale e dalla lucidità.

Esiste anche qualcosa che chiamo effetto da spettatore che dimostra quanto possa essere pericoloso l’atteggiamento di osservare senza intervenire quando e se necessario. A dire il vero questo tipo di effetto a catena è stato dimostrato da psicologi e sociologi come Stanley Milgram e Philipe Zimbardo quando hanno studiato, ad esempio, l’effetto a catena della mancanza di etica nel loro comportamento in presenza di violenza quando ordinato da un’autorità esterna. Cos’è più importante, sembrano chiedere gli esperimenti, obbedire all’autorità o rispettare la vita? È una domanda etica, difficile certo, ma a cui ciascuno dovrebbe rispondere se non in modo definitivo, ogni volta che la scelta prende forma davanti a noi.

Cos’è più importante, l’autorità o la coscienza? Se obbediamo all’autorità, la richiesta che ci è stata richiesta potrebbe sfociare in una violenza o oppressione nei confronti di qualcun altro; se seguiamo l’etica della nostra coscienza, potremmo cadere nella colpa di non rispettare il nostro ruolo. È una scelta difficile, ma dovremmo comunque farla. A mio parere, la coscienza etica è più importante dell’autorità dittatoriale.

Oggi, questo dilemma è aumentato a causa della diffusione dell’abitudine di registrare gli episodi di violenza non per ottenere prove del vero, ma per acquisire visibilità attraverso i media. Più l’episodio è sfortunato, più consideriamo la sua diffusione video un imperativo per poter dire “io c’ero”. Questo è il motivo per cui vediamo un cerchio rotondo di persone con la mano alzata per registrare l’evento per circondare il luogo del crimine. In mezzo ci sono gli autori che aumentano la loro violenza stimolata dalla folla silenziosa e la vittima che sembra un povero perdente tra quei gladiatori dell’arena moderna dove le vittime continuano a morire ingiustamente.

Non possiamo essere solo spettatori, se lo facciamo diventiamo complici del crimine.

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