Nothing Will Change Her Pain

Nothing will change her pain. No hugs, no words, no caresses, no tears will fill the torment of the emptiness of the loss of a child, even more so if this loss is the consequence of violence.
The closeness, the compassion, the attempt to share a pain are nothing but the accompaniment towards a precipice that will never be filled again; a precipice that we will all remain to watch, while she, the mother, will walk it to the end, discovering that perhaps that emptiness never ends and that our tears, however sincere and heartfelt, will not be able to fill it.
It is so, and so it will be.
Our tears are like a stream that flows slowly and thinner and thinner until its own exhaustion or like the calm and flat sea that caresses the shore on a warm and fleeting sunny day in the rainy winter of ever. The tears of a mother who loses a child, moreover, from which they have snatched a child away, are like the waves of the tumultuous sea that erodes the sand, rips it away from the ground to which it clings and drags it into the deep vortex of infinity, modifying it the connotations. A mother’s tears are like violent and capricious waves that beat violently on the rocks and consume them day after day without others perceiving their mutation until they suddenly realize that the increasingly smooth stone no longer exists. .
How many lives are there that change forever as a result of violence? Too many, and they are like the drops of our indifference that dig into the rock the next precipice for the next mother who will cry forever for her child of all ages.
Before, we must intervene; before, we must stop being afraid; before, we must not remain silent in the face of the violence and abuses that we witness in everyday life and in front of which we remain silent. It is good that we are aware that our silence prepares the grave for the innocent neighbor and that our tears, then, will neither change nor fill the sea of ​​loneliness of a mother who mourns her child.

Nulla cambierà il suo dolore. Nessun abbraccio, nessuna parola, nessuna carezza, nessuna lacrima riempiranno lo strazio del vuoto della perdita di un figlio, ancora di più se tale perdita è la conseguenza di una violenza.
La vicinanza, la compassione, il tentativo di condividere un dolore non sono che l’accompagnamento verso un precipizio che non si colmerà mai più; un precipizio che tutti resteremo a guardare, mentre lei, la madre, lo percorrerà fino in fondo scoprendo che, forse, quel vuoto non finisce mai e che non saranno le nostre lacrime, per quanto sincere e accorate, a poterlo riempire.
È così, e così sarà.
Le nostre lacrime sono come un torrente che scorre lento e sempre più sottile fino al suo esaurimento o come il mare calmo e piatto che accarezza la riva in una calda e passeggera giornata di sole nell’inverno piovoso di sempre. Le lacrime di una madre che perde un figlio, di più, cui hanno strappato via un figlio, sono come le onde del mare tumultuoso che erode la sabbia, la strappa via dal suolo cui si aggrappa e la trascina nel vortice profondo dell’infinito modificandone i connotati. Le lacrime di una madre sono come le onde violente e capricciose che sbattono sugli scogli con forza e li consumano giorno dopo giorno senza che altri ne percepiscano la mutazione fino a quando si accorgeranno, all’improvviso, che quella pietra sempre più levigata non esiste più.
Quante sono le vite che cambiano per sempre in seguito alla violenza? Troppe, e sono come le gocce della nostra indifferenza che scavano nella roccia il prossimo precipizio per la prossima madre che piangerà per sempre suo figlio di ogni età.
Prima, bisogna intervenire; prima, bisogna smettere di avere paura; prima, bisogna non tacere dinanzi alle violenze e i soprusi cui assistiamo nel quotidiano e dinanzi ai quali taciamo. È bene che siamo consapevoli che il nostro silenzio prepara la tomba al prossimo innocente e che le nostre lacrime, poi, non cambieranno né colmeranno il mare di solitudine di una madre che piange suo figlio.

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