Heroism versus cowardice

What should be “normality” becomes, today, a heroic act, while violence, hatred, the loss of all restraint and inhibition become the everyday. Truly a sad experience of life and a bad performance on the stage that gathers us as if we were there by chance and that takes away substance even from our dreams.
It happens, then, that a boy named Willy intervenes to help a friend and quell a fight: this should be done, this should be normal. It happens, then, that the cowards take revenge against the boy and beat him to death, literally massacre, because, in fact, the boy dies: this is the abomination that becomes an easy daily reality.
Now, even wanting to disregard the silence of certain politicians who, if the assailants had seen immigrants, would now be shouting their proclamations, but they are silent because they do not care, because the victim is not Italian, but the violent killers do … it is a certain difficulty to overlook this topic, yet, what is the growing model of a society that relegates the role of leadership to physical and verbal strength and power?
Young pumped and swollen, super-equipped with muscles except the most important organ which like a muscle they have to train, the brain, which, evidently, they have forgotten to train, perhaps because so small in their skulls that it is practically disappeared, these young people dictate the rules for being in the world, their world which is neither THE world nor the right one …
Well, which side do we want to be on?
Young people who impose a style through violence and bravado, who have no ideas but lies and bragging rights, who use physical might as a coercive tool, but who are not aware of emotions that go beyond the tense muscles of their clenched fists as inefficient and deficient mind …
Well, which side do we want to be on?
Young people who use words to threaten, the voice to scream and rant, the eyes to challenge, the ears to hear the moans of pain that excite them while the hands and feet are more and more like weapons of war …
Well, which side do we want to be on?
Yes, we have to ask ourselves when we see a boy intervene to defend a partner and also when we see him on the ground trampled and beaten. We have to ask ourselves when, perhaps embarrassed, but who knows, we laugh at certain jokes and do not have the courage to oppose it. We must ask ourselves this when we let our frightened silence be transformed into a witness to hatred and an accomplice to indifference. We must ask ourselves this when fear reduces our trust to zero and transforms the courage of innocence into the victim of any abuse. We need to ask ourselves and be aware that from our answer we will know who we really are.
I ask myself and I choose the innocent power of the powerless, of those who make the ordinary extraordinary, of those who know how to say “call a spade a spade”, of those who do not surrender to indifference and still know express your dissent.

Quella che dovrebbe essere “normalità” diventa, oggi, un atto eroico, mentre la violenza, l’odio, la perdita di ogni freno e inibizione diventano il quotidiano. Davvero una triste esperienza della vita e una pessima interpretazione sul palcoscenico che ci raccoglie come se vi fossimo per caso e che toglie sostanza persino ai nostri sogni.
Accade, allora, che un ragazzo di nome Willy intervenga per aiutare un amico e sedare una rissa: questo si dovrebbe fare, questa dovrebbe essere la normalità. Accade, poi, che i vili si vendicano contro il ragazzo e lo massacrano di botte, letteralmente massacrano, perché, difatti, il ragazzo muore: questo è l’abominio che diventa facile realtà quotidiana.
Ora, volendo persino prescindere dal silenzio di certi politici che se ne glia assalitori avessero visto immigrati ora starebbero urlando i loro proclami, ma tacciono perché non gli interessa, perché la vittima non è italiana, ma i violenti assassini sì… volendo anche con una certa difficoltà tralasciare questo argomento, qual è il modello crescente di una società che relega alla forza e al potere fisico e verbale il ruolo di leadership?
Giovani pompati e gonfiati, super accessoriati di muscoli tranne che di quell’organo che bisogna allenare come un muscolo e che è più importante, il cervello, che, evidentemente, hanno dimenticato di allenare, forse perché così piccolo nel loro cranio da essere praticamente sparito, questi giovani dettano le regole per stare al mondo, il loro mondo che non è IL mondo né è quello giusto…
Ecco, da quale parte vogliamo stare?
Giovani che impongono uno stile attraverso la violenza e la spavalderia, che non hanno idee se non la menzogna e la millanteria, che usano la possenza fisica come strumento coercitivo, ma che non sono capci di emozioni che vadano oltre i muscoli tesi dei loro pugni serrati quanto la mente inefficiente e deficitaria…
Ecco, da quale parte vogliamo stare?
Giovani che usano le parole per minacciare, la voce per urlare e inveire, gli occhi per sfidare, le orecchie per sentire i lamenti di dolore che li eccitano mentre le mani e i piedi sono sempre più simili ad armi da guerra…
Ecco, da quale parte vogliamo stare?
Sì, dobbiamo chiedercelo quando vediamo un ragazzo intervenire per difendere un compagno e anche quando lo vediamo a terra calpestato e percosso. Dobbiamo chiedercelo quando, forse in imbarazzo, ma chissà, ridiamo di certe battute e non abbiamo il coraggio di opporci. Dobbiamo chiedercelo quando lasciamo che il nostro silenzio spaventato sia trasformato in testimone dell’odio e complice dell’indifferenza. Dobbiamo chiedercelo quando la paura riduce a zero la nostra fiducia e trasforma il coraggio dell’innocenza in vittima di ogni sopruso. Dobbiamo chiedercelo ed essere consapevoli che dalla nostra risposta sapremo chi siamo davvero.
Io me lo chiedo e scelgo l’innocente potere dei senza potere, di quelli che rendono straordinario l’ordinario, di quelli che sanno dire “pane al pane e vino al vino”, di quelli che non si arrendono all’indifferenza e sanno ancora esprimere il proprio dissenso.

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