Plinio Marotta: L’albero della felicità.

L’albero della felicità (Nulla die, 2016) di Plinio Marotta è un saggio che invita a ripensare al concetto di felicità così come elaborato dalla filosofia e agito dalle persone comuni alla ricerca della propria felicità come se essa scaturisse solo da eventi esterni.

Il percorso dell’autore, che passa dalla filosofia al buddismo alla scienza neurobiologica, sembra tracciare delle linee guida affinché la ricerca della felicità non si esaurisca nell’atto estremo di un realismo ingenuo, ma trovi le proprie radici all’interno di ciascuna persona.

In questo senso, l’immagine dell’albero della felicità mi appare come la più indicativa del significato di una felicità tangibile e reale che nasce dal profondo di sé stessi e, attraverso gli intricati percorsi della vita, riesca a germogliare e non solo a vedere luce, ma ad essere luce.

Come si può pervenire alla felicità? Costruendola.

Come si può costruire felicità? Scolpendo una statua di sé stessi, cioè apportando bellezza e libertà al proprio essere.

Come si può realizzare questa speciale scultura di sé? Migliorando sé stessi, annullando i pregiudizi e i luoghi comuni, bandendo le immagini negative di sé e degli altri.

 La felicità richiede l’armonia dei sensi e della ragione. Dobbiamo accogliere il piacere dei sensi e sintonizzarlo, come il “clavicembalo ben temperato”, con la sorridente eleganza della ragione. Si tratta di un percorso lungo e delicato, ma non impossibile se facilitato dalla capacità di entrare dentro sé stessi e scoprire le parti essenziali grazie alla meditazione.

L’albero della felicità (Nulla die, 2016) di Plinio Marotta non è un libro “immediato”, ma di certo offre spunti per un pensiero che cerchi e sviluppi sintonia e armonia.

L’albero della felicità (Nulla die, 2016)y Plinio Marotta is an essay that invites us to rethink the concept of happiness as developed by philosophy and acted upon by ordinary people in search of their own happiness as if it only arose from external events.

The author’s path, which passes from philosophy to Buddhism to neurobiological science, seems to trace guidelines so that the pursuit of happiness does not end in the extreme act of naive realism, but finds its roots within each person.

In this sense, the image of the tree of happiness appears to me to be the most indicative of the meaning of a tangible and real happiness that arises from the depths of oneself and, through the intricate paths of life, manages to germinate and not only to see light, but to be light.

How can happiness be achieved? Constructing it.

How can you build happiness? By sculpting a statue of oneself, that is, by bringing beauty and freedom to one’s being.

How can this special self-sculpture be made? Improving oneself, eliminating prejudices and clichés, banishing negative images of oneself and others.

Happiness requires harmony of the senses and reason. We must welcome the pleasure of the senses and tune it, like the “well tempered harpsichord”, with the smiling elegance of reason. It is a long and delicate path, but not impossible if facilitated by the ability to go inside oneself and discover the essential parts thanks to meditation.

L’albero della felicità (Nulla die, 2016) by Plinio Marotta is not an “immediate” book, but it certainly offers ideas for a thought that seeks and develops harmony and harmony.

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