We Just Watch

We look at the things that happen around us with indifference as if they didn’t belong to us, as if we were watching a film of which we are neither actors nor directors and of which, in the end, we are not very interested.
We watch and often film a memory that will become “social”, but of which we are not very interested if not in the moment of publication more than the resumption of the squalor of which we have been passive witnesses.
We look at a man or woman who beats her child with excess of “zeal” because we do not know how to give things their name, in this case it is “violence”, because, after all, it is not our business … yet we are watching them and recording them with our super-equipped smart phones. What’s involved, it will be said, it’s not our business! And yet, that man, or that woman, violently beats a child as if he were a dog or, which for us is now the same as a dog as if it were a child. So, the measure of violence is the action to be filmed, not the victim object that receives it, as it is easy to get away from reasons that do not concern us, that we do not want to concern us.
We stand by while a woman sets herself on fire and the only action we know how to perform (except for one chosen one) is to film the secret of that fire that burns to death the living flesh of a woman who dies. Yes, they will be hers! This is the mood that circulates in the total indifference of those who deny the need to be present (but to be present), but do not give up recording the macabre which for a moment will make our video on the first or the most famous and requested and most watched last of social media … until the next video.
We stand by, as if we were indifferent, as if observing without intervening could protect us while authorizing us to leave concrete evidence of so much horror that surrounds us without that, in addition to a filmed exhibition, we know how to act as human beings who relate and intervene and work to suppress risks not only for themselves.
We stand by, convinced to safeguard ourselves, unaware that our indifference and treachery without acumen is the worst wound that can be inflicted on oneself and one’s time.

Restiamo a guardare con indifferenza le cose che ci accadono attorno come se non ci appartenessero, come se stessimo guardando un film di cui non siamo né attori né registi e del quale, in fin dei conti, ci interessa ben poco.
Restiamo a guardare e spesso a filmare una memoria che diventerà “social”, ma della quale non ci interessa molto se non l’attimo della pubblicazione più che della ripresa dello squallore di cui siamo stati testimoni passivi.
Restiamo a guardare un uomo, o una donna, che picchia il suo bambino con eccesso di “zelo” perché non sappiamo dare alle cose il loro nome, nel caso “violenza”, perchè, in fondo, non sono fatti nostri… eppure li stiamo a guardare e a registrare con i nostri super accessoriati smart phone. Che c’entra, si dirà, non sono fatti nostri! Eppure, quell’uomo, o quella donna, picchiano con violenza un bambino come fosse un cane o, il che per noi è ormai lo stesso un cane come se fosse un bambino. Tanto, la misura della violenza è l’azione da filmare, non l’oggetto vittima che la riceve, in quanto è facile estraniarsi da motivi che non ci riguardano, che non vogliamo ci riguardino.
Restiamo a guardare mentre una donna si dà fuoco e l’unica azione che sappiamo compiere (tranne un solo eletto) è quella di filmare il segreto di quel fuoco che arde fino a morte la carne viva di una donna che muore. Già, saranno fatti suoi! Questo l’umore che circola nella totale indifferenza di coloro che rinnegano la necesssità di essere presenti (di farsi presenti), ma non rinunciano a registrare il macabro che per un attimo renderà famoso e richiesto e più guardato il nostro video sul primo o l’ultimo dei social… fino al prossimo video.
Restiamo a guardare, come se fossimo indifferenti, come se l’osservare senza intervenire potesse tutelarci mentre ci autorizza a lasciare prove concrete di tanto orrore che ci circonda senza che, oltre un mosero filmato, sappiamo agire da esseri umani che si relazionano e intervengono e si danno da fare per sopprimere i rischi non solo per se stessi.
Restiamo a guardare, convinti di salvaguardarci, ignari che la nostra indifferenza e slealtà senza acume è la ferita peggiore che si possa infliggere a se stessi e al proprio tempo.

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