Eugenio Borgna: La dignità ferita

Il libro di Eugenio Borgna, La dignità ferita (Feltrinelli, 2015) è un saggio che indubbiamente si ispira a valori umani fondamentali quali il riconoscimento dell’altro in quanto persona e, soprattutto, in quanto persona degna di vita. Si tratta, difatti, di un discorso sulla dignità delle persone, troppo spesso ferita e annullata nella vita quotidiana non solo dalle persone che ci sfiorano ogni giorno, ma anche da quelle persone, come medici e psichiatri, che attraversano per un lasso di tempo la nostra esistenza, ma è un attimo di tempo essenziale nel quale riveliamo le nostre più profonde paure e fragilità.

Ciascuna persona si confronta con due aspetti di sé, l’ombra e la grazia, che risultano come categorie esistenziali nelle quali si riflettono, nell’ordine, la dignità ferita e la dignità recuperata. Di che cosa si parla quando ci si riferisce alla dignità? Di che tipo di dignità parliamo? Ebbene, esiste la dignità in quanto essere umano e la dignità in quanto ruolo in società, così si è espresso Cicerone, e, in termini più moderni, potremmo dire che questo indica l’esistenza di una dignità auto diretta e di una dignità etero diretta. In ogni caso, la dignità è premessa e pratica dei diritti umani. Credo che sia questo un tema fondamentale analizzato dal Borgna nelle molteplici sfaccettature e riferimenti del suo acuto saggio. La dignità, cioè, è parte della persona; ferirla o non riconoscerla significa non rispettare la persona umana sia nella sua espressione personale che in quella sociale.

Che cosa spinge a non riconoscere la dignità dell’altro? Il pregiudizio individuale e/o collettivo la cui principale conseguenza è la discriminazione. Il pregiudizio ferisce la dignità di ogni persona, ancora di più se persone fragili e incapaci di difendersi dallo sguardo altrui che nega la loro dignità di persone. Alla radice del pregiudizio c’è il disprezzo e l’indifferenza verso le persone che non sono come noi, che non sono noi. Una drammatica realtà, tuttora presente in tanti aspetti e settori del nostro vivere.

Il Borgna conduce una riflessione molto attenta sulla relazione tra pazienti psichiatrici e medici e asserisce che la medicina moderna che estremizza l’uso della tecnologia rischia di ledere la dignità del paziente in quanto l’attenzione è catalizzata dalle strumentazioni e non dal paziente in quanto persona e in quanto dignità. Per questa mancanza, il medico deve imparare a chiedere perdono, soprattutto lo psichiatra la cui relazione può essere mediata dalle strumentazioni ma mai deve trascendere dalla relazione umana.

Dice il Borgna che esiste l’analisi della malattia, ma anche l’etica della malattia. Difatti, ciò che sconvolge il paziente come anche qualsiasi essere umano, è l’attesa (nel senso di aspettare) e le attese (nel senso di aspettative) di quello che sarà dopo, quell’ignoto che sgomenta e dal quale spesso si sente il bisogno di difendersi.

L’ignoto è dovunque ed è esso stesso attesa e aspettativa di quello che sarà; d’altra parte, l’ignoto, o meglio la paura dell’ignoto, si presenta sotto forma di nostalgia per ciò che è già stato e che in ogni caso per il suo essere noto, offre sicurezza, anche se si tratta di un passato difficoltoso e drammatico.

Rispettare la dignità significa salvare la persona. Si rispetta la dignità scegliendo l’uso della gentilezza come forma di vita, poiché la gentilezza è un ponte, un legame, un’occasione di riscatto e di incontro. La gentilezza, infatti, facilita la relazione e, in tal modo, è mediatrice di conoscenza, di reciproca conoscenza.

Anche la mitezza è un’esperienza umana che apre all’altro, che opera riconciliazione e che riconosce la dignità della persona. Il sorriso, allora, diventa forma di trascendenza capace di trasformare il silenzio e le lacrime in dono di vita e di amore.

Come sempre negli scritti di Eugenio Borgna, e anche La dignità ferita (Feltrinelli, 2015) non tradisce le aspettative, grande spazio è dato alla letteratura, alla filosofia e alla storia, un completamento necessario e utile per imparare a leggere la persona nella sua interezza e totalità.

Eugenio Borgna’s book, La dignità ferita (Feltrinelli, 2015) is an essay that undoubtedly draws inspiration from fundamental human values ​​such as the recognition of the other as a person and, above all, as a person worthy of life. It is, in fact, a discourse on the dignity of people, too often wounded and canceled in daily life not only by the people who touch us every day, but also by those people, such as doctors and psychiatrists, who pass through our existence, but it is a moment of essential time in which we reveal our deepest fears and frailties.

Each person is confronted with two aspects of himself, shadow and grace, which result as existential categories in which the injured dignity and the recovered dignity are reflected in order. What do we talk about when we refer to dignity? What kind of dignity are we talking about? Well, there is dignity as a human being and dignity as a role in society, as Cicero expressed himself, and, in more modern terms, we could say that this indicates the existence of a self-directed dignity and a other-directed dignity . In any case, dignity is the premise and practice of human rights. I believe that this is a fundamental theme analyzed by Borgna in the many facets and references of his acute essay. That is, dignity is part of the person; hurting or not recognizing it means not respecting the human person both in his personal and social expression.

What does push you not to recognize the dignity of the other? Individual and / or collective prejudice whose main consequence is discrimination. Prejudice hurts the dignity of each person, even more so if people who are fragile and unable to defend themselves from the gaze of others who deny their dignity as persons. At the root of prejudice is contempt and indifference towards people who are not like us, who are not us. A dramatic reality, still present in many aspects and sectors of our life.

Borgna conducts a very careful reflection on the relationship between psychiatric patients and doctors and asserts that modern medicine that takes the use of technology to the extreme risks damaging the dignity of the patient as attention is catalyzed by the instruments and not by the patient as a person. and as dignity. For this lack, the doctor must learn to ask for forgiveness, especially the psychiatrist whose relationship can be mediated by the instruments but must never transcend the human relationship.

Borgna says that there is an analysis of the disease, but also the ethics of the disease. In fact, what upsets the patient as well as any human being, is the expectation (in the sense of waiting) and the expectations (in the sense of expectations) of what will be next, that unknown that dismayed and from whom the feeling is often felt. need to defend themselves.

The unknown is everywhere and is itself an expectation and expectation of what will be; on the other hand, the unknown, or rather the fear of the unknown, comes in the form of nostalgia for what has already been and which in any case for its being known, offers security, even if it is a past difficult and dramatic.

Respecting dignity means saving the person. Respect for dignity is chosen by choosing the use of kindness as a way of life, since kindness is a bridge, a bond, an opportunity for redemption and meeting. Kindness, in fact, facilitates the relationship and, in this way, mediates knowledge, mutual knowledge.

Meekness is also a human experience that opens up to the other, that works reconciliation and that recognizes the dignity of the person. The smile then becomes a form of transcendence capable of transforming silence and tears into a gift of life and love.

As always in the writings of Eugenio Borgna, and also in La dignità ferita (Feltrinelli, 2015) does not betray expectations, great space is given to literature, philosophy and history, a necessary and useful supplement to learn to read the person in its entirety and totality.

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