In Praise of Truth: Paolo Borsellino

But what are we really looking for? It seems to me that we are somewhat confused, divided between appearing and semblance, forgetting to be as well as to exist. So, together, we mix things of relative importance to things that respond to personal interests, while we abandon the things that are essential, that speak of cooperation and life choices to be conducted together. So we argue over marketing issues and leave the truth about men and women in the dark who have not only given their lives for loyalty and freedom and justice, but to whom life has been torn away so that the possibility of truth did not find space in confusion and did not give prestige to a reality possible according to canons that did not respond to dirty and criminal compromises. This is how days are used, such as this in which the criminal assassination of Paolo Borsellino and his escort occurs, to shed false tears as we close our eyes on many aspects of our “in-civil” life that offend the memory of any right person. Thus, memory becomes a habit and the face of that truth and that justice whose search should never be abandoned, for the past, of course, but also for the present and which, instead, we close in moments of past and celebrated memory that we do not want to follow up for fear of what the truth might reveal to us also about ourselves and for the fear that pursuing the truth implies an active and daily involvement, meticulous and accurate in every moment of one’s concrete life. Freedom and truth are not gifts that fall from heaven, but choices that are built on sacrifice and suffering.

Ma che cosa cerchiamo davvero? Mi sembra che siamo alquanto confusi, divisi tra l’apparire e il sembrare dimenticando di essere oltre che esistere. Così, insieme, mischiamo cose di importanza relativa a cose che rispondono agli interessi personali, mentre abbandoniamo le cose che sono essenziali, che parlano di cooperazione e di scelte di vita da condurre insieme. Così si polemizza su questioni di marketing e si lascia nell’oscurità la verità su uomini e donne che non hanno solo donato la vita per la lealtà e la libertà e la giustizia, ma ai quali la vita è stata strappata affinché la possibilità di verità non trovasse spazio nella confusione e non desse lustro a una realtà possibile secondo canoni che non rispondano a compromessi sporchi e criminali. Così si usano i giorni, come questo in cui ricorre l’assassinio criminale di Borsellino e della sua scorta, per versare lacrime false mentre si chiudono gli occhi su tanti aspetti del nostro vivere “in-civile” che offendono la memoria di qualsiasi persona giusta. Così, la memoria diventa abitudine e si spegne nella vita degli innocenti il volto di quella verità e di quella giustizia la cui ricerca non dovrebbe mai essere abbandonata, per il passato, certo, ma anche per il presente e che, invece, chiudiamo in attimi di memoria trascorsa e celebrata cui non vogliamo dare seguito per paura di quello che la verità potrebbe rivelarci anche di noi stessi e per il timore che perseguire la verità implichi un coinvolgimento attivo e quotidiano, minuzioso e accurato in ogni istante del proprio vivere concreto. La libertà e la verità non sono doni che cadono dal cielo, ma scelte che si costruiscono sul sacrificio e la sofferenza.

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