A Useless Death

Pain, regret is not enough for not being able to do anything to save the lives of two 15 year olds. It is not enough to take the culprit, defeat a network of traffickers, defraud the mafias of the precious commodity with which they smuggle and sell off their lives. It is not enough to stand aside or watch or blame this or the other agent who has not done his part in the life of these boys. It is not enough to look for the faults in the family, at school, among friends … nothing is enough in front of the empty place left by two boys who did not have time to know what life was … they did not give themselves time, because they too, like everyone else, in one way or another, are and are guilty. Because, you see, it’s not just the gesture of selling and peddling that animated the purchase. What was the push to try the void without fear that it could be too much? It is not true that the risks are not known; today, young people are very well informed, schools carry out knowledge and dissemination activities against drugs, alcohol and violence. What animates the challenge against life? What hunger for meaning do these guys have? What is the emptiness of these dead and those who are not, but who are destined for a life of commonplaces that consume and deprive of dignity before life. Because, you see, death is encountered before dying, in the opaque appearance of lifestyles that make us equal to others, which overwhelm all dissent and sink every scruple. We die before we die, in the void of meaning that surrounds us and that makes us slaves to forms without content. Dying before dying is the perverse game of those who have lost or have lost their direction and course towards building themselves as free people. Dying is not the end, it is only the beginning of a race for destruction that does not take into account who dies and who remains to wonder what happened. There are no answers, and it has not simply happened … not by chance, everything that happens is a consequence of the actions or the lack of actions that define the trajectory of each existence that can change in life or shine in the slime residues of a death not lived. Yes, because death is lived and built in choices, while life dies in the unnoticed silence of the innocent fakes and of those who release responsibilities for fear of looking inside and recognizing each other.

Non basta il dolore, il rammarico per non aver potuto fare niente per salvare la vita di due 15enni. Non basta prendere il colpevole, sgominare una rete di trafficanti, defraudare le mafie della preziosa merce con cui contrabbandano e svendono la vita. Non basta farsi da parte o stare a guardare né colpevolizzare questo o l’altro agente che nella vita di questi ragazzi non ha fatto la sua parte. Non basta cercare le colpe in famiglia, a scuola, tra gli amici… nulla basta dinanzi al posto vuoto lasciato da due ragazzi che non hanno avuto il tempo di conoscere che cosa fosse la vita… non si sono dati il tempo, perché anche loro, come tutti, in un modo o nell’altro, sono e siamo colpevoli. Perché, vedete, non è solo il gesto di vendere e spacciare che ha animato l’acquisto. Qual è stata la spinta a provare il vuoto senza timore che potesse essere troppo? Non è vero che non si conoscano i rischi; oggi, i ragazzi sono informatissimi, le scuole fanno attività di conoscenza e divulgazione contro le droghe, l’alcool, la violenza. Che cosa anima la sfida contro la vita? Quale fame di significato hanno questi ragazzi? Qual è il vuoto di questi morti e quelli che non lo sono, ma che si destinano a una vita di luoghi comuni che consumano e privano di dignità prima che di vita. Perché, vedete, la morte si incontra prima di morire, nell’opaca apparenza di stili di vita che ci rendono uguali agli altri, che sommergono ogni dissenso e affossano ogni scrupolo. Si muore prima di morire, nel vuoto di senso che ci avvolge e che ci rende schiavi di forme senza contenuto. Morire prima di morire è il gioco perverso di quanti hanno smarrito o hanno fatto perdere la direzione e la rotta verso la costruzione di sé stessi come persone libere. Morire non è la fine, è solo l’inizio di una gara alla distruzione che non tiene conto di chi muore e di chi resta a domandarsi che cosa sia successo. Non ci sono risposte, e non è semplicemente successo… non per caso, tutto ciò che avviene è conseguenza delle azioni o della mancanza di azioni che definiscono la traiettoria di ciascuna esistenza che può mutarsi in vita o splendere nei residui melmosi di una morte non vissuta. Già, perché la morte si vive e si costruisce nelle scelte, mentre la vita si muore nel silenzio inosservato dei falsi innocenti e di coloro che si scaricano delle responsabilità per paura di guardarsi dentro e riconoscersi.

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