Eugenio Borgna: Le parole che ci salvano

Il saggio di Eugenio Borgna, Le parole che ci salvano (Einaudi, 2017), è una riflessione sull’uso delle parole e sulla percezione che di esse hanno gli altri sopratutto nei momenti più acuti della propria fragilità.

È, infatti, dalla fragilità che bisogna partire per riconoscere il buon uso delle parole, poiché la fragilità non è una condizione rara e inferiore, sebbene spesso siamo portati a credere il contrario, ma è una condizione molto comune nella quale ciascun essere umano si ritrova nel suo quotidiano. Riconoscere la propria fragilità consente di essere di aiuto anche agli altri sia attraverso le parole (intese come suoni), sia anche attraverso il dialogo di ascolto che si sviluppa nel silenzio accorato della condivisione.

Le parole, spiega il Borgna, sono come creature viventi che creano ponti tra le persone. La fragilità consente la mediazione tra le parole, chi le pronuncia e chi le ascolta; nella fragilità, infatti, è insita una speciale sensibilità e dignità che rendono possibile l’affiancamento e l’immedesimazione nella vita dell’altro.

Sono fragili le parole che aiutano a vivere e che spesso si esprimono meglio in silenzio. Non è un paradosso, il silenzio, difatti, è un modo per tacitare tutte quelle parole che stancano perché non esprimono nulla, per questo il silenzio si rivela come la miglior forma di affiancamento e condivisione nel momento del bisogno.

Sono tante le parole fragili del nostro quotidiano: timidezza, gioia, tristezza, speranza, amicizia, malattia, morte volontaria, adolescenza, anzianità, persino la carne è fragile. Sono, queste e altre parole, di fragilità che si trasformano in opportunità di dialogo interiore e interazione profonda nella relazione, qualsiasi relazione, che si basi sulla comunicazione di sé.

La comunicazione, invero, è relazione con sé stessi e con gli altri. «Si comunica con il linguaggio delle parole, con quello del silenzio, e con quello del corpo vivente», specifica Borgna, ma precisa anche che comunicare è anche ascoltare.

Le parole che ci salvano (Einaudi, 2017) di Eugenio Borgna, è un libro che aiuta a riflettere su un tema che spesso viene a mancare nel nostro quotidiano, ma che, invece è essenziale: la responsabilità delle parole. Le parole richiedono responsabilità da parte di chi le pronuncia, perché esse diventano testimonianza in quanto espressione della comunicazione che si fa responsabilità nella relazione.

Eugenio Borgna’s essay, Le parole che ci salvano (Einaudi, 2017), is a reflection on the use of words and on the perception that others have of them, especially in the most acute moments of one’s fragility.

It is, in fact, from fragility that we must start to recognize the good use of words, since fragility is not a rare and inferior condition, although we are often led to believe the opposite, but it is a very common condition in which each human being finds himself in his daily life. Recognizing one’s own frailty also helps others to help both through words (intended as sounds) and also through the listening dialogue that develops in the heartfelt silence of sharing.

Words, explains Borgna, are like living creatures that create bridges between people. Fragility allows mediation between words, those who pronounce them and those who listen to them; in fact, fragility is inherent in a special sensitivity and dignity that make it possible to work alongside and identify with the other’s life.

The words that help to live and that often express themselves better in silence are fragile. It is not a paradox, silence, in fact, is a way to silence all those words that tire because they do not express anything, for this reason silence is revealed as the best form of support and sharing in times of need.

There are many fragile words in our daily lives: shyness, joy, sadness, hope, friendship, illness, voluntary death, adolescence, seniority, even the flesh is fragile. It is these and other words of frailty that are transformed into opportunities for inner dialogue and deep interaction in the relationship, any relationship, which is based on self-communication.

Communication, indeed, is a relationship with oneself and with others. “It communicates with the language of words, with that of silence, and with that of the living body”, specifies Borgna, but also states that communicating is also listening.

Le parole che ci salvano (Einaudi, 2017) by Eugenio Borgna, is a book that helps to reflect on a theme that is often missing in our daily lives, but which, on the other hand, is essential: the responsibility of words. Words require responsibility on the part of those who pronounce them, because they become witness as an expression of the communication that takes responsibility in the relationship.

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