The Titmouse

Since I was a child at home they called me “titmouse”, they sought my joy to relax their tired or nervous faces. I remember that if I lay in silence, everyone worried about recognizing the signs of a disease, and they were never wrong, my static nature was an unequivocal sign. Over time I stopped talking preferring to listen, what was a wild vivacity has turned into what everyone defines as “sweetness that consoles”. I don’t know if it is true, but what I am sure of is that in vivacity as in listening I feel so much tenderness for the life of those who are close to me, even if only momentarily close to me. The strength that I built on the cheerful smile that soothed the soul has now matured in the courage to know how to leave the word to those who wish to tell each other. Sometimes I fear I can no longer speak while more vivid the memory of my not simple experience is made within me, yet I do not regret my silence, because whoever wants to understand, and because sometimes history is not transmitted in words but in attitudes and how to meet. Sometimes I fear that I have become dumb, yet I feel that my story, better, the story of me, passes through the sweetness and welcoming tenderness that does not deny life and does not escape it thanks and in spite of everything. Facts are part of my secret, love is nothing but the unveiling of the strength of love for life that is revealed with mildness. This is my voice, my song, my freedom.

Sin da piccola a casa mi chiamavano “cinciallegra”, cercavano la mia allegria per distendere i volti stanchi o nervosi. Ricordo che se giacevo in silenzio, tutti si preoccupavano riconoscendo i segni di una malattia, e non si sbagliavano mai, la mia staticità era un segno inequivocabile. Con il tempo ho smesso di parlare preferendo ascoltare, quella che era una vivacità scatenata si è trasformata in quella che tutti definiscono come “dolcezza che consola”. Non so se sia vero, ma quello di cui sono sicura è che nella vivacità come nell’ascolto provo tanta tenerezza per la vita di chi mi è accanto, anche se solo momentaneamente accanto. La forza che ho costruito sul sorriso allegro che rasserenava gli animi è ora maturata nel coraggio di saper lasciare la parola a quanti desiderano raccontarsi. Talvolta temo di non saper più parlare mentre più vivido si fa dentro di me il ricordo del mio vissuto non semplice, eppure non mi rammarico del mio silenzio, poiché chi vuole sa comprendere, e perché talvolta la storia non si trasmette nelle parole ma negli atteggiamenti e nelle modalità di incontrarsi. Talvolta temo di essere diventata muta, eppure sento che il mio racconto, meglio, il racconto di me, passa attraverso la dolcezza e la tenerezza accogliente che non rinnega la vita e ad essa non si sottrae grazie e nonostante tutto. I fatti sono parte del mio segreto, l’amore non è che lo svelamento della forza dell’amore per la vita che con mitezza si rivela. Questa è la mia voce, il mio canto, la mia libertà.

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