Diego Fusaro: Antonio Gramsci

Ci sono uomini che, oltre la storia e il tempo, sono dei maestri e dei giganti, per questo è più difficile comprenderne e accoglierne l’eredità; eppure, sono proprio questi uomini che sono stati capaci di guardare più lontano del loro tempo finito quelli cui dovremmo ispirarci per vincere l’inedia del nostro tempo ottuso.

Uno di questi giganti è Antonio Gramsci che nel bel libro di Diego Fusaro, Antonio Gramsci (Feltrinelli, 2015) può farci riflettere sul tempo presente e su quello che sarà.

L’autore, infatti, facendo rivivere la storia e il pensiero di Gramsci, ci offre una lettura della storia e del pensiero di Gramsci dal punto di vista dell’impegno culturale e sociale da promuovere nel nostro tempo.

Il Fusaro riconosce la difficoltà dell’eredità di Antonio Gramsci in un’epoca anti-gramsciana poiché il capitalismo prevale in tutti i settori umani. L’autore indica il 1989 come l’anno dopo il quale la produzione capitalistica è diventata l’unico modo per interpretare la realtà, sebbene con cinismo e avidità, un modo che Gramsci avrebbe certamente definito con la sua espressione cretinismo economico.

Se questa è la nostra attuale condizione, c’è da chiedersi, allora, quale sia e quale possa essere l’attualità del pensiero gramsciano. Gramsci è, come lo definisce il Fusaro, un personaggio noto ma non conosciuto, aggiungendo anche che sia più noto e conosciuto all’estero che in Italia, forse per l’eccesso di esterofilia della cultura italiana in materia di studi filosofici e sociali.

Ereditare Gramsci, invece, significa non solo farsi carico del suo messaggio filosofico e politico, ma anche di testimoniare il suo coraggio e la sua coerenza fino all’ultimo respiro. Questo non significa che Gramsci desiderasse morire, anzi, ma mai avrebbe rinunciato alla sua dignità e al suo pensiero libero capitolando dinanzi al potere di Mussolini. Meglio la prigionia che la rinuncia al proprio pensiero.

L’accettazione della sua condizione di carcerato diviene per Gramsci una specie di «ossessione pedagogica». Gramsci, infatti, impiega la sua condizione come esempio per formare alla coerenza e alla giustizia tutti, la famiglia, gli amici, i compagni, la classe operaia, il popolo stesso. Per Gramsci, infatti, la cultura e la formazione sono il punto nodale dell’esercizio e della pratica della libertà, per questo è contro ogni indifferenza e fatalismo ritenendo ciascuna persona in grado di costruire la propria libertà. In questo senso importante rilievo ha la sua filosofia della prassi, il concetto di egemonia, e la sua particolare attenzione per il ruolo degli intellettuali nella società.

Ripartire da Gramsci significa ripartire dal suo progetto «incompiuto», cioè il sogno desto di un’emancipazione garantita dalla composizione di autocoscienza, cultura e prassi (pensiero, conoscenza, azione).

Il libro di Diego Fusaro, Antonio Gramsci (Feltrinelli, 2015), si conclude con le parole del grande pensatore in una sua lettera del 12 settembre 1927 in cui si legge: «mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio». Credo sia questo il suo lascito, questa la sua eredità.

There are men who, besides history and time, are masters and giants, for this reason it is more difficult to understand and welcome their legacy; yet, it is these men who have been able to look further than their finite time the ones we should be inspired to overcome the starvation of our dull time.

One of these giants is Antonio Gramsci who in Diego Fusaro’s beautiful book, Antonio Gramsci (Feltrinelli, 2015) can make us reflect on the present time and what it will be.

Indeed, by reviving the history and thought of Gramsci, the author offers us a reading of the history and thought of Gramsci from the point of view of the cultural and social commitment to be promoted in our time.

Fusaro recognizes the difficulty of Antonio Gramsci’s legacy in an anti-Gramscian era since capitalism prevails in all human sectors. The author indicates 1989 as the year after which capitalist production became the only way to interpret reality, albeit with cynicism and greed, a way that Gramsci would certainly have defined with his expression economic cretinism.

If this is our current condition, we need to ask ourselves, then, what the current relevance of Gramscian thought is and what it can be. Gramsci is, as Fusaro defines him, a well-known but unknown person, also adding that he is better known and well-known abroad than in Italy, perhaps because of the excess of xenophilia of Italian culture in the field of philosophical and social studies.

Inheriting Gramsci, on the other hand, means not only taking charge of his philosophical and political message, but also of witnessing his courage and consistency right down to the last breath. This does not mean that Gramsci wanted to die, on the contrary, but he would never have renounced his dignity and his free thought capitulating before Mussolini’s power. Better imprisonment than giving up one’s thinking.

Acceptance of his prison status becomes a kind of “pedagogical obsession” for Gramsci. Gramsci, in fact, uses his condition as an example to train everyone, family, friends, comrades, the working class, the people themselves for coherence and justice. For Gramsci, in fact, culture and training are the nodal point of the exercise and practice of freedom, for this reason he is against any indifference and fatalism considering each person capable of building their own freedom. In this sense, a great importance has his philosophy of practice, the concept of hegemony, and his particular attention to the role of intellectuals in society.

Starting from Gramsci means starting from his “unfinished” project, that is, the waking dream of an emancipation guaranteed by the composition of self-awareness, culture and practice (thought, knowledge, action).

Diego Fusaro’s book, Antonio Gramsci (Feltrinelli, 2015), ends with the words of the great thinker in his letter dated September 12, 1927 in which he reads: «I am convinced that even when everything is or seems lost, it is necessary to calmly recover at work, starting from the beginning ». I believe this is his legacy, this is his heredity.

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