How Strange We Are

How strange the human being is, or perhaps more than strange we should say selfish.

When the things that happen do not concern us closely, we are all ready to pronounce our words, to pronounce the solutions, to indicate the culprits. If, however, the things that happen concern us, we forget everything we have enunciated with our vehement vehemence and demand that our selfishness be protected and our indivisualism saved.

How strange we are, unable to have a balance in considering events, but ready to discern our rights from “rights”, that is, from those that apply to everyone.

How much weakness in our thinking and how much inconsistency in our choices; how many vain words and false tears we spend on everything that doesn’t concern us, immediately forgetting the warmth of our compassion when the same things happen to us.

We are still wary of a reality that we do not want to recognize and, that is, that the physical barriers we build are first of all internal barriers and that they will not protect us from our selfishness and from the emptiness to which we entrust our existence.

As a rock we are in placing ourselves above all things with hardness and firmness; yet, we are fragile rocks, brittle and dusty, destined to the consumption of time deprived of a sense.

Come è strano l’essere umano, o forse più che strano bisognerebbe dire egoista.

Quando le cose che accadono non ci riguardano da vicino, siamo tutti pronti a pronunciare le nostre parole, a sentenziare le soluzioni, a indicare i colpevoli. Se, però, le cose che accadono riguardano noi, dimentichiamo tutto quello che abbiamo enunciato con la nostra saccente veemenza e pretendiamo che il nostro egoismo sia tutelato e il nostro indivisualismo salvato.

Come siamo strani, incapaci di avere un equilibrio nella considerazione degli eventi, ma pronti a discernere i nostri diritti dai “diritti”, cioè da quelli che valgano per tutti.

Quanta debolezza nel nostro pensiero e quanta incoerenza nelle nostre scelte; quante parole vane e false lacrime che spendiamo per ogni cosa che non ci riguarda, dimenticando subito il calore della nostra compassione quando le stesse cose capitano a noi.

Ancora diffidenti siamo verso una realtà che non vogliamo riconoscere e, cioè, che le barriere fisiche che costruiamo sono prima di tutto barriere interiori e che esse non ci proteggeranno dal nostro egoismo e dal vuoto cui affidiamo la nostra esistenza.

Come roccia noi siamo nel porre con durezza e fermezza noi stessi al di sopra di ogni cosa; eppure, fragili rocce noi siamo, friabili e polverose, destinate alla consunzione del tempo privato di senso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.