Ian McEwan: Macchine come me

Macchine come me (Einaudi, 2019) di Ian McEwan è molto più di un romanzo, è una risoluta e talvolta misteriosa e persino angosciante occasione per guardare alla realtà in cui viviamo dall’esterno, ma con occhio indagatore preciso e talvolta persino ossessivo.

Si tratta di un romanzo che si potrebbe definire distopico, eppure, di una distopia che non si rivolge a un futuro imprecisato, ma a un tempo già vissuto. È come se la visione della narrazione sovrapponesse realtà futura e contemporanea, come se fosse possibile immaginare vite parallele che spesso si intersecano senza mai incontrarsi e lasciando solo nel punto di intersezione che il tempo reale e quello distopico tradisca la realtà.

Il romanzo, infatti, è ambientato nella Londra del 1982, ma i fatti storici reali di quegli anni e fino a quegli anni, sono diversi da come li abbiamo conosciuti. Alan Turing, per esempio, il matematico noto per aver decriptato i cifrari tedeschi durante la II Guerra Mondiale e che morì suicida nel 1954, non solo è vivo, ma ha anche contribuito alla creazione del primo prototipo di androide. Ancora, John Lennon, assassinato nel 1980, continua a cantare nel gruppo dei Beatles che sono ancora uniti. Oppure, il Regno Unito esce sconfitto nella Guerra delle Falkland, nella quale in realtà fu vincitore.

Viene da chiedersi perché in Macchine come me (Einaudi, 2019), Ian McEwan sovrapponga in maniera evidente eppure sorprendentemente invisibile la realtà e la distopia tanto da rendere persino difficile separarle. Forse, e dico forse, è perché in gioco non è la realtà storica, ma quella etica di una società che non discerne più ciò che ha senso da ciò che non ne ha. È la nostra società quella di cui parla l’autore, una società in cui i principi sono sovvertiti, capovolti; una società in cui gli uomini non riconoscono più il confine tra giustizia e vendetta; una società in cui la semplificazione riduce i valori ai minimi termini e non c’è più continuità tra significato e significante.

Così, i personaggi “umani” di Macchine come me (Einaudi, 2019), Charlie Friend (chissà poi perché proprio friend come cognome a un personaggio che non riesce a costruire relazioni), Miranda (anche questo nome mi ricorda la Miranda di The Tempest di W. Shakespeare, anche lei incapace di non lasciarsi coinvolgere emotivamente, il che la rende più fragile e spesso contraddittoria), dividono il proprio tempo con Adam, l’androide (eppure anche Adamo il primo uomo). È interessante notare che il titolo originale in inglese è Machine Like Me and People Like You, un voler sottolineare la distanza e, probabilmente quell’inversione dei ruoli che vediamo nei personaggi di McEwan proprio come nella realtà storica capovolta e trasformata in cui essi si muovono.

Adam riconosce il valore delle cose perdute, Adam percepisce la distanza tra individualismo ed etica, Adam pone un netto confine tra l’egoismo personale e il valore della relazione, eppure Adam pagherà a caro prezzo il suo essere più umano degli umani.

La letteratura non sarà più in grado di narrare la storia degli uomini. Solo gli haiku (componimenti poetici giapponesi dal XVII secolo -tre versi 5/7/5) potranno coglierne ed esprimerne l’essenza. C’è, difatti, distanza tra scienza e coscienza, solo chi sarà ancora in grado di anteporre la coscienza alla scienza potrà comprendere che cosa sia la vera natura umana.

Un romanzo non facile, la cui difficoltà è forse nel dire molto della nostra società presente e di noi. Lo consiglio.

Macchine come me (Einaudi, 2019) by Ian McEwan is much more than a novel, it is a resolute and sometimes mysterious and even distressing opportunity to look at the reality in which we live from the outside, but with a precise and sometimes even obsessive inquiring eye.

It is a novel that could be called dystopian, yet a dystopia that does not address an unknown future, but a time already lived. It is as if the vision of the narrative superimposed future and contemporary reality as if it were possible to imagine parallel lives that often intersect without ever meeting and leaving only at the intersection point that real and dystopian time betrays reality.

The novel, in fact, is set in London in 1982, but the real historical facts of those years and up to those years are different from how we knew them. Alan Turing, for example, the mathematician known for having decrypted German ciphers during World War II and who committed suicide in 1954, is not only alive, but also contributed to the creation of the first android prototype. Still, John Lennon, assassinated in 1980, continues to sing in the group of the Beatles who are still united. Or, the United Kingdom was defeated in the Falklands War, in which it was actually a winner.

One wonders why in Macchine come me (Einaudi, 2019), Ian McEwan overlaps reality and dystopia in an evident yet surprisingly invisible way so as to make it even difficult to separate them. Perhaps, and I say perhaps, because it is not the historical reality at stake, but the ethical reality of a society that no longer discerns what makes sense from what it has none. Our society is the one of which the author speaks, a society in which the principles are subverted, turned upside down; a society in which men no longer recognize the border between justice and revenge; a society in which simplification reduces values ​​to the minimum terms and there is no longer continuity between meaning and signifier.

Thus, the “human” characters of Macchine come me (Einaudi, 2019), Charlie Friend (who knows why a friend who cannot build relationships as a surname), Miranda (this name also reminds me of The Tempest’s Miranda by W. Shakespeare, also unable to get involved emotionally, which makes her more fragile and often contradictory), they share their time with Adam, the android (yet also Adam the first man). It is interesting to note that the original title in English is Machine Like Me and People Like You, a desire to emphasize the distance and, probably, the inversion of the roles we see in McEwan’s characters just like in the upside down and transformed historical reality in which they move.

Adam recognizes the value of lost things, Adam perceives the distance between individualism and ethics, Adam sets a clear border between personal selfishness and the value of the relationship, yet Adam will pay dearly for his being more human than humans.

Literature will no longer be able to tell the story of men. Only haiku (Japanese poetic compositions from the 17th century – three verses 5/7/5) will be able to grasp and express their essence. In fact, there is a distance between science and consciousness, only those who will still be able to put consciousness before science will be able to understand what true human nature is.

A not easy novel, whose difficulty is perhaps in saying a lot about our present society and us. I suggest its reading.

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