The Upside Down World

What if there were an upside down world? A world where children go to work and parents study, where Sleeping Beauty does not wait for a Prince to wake her up but she is to wake him up, where heterosexuality is the minority, where there are no official religions, where whites are more discriminated than blacks, where every difference is reversed so that those who cry can laugh and those who laugh know what the tears are.
If there really were such a world, would we be better?
No, we would not be, we would show only from another perspective the worst of ourselves and our failed humanity.

In fact, the real problem is not reversing the order of factors or replacing one condition with another. The real point is that every type of discrimination finds its reason to exist in the stupidity, selfishness and mental closure of anyone who practices any form of it.

To surrender to discrimination is to renounce being human, to prevaricate the meaning of life, to deny the values and principles of sharing and collaboration, to deny the existence of freedom, the true, profound one, which is built on respect for the other.

It surprises me and hurts that discrimination is still at the center of post-modern societies, those societies that thanks to science, technology, philosophical knowledge and human knowledge have decreed the fall of every barrier between human beings. Yet, it is easy to rebuild these barriers, to make them even as fortresses that separate one human being from another so that you learn to be afraid of it, to be wary of it, and to unleash the worst instincts that are not “animalistic”, but inhuman because animals do not behave as the “inhuman” does.

Jorit in Naples because black lives matter as well


It offends me so much foolishness and presumption. It offends me because when I relate to a person, while accepting them in their totality, indeed, precisely because I accept their totality, I grasp the essence and the possibility of confronting them by entering into dialogue.


It is not necessary to turn the world upside down, but it is necessary to upset ourselves from within and rediscover the beauty of shared life, the love of being and exist, the harmony of differences thanks to which everyone can express their freedom .

E se esistesse un mondo sottosopra? Un mondo in cui i bambini vanno al lavoro e i genitori studiano, dove la Bella Addormentata non aspetta un principe che la risvegli ma sia lei a svegliarlo, dove l’eterosessualità sia la minoranza, dove non ci siano religioni ufficiali, dove i bianchi siano più discriminati dei neri, dove ogni differenza sia rovesciata in modo che chi piange possa ridere e chi ride conosca il pianto.
Se davvero esistesse un mondo così, saremmo migliori?
No, non lo saremmo, mostreremmo solo da un’altra prospettiva il peggio di noi stessi e della nostra fallita umanità.

Infatti, il vero problema non è invertire l’ordine dei fattori né sostituire una condizione con l’altra. Il vero punto è che ogni tipo di discriminazione trova il suo motivo di esistere nella stupidà, l’egoismo e la chiusura mentale di chiunque ne pratichi qualsiasi sua forma.

Arrendersi alla discriminazione è rinunciare a essere umani, è prevaricare il senso della vita, è negare i valori e i principi della condivisione e collaborazione, è negare l’esistenza della libertà, quella vera, profonda, che si costruisce sul rispetto dell’altro.

Mi sorprende e ferisce che le discriminazioni siano ancora al centro delle società post-moderne, quelle società che grazie alla scienza, alla tecnologia, ai saperi filosofici e alle conoscenze umane hanno decretato la caduta di ogni barriera tra gli esseri umani. Eppure, è facile ricostruire tali barriere, renderle persino come fortezze che separano un essere umano dall’altro affinchè impari ad averne paura, a diffidarne, e a scatenare i peggiori istinti che non sono “animaleschi”, ma disumani perché gli animali non si comportano come i “disumani”.


Mi offende tanta stoltezza e presunzione. Mi offende perchè quando mi relaziono a una persona, pur accogliendola nella propria totalità, anzi, proprio perchè ne accolgo la totalità, ne colgo l’essenza e la possibilità di confrontarmi entrando in dialogo.


Non serve capovolgere il mondo sottosopra, ma è necessario sconvolgere noi stessi dall’interno e riscoprire la bellezza della vita condivisa, l’amore per l’essere e l’esistere, l’armonia delle differenze grazie alle quali ciascuno può esprimere la propria libertà.

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