Eugenio Borgna: Il fiume della vita

La vita e la morte sono una cosa sola, come il fiume e il mare” diceva Khalil Gibran, un’immagine molto bella, simbolo di unione e condivisione, immagine in un tutto unico che si differenzia conservando, però, il gusto dell’origine. Leggendo il libro di Eugenio Borgna, Il fiume della vita. Una storia interiore (Feltrinelli, 2020), è questa la prima immagine che mi è venuta in mente, seguita subito da un’altra di non minore significato e, cioè, la visione di quanto spesso si resti a guardare dalla riva il fiume della propria vita cercando di evitare di esserne parte. Un vissuto non vissuto che dilania la mente e può indurre alla follia.

Eugenio Borgna non è solo un noto psichiatra, ma uno psichiatra che ha svolto la sua professione con tutto sé stesso, consapevole dell’importanza e del valore della condivisione del destino umano, della gioia come della sofferenza, della necessità dell’ascolto e del silenzio come strumenti di comunicazione e approccio alla vita dell’altro. In questo saggio, Il fiume della vita, l’autore percorre la via dell’autobiografia intellettuale per raccontare non solo della sua esperienza medica, ma di quella umana nella relazione con i pazienti ma con la vita nella sua totalità.

È così che diventa di particolare cura e significato la sua analisi sul che cosa sia la memoria e di quale ne sia il fascino visto che la memoria delle persone e delle cose varia con il passare del tempo così come variano le nostre emozioni poiché che afferma Rainer Maria Rilke, non basta avere ricordi ma bisogna saperli dimenticare. Borgna spiega che sebbene non sia possibile tornare indietro, i ricordi sconfinati dell’infanzia, per esempio, diventano linfa vitale per il presente e sprone per immaginare con speranza il futuro; ripensare all’infanzia, infatti, aiuta a capire ciò che siamo diventati.

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza non ha un confine preciso, continua l’analisi l’autore, ed è spesso accompagnato da un evento/ricordo che simboleggia il varco dall’una all’altra pur non essendo l’unico varco reale. I ricordi, suggerisce il Borgna, provocano nostalgia, anche quando sono dolorosi come possono essere i ricordi dell’amicizia tradita, della solitudine, della violenza, dell’indifferenza. Questi ricordi, infatti, pur nella loro negatività, possono indurre a scoprire la gentilezza e la mitezza che restano nella memoria emozionale nonostante la fragilità della persona, poiché sono queste memorie che pongono in dialogo con la propria interiorità e, di conseguenza, con l’identità dell’altro diverso da noi, ma non per questo distante.

L’autore, nel narrare della sua esperienza di psichiatra, afferma che non si può essere psichiatra senza abbandonare la fretta, l’indifferenza e la superficialità verso l’altro e imparare a sviluppare, in primis, la tenerezza e la saggezza che sono riconoscimento di sé e dell’altro. La follia ci avvicina al mistero del dolore e della sventura afferma Borgna, un mistero che può essere affrontato e riconosciuto solo impiegando nella relazione quella che l’autore chiama intelligenza del cuore che consente di vivere il destino dell’altro che sta male come se fosse il nostro destino.

Anche con la chiusura dei manicomi, l’assistenza ai malati continua con la stessa cura e vicinanza umana basandosi sull’attenzione verso l’altro sull’ascolto silenzioso e partecipato. Il Borgna prevede anche che in futuro ci saranno temi aggiuntivi in studio e cura per gli psichiatri, in particolare la paura dell’altro.

Il libro di Eugenio Borgna, Il fiume della vita. Una storia interiore (Feltrinelli, 2020), non è solo l’autobiografia di una psichiatra e intellettuale, ma un’occasione di confronto su temi e modalità di cura che umanizzano la professione psichiatrica e qualsiasi professione abbia relazione con le persone umane.

Life and death are one, like the river and the sea “said Khalil Gibran, a very beautiful image, a symbol of union and sharing, an image in a single whole that differs while retaining the taste of origin. Reading the book by Eugenio Borgna, The river of life. An inner story (Feltrinelli, 2020), this is the first image that came to my mind, immediately followed by another of no less significance and, that is, the vision of how often you stay to watch your own river from the shore life trying to avoid being part of it. An unlived experience that tears the mind and can lead to madness.

Eugenio Borgna is not only a well-known psychiatrist, but a psychiatrist who has carried out his profession with all of himself, aware of the importance and value of sharing human destiny, joy as well as suffering, the need for listening and silence as communication tools and approach to the life of the other. In this essay, The River of Life, the author follows the path of intellectual autobiography to tell not only of his medical experience, but also of human experience in the relationship with patients but with life in its entirety.

This is how his analysis on what memory is and what its charm is, since the memory of people and things changes with the passage of time as well as our emotions vary as Rainer says Maria Rilke, having memories is not enough but you have to know how to forget them. Borgna explains that although it is not possible to go back, the boundless memories of childhood, for example, become lifeblood for the present and spurs to hopefully imagine the future; rethinking childhood, in fact, helps to understand what we have become.

The transition from childhood to adolescence does not have a precise boundary, the author continues the analysis, and is often accompanied by an event / remembrance that symbolizes the passage from one to the other even though it is not the only real passage. Memories, Borgna suggests, cause nostalgia, even when they are as painful as the memories of betrayed friendship, loneliness, violence, indifference can be. These memories, in fact, despite their negativity, can lead us to discover the kindness and meekness that remain in the emotional memory despite the fragility of the person, since it is these memories that place in dialogue with one’s own interiority and, consequently, with the identity of the other different from us, but not for this distant.

The author, in narrating his experience as a psychiatrist, says that one cannot be a psychiatrist without abandoning haste, indifference and superficiality towards the other and learning to develop, first of all, the tenderness and wisdom that are recognition of himself and the other. Madness brings us closer to the mystery of pain and misfortune, says Borgna, a mystery that can be addressed and recognized only by employing in the relationship what the author calls heart intelligence that allows you to live the destiny of the other who is sick as if he were our destiny.

Even with the closure of asylums, assistance to the sick continues with the same human care and closeness based on attention to the other and silent and participatory listening. Borgna also plans that in the future there will be additional topics in the study and care for psychiatrists, in particular the fear of the other.

Eugenio Borgna’s book, The river of life. An inner story (Feltrinelli, 2020), is not only the autobiography of a psychiatrist and intellectual, but an opportunity for discussion on issues and methods of treatment that humanize the psychiatric profession and any profession that has relationships with human people.

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