A Ladder to Heaven

The sky this morning is so clear that I seem to be able to cross it and I wonder where I could get if at this moment I started climbing my ladder to the sky.
Maybe it wouldn’t take me anywhere, but, who knows, I could still look from above and observe in a different way what out of habit over the years we learn to take for granted and which, instead, could take on a new meaning if only we could look at a distance.
Memories, for example, painful or joyful, could only be memories and lose that absolute mark with which they mark the present and foresee the future.
Or, the present, which often appears as an incessant routine in which there is no time for dialogue, but only for running.
Why not, even the future, which we imagine lonely and alone could, instead, hide novelties that we cannot perceive, but which make each one better, not at their own convenience, but better because in relation to those previously silent worlds that we too often leave behind outside the door of our inner house.
I don’t know if there really is that ladder to heaven, and I don’t know if I would ever be able to walk it, but today, in this clear sky I lose myself and dream.

 

Il cielo stamattina è così limpido che mi sembra di poterlo attraversare e mi domando dove potrei arrivare se in questo momento cominciassi ad arrampicarmi sulla mia scala verso il cielo.
Forse non mi porterebbe da nessuna parte, ma, chissà, potrei comunque guardare dall’alto e osservare in modo diverso quello che per abitudine negli anni si impara a dare per scontato e che, invece, potrebbe assumere un significato nuovo se solo si potesse guardare a distanza.
I ricordi, per esempio, dolorosi o gioiosi che siano, potrebbero essere solo ricordi e perdere quel marchio di assoluto con il quale segnano il presente e prevedono il futuro.
Oppure, il presente, che spesso appare come una routine incessante nella quale non c’è tempo per dialogare, ma solo per correre.
Perché no, anche il futuro, che immaginiamo solitario e solo potrebbe, invece, nascondere novità che non si riescono a percepire, ma che rendono ciascuno migliore, non a proprio comodo, ma migliore perché in relazone con quei mondi prima silenziosi che troppo spesso lasciamo fuori l’uscio della nostra casa interiore.
Non so se esiste davvero quella scala verso il cielo, e non so se sarei mai capace di percorrerla, ma oggi, in questo cielo terso mi perdo e sogno.

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