Will We Be Able to Be Free?

We went from deafening silence to the choirs from the balconies, then, suddenly, even those voices that called and chased each other looking for a smile or perhaps, who knows, the certainty of being alive, went out. We have become accustomed to silence, solitude, to telematic relationships, to sharing spaces in the home so that everyone could have a bit of their privacy even in the family. Then, some started to go out again while for others the wait was still long. That bit of freedom narrated by those who had the opportunity to go out from home, could have become like watching a science fiction film, or the yearning for what we felt deprived of and stronger grew the mixed feeling of desire and anxiety about what was outside and which some feared could be foreclosed forever. Yet, just that moment of initial opening seems to have started to bring back the minute hand while the hour hand has remained anchored to its blocked time. Back, yes, dragging the need for community and the desire to be part of it into the usual deception. As the news about the pandemic diminished, or as it was pronounced in a lesser tone, the distraction towards the other began to grow. News of the failure of human awareness and the unstoppable race towards the “frustration” of feelings and respect for each other have increased. The division of spaces in respect of each person’s private life is likely to turn into a ban on respect for the person in order to still allow the privileges of the individual, selfish blind, to prevail. As a consequence, social distancing risks becoming effective human distance. What will happen today with this almost total opening? We will feel freer, less evil, but will we know how to be free together? Will we be able to preserve the idea that freedom does not belong to us, but is a shareable part of all of us? Behind the other masks and little masks will we know who we really are? There is a silence that no one can hear, but it is one that stuns the intellect: it is the silence of the ignorance and the arrogance of one’s selfishness. Will we be able to be free?

 

Siamo passati dal silenzio assordante ai cori dai balconi, poi, improvvisamente, anche quel voci che si chiamavano e rincorrevano cercando un sorriso o forse, chissà, la certezza di essere vivi, si sono spente. Ci siamo abituati al silenzio, alla solitudine, ai rapporti telematici, a dividersi gli spazi in casa affinché ciascuno potesse avere un briciolo della sua privacy anche in famiglia. Poi, alcuni hanno ricominciato a uscire mentre per altri l’attesa è stata ancora lunga. Quel briciolo di libertà narrata da chi, in casa, aveva la possibilità di uscire, può essere diventato come la visione di un film di fantascienza, oppure l’anelito a ciò di cui si sentiva privati e più forte è cresciuto il sentimento misto di desiderio e ansia per quello che c’era fuori e che, alcuni, temevano gli potesse essere per sempre precluso. Eppure, proprio quel momento di iniziale apertura sembra aver cominciato a riportare indietro la lancetta dei minuti mentre quella delle ore è restata ancorata al suo tempo bloccato. Indietro, sì, trascinando nel solito inganno il bisogno di comunità e il desiderio di esserne parte. Via via che diminuivano le notizie sulla pandemia, o via via che le si pronunciava in tono minore, la distrazione verso l’altro ha cominciato a crescere. Sono aumentate le notizie del fallimento dell’umana consapevolezza e l’inarrestabile corsa verso la “vanificazione” dei sentimenti e del rispetto per l’altro. La divisione degli spazi in rispetto del privato di ciascuno rischia di trasformarsi nella messa al bando del rispetto della persona per lasciare ancora prevalere i privilegi dell’individuo, cieco egoista. Di conseguenza, il distanziamento sociale rischia di diventare effettiva distanza umana. Cosa accadrà oggi con questa apertura pressoché totale? Ci sentiremo più liberi, meno male, ma sapremo esserlo insieme? Saremo capaci di conservare l’idea che la libertà non ci appartiene, ma è parte condivisibile di tutti noi? Dietro le ulteriori maschere e mascherine sapremo scoprire chi siamo davvero? C’è un silenzio che nessuno può sentire, ma che stordisce l’intelletto: è il silenzio dell’ignavia e della protervia del proprio egoismo. Saremo capaci di essere liberi?

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