Valentina Belgrado: Eloheinu

Eloheinu  di Valentina Belgrado (Nulla die, 2018) è un romanzo di 83 pagine che si legge in un soffio, ma che travolge come un tornado.

Bella la storia, belli i personaggi che non potevano che essere così poco definiti in una scena come quella narrata che sembra presa da un teatro e offerta al pubblico in platea, rappresentata tra la gente, nella migliore tradizione Brechtiana. Difatti, è del mistero delle persone comuni che si narra, di quelle persone che ci sfiorano e che noi sfioriamo senza considerazione per il pensiero e la vita nascosta che suggerisce a loro e a noi percorsi e scelte.51iIdP-5xPL._SX338_BO1,204,203,200_

Bello il linguaggio usato dalla Belgrado, diretto, chiaro, che non lascia spazio ad aggettivazioni superflue, abbellimenti o abbrutimenti, ma descrive storia ed emozioni così come potrebbero essere osservati da una macchina fotografica che imprime fotogramma dopo fotogramma la vita che si dipana dai suoi grovigli e trova, improvvisa e inaspettata, la risposta all’inquietudine della protagonista/io narrante (di cui non sappiamo il nome) e a Sergio, suo marito, che sembra emergere dall’inamovibilità di cui è simbolo per portare a una rapida e pronta conclusione.

Sarà un caso che le due bambine protagoniste si chiamino Ipazia? Non so, a me piace pensare che l’autrice abbia messo nel nome delle due bambine gemelle non consanguinee la natura di Ipatia (matematica, astronoma e filosofa greca, uccisa per la libertà del suo pensiero in quanto donna) e la sua tragedia. Le due bambine, infatti, non sono dissimili dalla doppia natura di Ipatia (donna e scienziata), entrambe belle, ma una, in qualche modo che non voglio rivelare qui, l’opposta dell’altra.

La narrazione in prima persona arricchisce la storia dello sguardo interiore della protagonista, la madre di una delle due bambine, e appare come un flusso di coscienza che avvolge e lega tutti i personaggi che diventano ciascuno dell’altro il correlativo oggettivo del vuoto, della mancanza, della vanità, del capriccio, del dilemma di esistere come del dolore e della morte.

Eloheinu  di Valentina Belgrado (Nulla die, 2018), un libro che merita di essere letto.

 

Eloheinu by Valentina Belgrado (Nulla die, 2018) is an 83-page novel that can be read in a whisper, but overwhelms like a tornado.

Beautiful the story, beautiful the characters who could only be so little defined in a scene like the narrated one that seems taken from a theater and offered to the audience in the audience, represented among the people, in the best Brechtian tradition. In fact, it is the mystery of ordinary people that is told, of those people who touch us and whom we touch without consideration for the thought and hidden life that suggests to them and to us paths and choices.

Beautiful the language used by Belgrado, direct, clear, which leaves no space for unnecessary adjectives, embellishments or brutalizations, but describes history and emotions as they could be observed by a camera that imprints frame after frame the life that unravels from its tangles and finds, unexpected and unexpected, the answer to the restlessness of the narrating protagonist / I (whose name we do not know) and to Sergio, her husband, who seems to emerge from the immovability of which it is a symbol to lead to a rapid and prompt conclusion.

Will it be a coincidence that the two protagonist girls are called Hypatia? I don’t know, I like to think that the author has put in the name of the two unrelated twin girls the nature of Hypatia (mathematician, astronomer and Greek philosopher, killed for the freedom of her thought as a woman) and her tragedy. The two girls, in fact, are not dissimilar from the dual nature of Hypatia (woman and scientist), both beautiful, but one, in some way that I don’t want to reveal here, the opposite of the other.

The first-person narrative enriches the story of the inner gaze of the protagonist, the mother of one of the two girls, and appears as a stream of consciousness that envelops and binds all the characters who each become the other’s objective correlative of emptiness, lack , of vanity, of whim, of the dilemma of existing as of pain and death.

Eloheinu by Valentina Belgrado (Nulla die, 2018), a book that deserves to be read.

 

3 pensieri su “Valentina Belgrado: Eloheinu

  1. Grazie della splendida recensione, cara Loredana!
    L’io narrante si chiama Ilaria ma – come osservi giustamente – i personaggi restano volutamente nell’ambiguità e il suo nome compare fra le righe, quasi per sbaglio (sicuramente, per una casualità), solo a pag. 50: quindi, oltre la metà del romanzo.
    Un abbraccio e ancora GRAZIE.
    Valentina Belgrado

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