Mother

Where have you been all this time, where have you been without me, where have you been since you left, where have you been since I remained?

There is no empty space between me and you, however the time has parted us, although life and death have been playing with both of us because one had to accept to leave while the other had to accept to see you leaving.

Yet I wonder myself if we have really ever parted.

I remember every single expression on your face and I miss the color of your eyes, but I cannot forget the sound of your voice, nor the step of your walking. I remember every single tear you dried along your face while your eyes banned any sorrow from the glance you patiently offered me. I remember every single word you used to soothe me or to share my joy in a musical laugh. I remember your story, but, above all I remember who you are… no, not what you were, because in a surprising but wonderful way you still are, you still exist for me.

I can see you in my face, in my light eyes however different their color, yet both limpid in their joy as well as in the suffering they underwent. I can see you in the hugs I use to squeeze my sons and daughter and in the sadness that sometimes walks through my eyes although they smile and look forward.

This is the patient lesson you taught me, this is the way my womb is bond to yours as they were still a part one of the other, as our life were the same, as our whispers were the same, as the time we are living were a time that none nowhere could never part.

 

Dove sei stata tutto questo tempo, dove sei stata senza di me, dove sei stata da quando sei partita, dove sei stata da quando io sono rimasta?

Non c’è spazio vuoto tra me e te, tuttavia il tempo ci ha separate, anche se la vita e la morte hanno giocato con entrambe perché una ha dovuto accettare di andarsene mentre l’altro ha dovuto accettare di vederti partire.

Eppure mi chiedo se ci siamo mai veramente separate.

Ricordo ogni singola espressione sul tuo viso e mi manca il colore dei tuoi occhi, ma non posso dimenticare il suono della tua voce, né il passo del tuo camminare. Ricordo ogni singola lacrima che ti asciugavi sul viso mentre i tuoi occhi bandivano qualsiasi dolore dallo sguardo che mi offrivi con pazienza. Ricordo ogni singola parola che usavi per calmarmi o per condividere la mia gioia in una risata musicale. Ricordo la tua storia, ma soprattutto ricordo chi sei … no, non quello che eri, perché in modo sorprendente ma meraviglioso sei ancora, esisti ancora per me.

Posso vederti in faccia, nei miei occhi chiari per quanto diverso sia il loro colore, eppure sono limpidi sia nella loro gioia che nella sofferenza subita. Riesco a vederti negli abbracci che uso per stringere i miei figli e mia figlia e nella tristezza che a volte mi attraversa gli occhi sebbene sorridano e guardino avanti.

Questa è la lezione paziente che mi hai insegnato, questo è il modo in cui il mio grembo è legato al tuo come se fossero ancora una parte dell’altra, poiché la nostra vita era la stessa, poiché i nostri sussurri erano gli stessi, come il tempo in cui viviamo fosse un tempo in cui nessuno da nessuna parte possa mai separarci.

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