Mary Shelley: Frankenstein or the Modern Prometheus

While telling you about this novel and the reason why of my passion for it, I would like to start from its subtitle Or the Modern Prometheus which, in my humble opinion, is the concentration of that meaning able to put each of us upside down, completely and repetitively upside down. Moreover, if we accompany this subtitle with the verses from J. Milton that preceded the narration –Did I request thee, Maker, from clay to mould me man? Did I solicit thee from darkness to promote me? (Paradise Lost, Book 10, 743/745)-  the perspective we become prisoners of is destined to be reversed.

When Mary Shelley wrote her novel Frankesnstein or the Modern Prometheus, she was not sure about the greatness of her writing and also of the actuality her story continues to face, or better, obliges us to face. Her attention for Darwin’s theory as well as for the new studies in Anatomy and Physics, continues to ask Science about its limit, if any, and about its ethic, if any. I believe these questions are still possible today, think about cloning or genetical manipulation, for example, robotics or mechanical devices used to substitute the work of the man.NZO

The point is that we are responsible of our “creation” and this is not a spiritual issue, but an ethical one.

The narrative structure of the novel seems to follow a Chinese-boxes style; the events are narrated in first person and revealed in chronological succession however the narrators change illustrating different points of view, or better of choice, because, as a matter of facts, in the end the reader is named to decide the truth and to understand the message which goes far beyond the appearances and the obvious. It is a circular narration, yet, once returned to the beginning, it is also possible ti choose and follow a different path and each one should if we had really understood the stakes.

The first narrator is Robert Walton, the Captain of a ship whose ambition was so great to put in danger his entire crew in order to conquer a personal fame. How similar this Captain is to the Ancient Mariner in the long ballad by S. T. Coleridge. The same ambition, the same danger, the same need to choose between moral or physical death.

The second narrator is Dr Frankenstein, who, at first, describes himself as a victim and speaks of the creature or the monster (it depends on the point of view the reader decides to assume and it easy to assume Dr Frankenstein’s one at this point of the narration) as the most horrible and cruel and violent monster one could imagine.

The third narrator is Frankenstein the creature or the monster who, in the 10th chapter dialogues with his creator, his father, and shows his sufferings and the pains undergone because of his aspect, the solitude to which he is condemned. He makes his request to Dr Frankenstein whose mind is confused and divided between fear and responsibility, pain and guilt. While reading to Frankenstein the creature’s words, the reader starts to understand that there are other interpretations of the novel and that what appeared to be good and motivated, now seems to be ugly and unworthy; instead, what seemed to be horrible seems to be seen under a new light.

Do we have the right to follow an insane wish for power and conquest when this is at the expense of someone else? Do we have a responsibility of our actions? What happens when on our mistakes depends the life of the others? These and many more are the questions this classic of literature continue to ask us. A reading I highly recommend.

 

Mentre vi parlo di questo romanzo e del motivo della mia passione per esso, vorrei iniziare dal suo sottotitolo O il Prometeo moderno che, secondo la mia modesta opinione, è la concentrazione di quel significato in grado di mettere ognuno di noi sottosopra, completamente e ripetutamente sottosopra. Inoltre, se accompagniamo questo sottotitolo con i versi di J. Milton che hanno preceduto la narrazione: Ti ho chiesto, Creatore, dall’argilla per plasmarmi amico? Ti ho invitato dall’oscurità per promuovermi? (Paradise Lost, Book 10, 743/745) – la prospettiva di cui diventiamo prigionieri è destinata a essere invertita.

Quando Mary Shelley scrisse il suo romanzo Frankesnstein o il Moderno Prometeo, non era certa sulla grandezza della sua scrittura e anche sull’attualità che la sua storia continua ad affrontare, o meglio, ci obbliga ad affrontare. La sua attenzione per la teoria di Darwin, nonché per i nuovi studi di Anatomia e Fisica, continua a interrogare la Scienza sui suoi limiti, se esistono, e sulla sua etica, se esiste. Credo che queste domande siano ancora possibili oggi, penso alla clonazione o alla manipolazione genetica, ad esempio, o  alla robotica o i dispositivi meccanici usati per sostituire il lavoro dell’uomo.

Il punto è che siamo responsabili della nostra “creazione” e questo non è un problema spirituale, ma etico.

La struttura narrativa del romanzo sembra seguire uno stile di scatole cinesi; gli eventi sono narrati in prima persona e rivelati in successione cronologica, tuttavia i narratori cambiano illustrando diversi punti di vista, o meglio di scelta, perché, in realtà, alla fine il lettore è chiamato a decidere la verità e a capire il messaggio che va ben oltre le apparenze e l’ovvio. È una narrazione circolare, tuttavia, una volta tornati all’inizio, è anche possibile scegliere e seguire un percorso diverso e ognuno dovrebbe se avessimo davvero capito la posta in gioco.

Il primo narratore è Robert Walton, il Capitano di una nave la cui ambizione era così grande da mettere in pericolo tutto il suo equipaggio per conquistare una fama personale. Com’è simile questo Capitano all’Antico Marinaio nella lunga ballata di S. T. Coleridge. La stessa ambizione, lo stesso pericolo, la stessa necessità di scegliere tra la morte fisica o morale.

Il secondo narratore è il dottor Frankenstein, che all’inizio si descrive come una vittima e parla della creatura o del mostro (dipende dal punto di vista che il lettore decide di assumere ed è facile ipotizzare che sia quello del dottor Frankenstein a questo punto della narrazione) come il mostro più orribile, crudele e violento che si possa immaginare.

Il terzo narratore è Frankenstein, la creatura o il mostro che, nel decimo capitolo, dialoga con il suo creatore, suo padre, e mostra le sue sofferenze e le sofferenze subite a causa del suo aspetto, della solitudine a cui è condannato. Fa la sua richiesta al dottor Frankenstein la cui mente è confusa e divisa tra paura e responsabilità, dolore e colpa. Mentre legge  le parole della creatura Frankenstein, il lettore inizia a capire che ci sono altre interpretazioni del romanzo e che ciò che sembrava essere buono e motivato, ora sembra essere brutto e indegno; invece, ciò che sembrava essere orribile sembra essere visto sotto una nuova luce.

Abbiamo il diritto di seguire un folle desiderio di potere e conquista quando questo è a spese di qualcun altro? Abbiamo una responsabilità delle nostre azioni? Cosa succede quando dai nostri errori dipende la vita degli altri? Queste e molte altre sono le domande che questo classico della letteratura continua a porci. Una lettura che consiglio vivamente.

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