Hope

Time expands, in the night it is already day and in the day there is already night.

The silence, the empty streets, the lights on in the houses that, as if out of modesty, close the shutters early or open them late in the morning as if to keep a secret, that of being alive, which is feared to show because the dead walk silently through the streets, prisoners of an unspoken greeting, freed from an unshared pain, lonely on the shore of that river where the boat is already waiting for them and the fisherman ferries them far to an invisible and eternal dawn.

Who am I? Where am I? The seagull screams on the horizon as sun and moon grieve, heart and soul, witnesses of day and night in a time when night and day no longer have a time and, desperate, confuse the lark with the nightingale while their song awakens in unison and in unison it calms down.

Who am I? Where am I? The child captured on his balcony cries while dark wayfarers hide their faces, cover their bodies, plug their ears with those evil headphones that prevent them from listening to the birds singing, the cry of the dolphins, the blooming of the flowers in the meadow, the hum of free insects continue their flight.

Who am I? Where am I? The pen draws on the pale paper while the bold and courageous writer experiences still unknown worlds or listens to the sleeping voices of the memory that tells its life. And you, pale and tender moon, return to my heart to give refreshment, return to walk your mysterious paths while in the night of the day you guide my steps and give them the radiance of light and the sweetness of the candor of a child who, freed from the bars that beat him,  still knows how to sing his hymn of love and play with the wind that pulls his hair while pushing him amused towards the folds of his dream, in the enchanted or mysterious island where everything has the charm of life and the pure beauty of its naive candor.

Who am I? Where am I? I am with you, in the silence and in the noise, in the song of the lark and of the nightingale, in the flight of the seagull and of the insects that rapidly fly from flower to flower.

I am the paper and the pen on which I write the stories, I listen to it and the word that tells the memory, I am the wind that embraces and pushes, the dolphin that swims beyond fear. I am the fisherman and the ferry and the lonely traveler, I am the breath and the light that hides, I am the day and the night, the Moon and the Sun, I am life and hope, the deep and light sleep of the morning, I am me and I am you, I am the dream that repairs and restores its voice to the feeble song of those who suffer, I am the song and the music and the notes on this pentagram that is written while I live.

I am the sign, the foreground and the horizon, I am the smile of the weak and the strong, I am the tenacity of those who do not give up and in the night and in the day I pronounce my name and my voice sings the name of every name and their freedom.

 

Il tempo si dilata, nella notte è già giorno e nel giorno c’è già la notte.

Il silenzio, le strade vuote, le luci accese nelle case che, come per pudore, chiudono presto le serrande o le aprono tardi al mattino come per custodire un segreto, quello di esser vivi, che si teme di mostrare poiché i morti percorrono silenziosi le vie, prigionieri di un saluto non dato, liberati da un dolore non condiviso, solitari sul greto di quel fiume dove la barca già li aspetta e il pescatore li traghetta lontano verso un’alba invisibile ed eterna.

Chi sono io? Dove sono io? Urla il gabbiano all’orizzonte mentre sole e luna si abbrancano accorati, testimoni del giorno e della notte in un tempo in cui notte e giorno non hanno più un tempo e, disperati, confondono l’allodola con l’usignolo mentre il loro canto si desta all’unisono e all’unisono si cheta.

Chi sono io? Dove sono io? Piange il bambino prigioniero del suo balcone mentre per strada oscuri viandanti nascondono il viso, coprono il corpo, tappano le orecchie con quelle cuffie malvagie che impediscono loro di ascoltare il canto degli uccelli, il grido dei delfini, il fiorire dei fiori nel prato, il ronzio degli insetti che liberi proseguono il proprio volo.

Chi sono io? Dove sono io? Disegna la penna sulla carta pallida mentre lo scrittore, audace e coraggioso, sperimenta mondi ancora sconosciuti o ascolta le voci addormentate della memoria che racconta il suo vissuto. E tu, pallida e tenera luna, ritorna al mio cuore a dare ristoro, ritorna a percorrere i tuoi sentieri misteriosi mentre nella notte del giorno guidi i miei passi e ad essi doni il fulgore della luce e la dolcezza del candore di un bambino che, liberato dalle sbarre che lo percuotono, sappia ancora cantare il suo inno d’amore e giocare con il vento che gli tira i capelli mentre lo spinge divertito verso le pieghe del suo sogno, nell’isola incantata o misteriosa dove ogni cosa ha il fascino della vita e la bellezza pura del suo candore ingenuo.

Chi sono io? Dove sono io? Io sono con te, nel silenzio e nel rumore, nel canto dell’allodola e in quello dell’usignolo, nel volo del gabbiano e degli insetti che rapidi volano di fiore in fiore.

Io sono la carta e la penna su cui scrivo le storie, l’ascolto e la parola che narra la memoria, io sono il vento che abbraccia e spinge, il delfino che nuota oltre la paura. Io sono il pescatore e il traghetto e il viaggiatore solitario, sono il respiro e la luce che si nasconde, sono il giorno e la notte, la Luna e il Sole, io sono vita e speranza, il sonno profondo e quello lieve del mattino, io sono me e sono te, io sono il sogno che ristora e restituisce voce al canto flebile di chi soffre, io sono il canto e la musica e le note su questo pentagramma che si scrive mentre vivo.

Io sono il segno, il primo piano e l’orizzonte, io sono il sorriso del debole e del forte, io sono la tenacia di chi non si arrende e nella notte e nel giorno pronuncia il nome suo e la sua voce canta il nome di ogni nome e la sua libertà.

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