Distrust and Social Distancing

Distrust and social distancing are not the same, yet they can be easily confused, sometimes even willingly desired.

Caring after our health protection establishing a distance of security does not mean that we are socially distant or, at least, that we have to forget the rules of a society based on relationships and sharing.

Actually, the risk we are running through this obliged social distancing  is to confuse the necessity with the stable or static condition thus wasting the meaning of what being social means. I do not want to refer to the social media connections that, at the moment, are the commonest useful way to keep in touch with those who are far and whom we love.

As a matter of fact, social media, if used with intelligence, have indeed revealed their original opportunity to be a positive instrument to be in contact with the others and assolve the different needs of studying, working, or simply speaking with the others.

The point, thus, is not the distancing in itself, but the risk that such a distancing could finish to be the answer to any social problem as a whole without any regard for the humanity of each relationship in true contact, even the physical one.

Human beings are not machines, the absence of a physical contact should not become an attitude to be protected, because the others are not the enemies and none should be spied as the next possible damage to our own safeness. The risk to exceed in a useless social distancing, could show its dangerous reverse in the growing distrust and lack of confidence among the people.

Once we said inside the walls or outside the walls to define the belonging or the exclusion of a clan or of a population that did not belong to us, which were different from us. The risk today is that these walls do not surround the entire city to divide what is inside from what is outside. These walls are internal and separate each person from the other impoverishing both, the inside and the outside, of the most important element which makes every living creature alive: relationship.

I suggest to protect ourselves as due in this difficult moment, but to have care not to consider as fixed and eternal the parameters of the distance. I suggest not to forget the evil of being separated from the others and long for the moment in which the social distancing could be limited to let the people return to the beauty of the human contacts. I suggest not to learn to stay too well alone with ourselves because it is in the reciprocal contact that we can feel those forgotten emotions as the engine of our true life.

 

La diffidenza e il distanziamento sociale non sono la stessa cosa, ma possono essere facilmente confusi, a volte anche volutamente ambiti.

Prendersi cura della protezione della nostra salute stabilendo una distanza di sicurezza non significa che siamo socialmente distanti o, almeno, che dobbiamo dimenticare le regole di una società basata su relazioni e condivisione.

In realtà, il rischio che stiamo correndo attraverso questo obbligato distanziamento sociale è quello di confondere la necessità con la condizione stabile o statica sprecando così il significato di cosa significhi essere sociale. Non voglio fare riferimento alle connessioni dei social media che, al momento, sono il modo più comunemente utile per rimanere in contatto con coloro che sono lontani e che amiamo.

È un dato di fatto, i social media, se usati con intelligenza, hanno effettivamente rivelato la loro originale opportunità di essere uno strumento positivo per essere in contatto con gli altri e soddisfare le diverse esigenze di studiare, lavorare o semplicemente parlare con gli altri.

Il punto, quindi, non è il distanziamento in sé, ma il rischio che tale distanziamento possa finire per essere la risposta a qualsiasi problema sociale nel suo complesso senza alcun riguardo per l’umanità di ciascuna relazione in vero contatto, anche quello fisico.

Gli esseri umani non sono macchine, l’assenza di un contatto fisico non dovrebbe diventare un atteggiamento da proteggere, perché gli altri non sono nemici e nessuno dovrebbe essere spiato come il prossimo possibile danno alla nostra sicurezza. Il rischio di eccedere in un inutile allontanamento sociale, potrebbe mostrare il suo pericoloso rovescio nella crescente diffidenza e mancanza di fiducia tra le persone.

Una volta dicevamo dentro o fuori le mura per definire l’appartenenza o l’esclusione di un clan o di una popolazione che non ci apparteneva, che erano diversi da noi. Il rischio oggi è che queste mura non circondino l’intera città per dividere ciò che è dentro da ciò che è fuori. Queste mura sono interne e separano ciascuna persona dall’altra impoverendo sia l’interno che l’esterno dell’elemento più importante che rende viva ogni creatura vivente: la relazione.

Suggerisco di proteggerci come dovuto in questo momento difficile, ma di avere cura di non considerare come parametri fissi ed eterni quelli della distanza. Suggerisco di non dimenticare il male dell’essere separati dagli altri e desiderare ardentemente il momento in cui il distanziamento sociale possa essere limitato per consentire alle persone di tornare alla bellezza dei contatti umani. Suggerisco di non imparare a stare troppo bene da soli con noi stessi perché è nel contatto reciproco che possiamo sentire quelle emozioni dimenticate come motore della nostra vera vita.

2 pensieri su “Distrust and Social Distancing

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