A Dream

Tonight I had a strange but beautiful dream. I cannot interpret it, but the tenderness that it left gives me a feeling of nostalgia.
There was a voice that always repeated the same words to me “Write, hurry up, write!”. It was not a warning, rather a determined invitation, almost peremptory, but sweet, because confidence showed through that hard yet so mild inflection of the voice that was repeated and repeated over and over, as if to draw the staves to go with my pen on that white sheet that stretched more and more as I began to write down it with my words. And she, the voice, did not stop. The moment she finished the sentence and before resuming it again, there was like a small gasp, like a restrained tear. This was what made me recognize whose voice it was, more than its tone unknown to me. My mother’s voice. “Write, be quick, write!” Yes, it was hers, I recognized the hurry, the almost urgency, to put everything black on white, true against false, clear against blasphemous. I tried to oppose, to take time, “There is already a volume in vision …” but she did not let me continue and repeated “Write, be quick, write!” as if she had not heard me, or did not want to … even this was hers, when she was sure of what she was saying. So, I continued, for what seemed like a whole night to me, but maybe it was only a few moments. I do not even know where all those sheets of paper I wrote came from, I just know I wrote them and she did not stop telling me to do it. Then, at some point, I do not know if the papers were over or not, but the same voice said to me “That’s it, brava!” The writing has stopped, the dream is over, only that last word of hers remains, “Brava!”, And she still embraces me as the sun and the wind caress the violets on my balcony.

 

 

Stanotte ho fatto un sogno strano, ma bello. Non so interpretarlo, ma la tenerezza che mi ha lasciato mi procura un senso di nostalgia.

C’era una voce che mi ripeteva sempre le stesse parole “Scrivi, fai presto, scrivi!”. Non era un richiamo, piuttosto un invito determinato, quasi perentorio, ma dolce, perché fiducia traspariva da quell’inflessione dura eppure talmente mite della voce che si ripeteva e si ripeteva senza sosta, quasi a disegnare i righi da percorrere con la mia penna su quel foglio bianco che si allungava sempre di più mentre cominciavo a vergarlo con le mie parole. E lei, la voce, non si fermava. Nell’attimo in cui terminava la frase e prima di riprenderla ancora, c’era come un piccolo sussulto, come una lacrima trattenuta. È stato questo a farmi riconoscere di chi fosse quella voce, più del suo tono a me ignoto. La voce di mia madre. “Scrivi, fai presto, scrivi!” Sì, era la sua, ne riconoscevo l’impellenza, l’urgenza quasi, di mettere ogni cosa nero su bianco, vero contro falso, nitido contro blasfemo. Ho provato a oppormi, a prendere tempo, “C’è già un volume in visione…” ma lei non mi lasciava continuare e ripeteva “Scrivi, fai presto, scrivi!” come se non mi avesse udito, o non volesse… anche questo era lei quando era sicura di quello che diceva. Così, ho continuato, per quella che a me è sembrata una notte intera, ma che forse sono stati solo pochi istanti. Non so neanche da dove venissero fuori tutti quei fogli di carta che scrivevo, so solo che li scrivevo e lei non smetteva di ripetermi di farlo. Poi, a un certo punto, non so se la carta fosse finita o meno, ma la stessa voce mi ha detto “Ecco fatto, brava!” La scrittura si è fermata, il sogno è finito, solo quella sua ultima parola resta, “Brava!”, e mi abbraccia ancora come il sole e il vento carezzano le viole sul mio balcone.

2 pensieri su “A Dream

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