Dreaming Easter

When I was a child, I used to color hard-boiled eggs to adorn the Easter table. I did it while mom and aunt were busy preparing and the aunts and uncles played with me and tried to distract me. Not everyone in the family participated in the game, but those who did it found a unique moment of serenity in participating in a larger project. I know, they were nothing but hard-boiled eggs to color, but they were the reason for an enchantment and a reason for being together despite everything. I don’t remember anything that I drew on the eggs, only that I colored them and that with that gesture I somehow gave color and I drew all the smiles that I had missed, I drew joy on the eyes that were sad and that, in my colors, took on more serene looks, those who would have deserved if each had done their part without hurting the others. Here, even today it is so, no matter what design you are going to design, what matters is the color you give to your life. What matters is not to stop coloring and imagine loved landscapes even if invented. What matters is to remain faithful to the dignified honesty of a life that seeks a way to breathe and be a sign. In dark times what matters is coloring and never stop doing it so that over time everything remembers the strength of the courage of your color and knows that you never have to betray it. Serene Easter to all, to those who believe and those who do not believe, to anyone who wants to return voice and purity to innocence so that it is never lost. For me, Easter does not only have the color of everyone I love, but the look of the innocent, the smile of Christian, the first cry of Azzurra, the shrewdness of Alexander, the tenderness of Charles’ gaze (though he is no more a child), the gloom of the deep sea remained prisoner in Osas’ eyes, the profound fragility of Tina’s gaze, Loredana’s maternal sweetness, Riccardo’s cultured and pleasant gaze, Claudio’s serious face, Elena’s sweetness, the gaze of Loveth that I never met again, but that I love from the bottom of my fragile heart.

 

Quando ero piccola, coloravo le uova sode per adornare la tavola di Pasqua. Lo facevo mentre mamma e zia erano indaffarate a preparare e gli zii giocavano con me e cercavano di distrarmi. Non tutti in famiglia partecipavano al gioco, ma chi lo faceva trovava un momento di serenità unico nel partecipare a un progetto più grande. Lo so, non erano che uova sode da colorare, ma erano il motivo di un incanto e una ragione per stare insieme nonostante tutto. Non ricordo nulla di quello che disegnavo sulle uova, solo che le coloravo e che con quel gesto in qualche modo davo colore e disegnavo tutti i sorrisi che mi erano mancati, disegnavo la gioia sugli occhi che erano tristi e che, nei miei colori, assumevano sguardi più sereni, quelli che avrebbero meritato se ciascuno avesse fatto la propria parte senza fare del male agli altri. Ecco, anche oggi è così, non importa quale sia il disegno che ti accingi a progettare, ciò che conta è il colore che dai alla tua vita. Ciò che conta è non smettere di colorare e immaginare paesaggi amati anche se inventati. Ciò che conta è restare fedeli alla dignitosa onestà di una vita che cerca una strada per respirare ed essere segno. Nei tempi bui ciò che conta è colorare e non smettere mai di farlo affinché col tempo ogni cosa ricordi la forza del coraggio del tuo colore e sappia di non doverla tradire mai. Serena Pasqua a tutti, a chi crede e a chi non crede, a chiunque voglia restituire voce e purezza all’innocenza affinché non sia mai perduta. Per me, oggi, la Pasqua non ha solo il colore di tutti coloro che amo, ma lo sguardo degli innocenti, il sorriso di Christian, il primo vagito di Azzurra, la furbizia di Alessandro, la tenerezza dello sguardo di Charles (anche se non è più un bambino), la cupezza del mare profondo rimasto prigioniero negli occhi di Osas, la fragilità profonda dello sguardo di Tina, la dolcezza materna di Loredana, lo sguardo colto e simpatico di Riccardo, il volto serio di Claudio, la dolcezza di Elena, lo sguardo di Loveth che mai più ho incontrato, ma che amo dal profondo del mio fragile cuore.

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