Return to Normality

These days it as become a leitmotiv: returning to normality, yet I have some doubts.

I do not doubt that we all need to return to something, but I am not as sure that what we need is normality. I mean, I need to return to go out from my house, meeting people and doing the common things of my usual life, but nothing can be as it was because no travel pretends you to be the same after you have experienced different situations.

Well, the life we have been living and that we will continue to live for a while, is not made up only of our necessities, it has been a hurricane which has wiped away any certainty. The life we are preparing to live after all this will never be able to be the same as before. There is the weigh of the dead that weighs upon our shoulders although we are not responsible for them, because we should maintain a promise to their abandoned bodies closed in the silence of those never told last words which oblige us to become better than we were.

We, all together, need to rediscover the vicinity of the other after all this segregation; yet, the proximity we should need is not only the nostalgic contact of bodies that touch each other without recognizing. We should need a more intense and interior contact which could reflect our joy to be alive and our sorrow and responsibility for those who did not as well.

Normality does not assure me, I do not want the same normality of indifference we were used to; I do not want that the personal interests had become even more performing than they already were; I do not want that fear changes us in the strict and narrow individualism to which we were going to be used to.

What is normality? It is not the right to be on yourself as or even worse than you were before. The new normality we all need is the one which makes us deeply concerned for the others, without discrimination, this only one would be the sign we have understood the teaching and we have overcome our servitude and slavery to egoism and indifference.

 

In questi giorni è diventato un leitmotiv: ritornare alla normalità, eppure ho dei dubbi.

Non dubito che tutti dobbiamo tornare a qualcosa, ma non sono sicura che ciò di cui abbiamo bisogno sia la normalità. Voglio dire, ho bisogno di tornare a uscire da casa mia, incontrare persone e tornare a fare le cose comuni della mia vita abituale, ma niente può essere com’era perché nessun viaggio può fingere che tu sia lo stesso dopo aver vissuto situazioni diverse.

Bene, la vita che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere per un po ‘, non è composta solo dalle nostre necessità, è stato un uragano che ha spazzato via ogni certezza. La vita che ci stiamo preparando a vivere dopo tutto ciò non potrà mai essere la stessa di prima. C’è il peso dei morti che grava sulle nostra spalle anche se non ne siamo responsabili, perché dovremmo mantenere una promessa ai loro corpi abbandonati chiusi nel silenzio di quelle che non hanno mai detto le ultime parole che ci obbligano a diventare migliori di noi.

Insieme, dobbiamo riscoprire la vicinanza dell’altro dopo tutta questa segregazione; tuttavia, la vicinanza di cui dovremmo avere bisogno non è solo il contatto nostalgico di corpi che si toccano senza riconoscersi. Dovremmo avere bisogno di un contatto più intenso e interiore che possa riflettere la nostra gioia di essere vivi, il nostro dolore e la nostra responsabilità per coloro che non hanno fatto altrettanto.

La normalità non mi assicura, non voglio la stessa normalità di indifferenza a cui eravamo abituati; non voglio che gli interessi personali siano diventati ancora più performanti di quanto non fossero già; non voglio che la paura si trasformi nell’individualismo rigoroso e ristretto al quale ci stavamo abituando.

Cos’è la normalità? Non è il diritto di essere per te stesso come o anche peggio di quanto non fossi prima. La nuova normalità di cui tutti abbiamo bisogno è quella che ci rende profondamente preoccupati per gli altri, senza discriminazione, questo solo sarebbe il segno che abbiamo compreso l’insegnamento e che abbiamo superato la nostra servitù e schiavitù all’egoismo e all’indifferenza.

2 pensieri su “Return to Normality

  1. In the post phase of the Corona pandemic, we are facing a widespread fear of being social or intimate with others. So the real problem lies not with social distancing but with the walls we will continue to build ourselves.

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