Reading Honestly

What you think you want is not always what you really need. Let’s take the readings, for example. We think that relaxing by reading only means making fun of time and choosing what makes us laugh or what is fashionable, or what, while disappointing us, we cannot overlook because promoted by such or another VIP.

Yet nothing we often read really enriches us. Enriching not because it only teaches us something, but because it shows us how to know ourselves and meet in the words and stories of others. Then everything gets complicated. The desire not to suffer turns into the need to not know, forgetting that the less we know the less we are ready to understand and choose.

Reading, on the other hand, distracts not because it should only make us laugh, but also because it takes us away from the stereotype of ourselves and pushes us to know that hidden and unknown part of life that we can, if we want, choose to love and share.

First, there must be honesty behind a book. Honesty of the author, the publisher, the reader himself. Honesty of those who know that, in writing, they must not deceive the reader; honesty of those who, by publishing, have a responsibility towards the reader and the writer; honesty of those who, by reading, agree to deal with a reality that is also theirs although not exactly their own.

It is true that a book is a “product” that needs the market for its diffusion, but it is also a “product” that originates in a thought and follows a track that begins at the exact point, but whose horizon cannot be limited by sale alone.

How many things do we buy and set aside? How many books do we buy and then really read? How many of these books really remain in our hearts? How many of them, however, are just the fashion of the moment? How many of them question us while they tell their story? How many of them feed our desire to be free instead of becoming addicted to the standardization of thought?

Well, understanding this and knowing how to discern means being honest writers, editors and readers.

 

Non sempre quello che si pensa di volere è quello di cui si ha bisogno davvero. Prendiamo le letture, per esempio. Pensiamo che rilassarsi leggendo significhi solo prendersi gioco del tempo e scegliere ciò che ci fa ridere o ciò che è alla moda, o ciò che, pur deludendoci, non possiamo trascurare perché promosso dal tale o tal altro VIP.

Eppure, nulla di quello che si legge spesso ci arricchisce davvero. Arricchire non perché ci insegni qualcosa soltanto, ma perché ci mostri come conoscere noi stessi e incontrarci nelle parole e nelle storie degli altri. Tutto, allora, si complica. Il desiderio di non soffrire si trasforma nel bisogno di non sapere, dimenticando che meno conosciamo meno siamo pronti a comprendere e scegliere.

Leggere, invece, distrae non perché debba fare solo ridere, anche, ma perché ci allontana dallo stereotipo di noi stessi e ci spinge a conoscere quella parte nascosta e ignota della vita che possiamo, volendo, scegliere di amare e condividere.

Per prima cosa, dietro un libro deve esserci onestà. Onestà dell’autore, dell’editore, del lettore stesso. Onestà di chi sa che, scrivendo, non deve ingannare il lettore; onestà di chi, pubblicando, ha una responsabilità verso il lettore e verso lo scrittore; onestà di chi, leggendo, accetta di confrontarsi con una realtà che è anche la sua sebbene non sia esattamente la propria.

È vero che un libro è un “prodotto” che ha bisogno del mercato per la sua diffusione, ma è anche un “prodotto” che si origina in un pensiero e che segue una traccia che comincia in punto esatto, ma il cui orizzonte non può essere limitato dalla sola vendita.

Quante sono le cose che compriamo e accantoniamo? Quanti sono i libri che compriamo e poi leggiamo davvero? Quanti di questi libri ci restano davvero nel cuore? Quanti di essi, invece, sono solo la moda del momento? Quanti di essi ci interrogano mentre si raccontano? Quanti di essi alimentano il nostro desiderio di essere liberi invece di renderci assuefatti alla standardizzazione del pensiero?

Ecco, comprendere questo e saper discernere significa essere scrittori, editori e lettori onesti.

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