Antonio Gramsci: Le favole della libertà

Le favole della libertà” (Harpo, 2017) di Antonio Gramsci, a cura di Graziella Falconi, sono, dal punto di vista letterario, la traduzione a cura di Gramsci delle principali favole dei fratelli Grimm, in realtà, sono molto di più: sono la ferrea forza di volontà di un uomo costretto a un’ingiusta prigionia di restare vivo e di non spegnere la mente e il pensiero così come si sta spegnendo il suo corpo.

Infatti, come dice la curatrice del testo Graziella Falconi, con l’arresto, «Insieme alla sentenza si annuncia un processo lento di scarnificazione, di disumanizzazione, di privazione, o perdita, delle qualità più proprie dell’uomo. Tra le cui varianti c’è la degradazione, l’abbrutimento, l’imbarbarimento. Gramsci è sotto attacco, è Davide contro questo bestiale Golia».9788899857196

Ma Gramsci non si lascia distruggere e grazie alla sua scrittura, alle lettere, allo studio, agli appunti, cerca di conservare il suo fervore di libertà e di trasmetterlo a chi lo ama. Scrive moltissime lettere, ma non riesce a scrivere a Julia, la moglie, alla quale parla solo attraverso le lettere che scrive alla cognata, Tania. Non è mancanza di amore il suo, ma l’impossibilità di esprimere quello che prova il suo intimo a causa di quella separazione forzata, ben sapendo che le sue lettere sono soggette a censura, così come quelle che riceve.

Gramsci soffre molto del fatto che ai figli non è stato spiegato che è in prigione, non ha da vergognarsi, è rinchiuso non per aver commesso un crimine, ma per aver difeso la libertà del popolo. Questo silenzio, in una condizione di per sé complessa e precaria, gli fanno sentire il peso di non riuscire a costruire un rapporto con i figli.

Le favole, allora, diventano occasione di incontro nonostante la distanza, sia quelle che ascoltava lui da bambino, sia quelle che traduce pensando ai figli. Il rapporto di Gramsci con la natura e gli animali diviene antidoto contro la sofferenza della malattia e della reclusione e argomento delle sue storie così come testimonia la raccolta L’albero del riccio (che ho recensito qualche tempo fa).

Le favole, dunque, diventano forma di relazione e di conoscenza, struttura fondante del suo desiderio di restare presente a sé stesso, forma di resistenza.

Studiare, tradurre, pensare sono la forma del suo pensiero libero, ed è così che dobbiamo accogliere queste favole, come un canto di libertà.

 

“Le favole della libertà” (Harpo, 2017) by Antonio Gramsci, edited by Graziella Falconi, are, from a literary point of view, Gramsci’s translation of the main fables of the Grimm brothers, in reality, they are much more: they are the iron willpower of a man forced to an unjust captivity to stay alive and not to turn off his mind and thought as his body is dying out.

In fact, as the editor of the text Graziella Falconi says, with the arrest, «Along with the sentence, a slow process of stripping, dehumanization, deprivation, or loss, of man’s own qualities is announced. Among its variants there is degradation, brutalization, barbarization. Gramsci is under attack, he is David against this bestial Goliath ».

But Gramsci does not allow himself to be destroyed and thanks to his writing, letters, study, notes, he tries to preserve his fervor of freedom and pass it on to those who love him. He writes many letters, but he cannot write to Julia, his wife, to whom he speaks only through the letters he writes to his sister-in-law, Tania. It is not his lack of love, but the inability to express what his intimate feels because of that forced separation, knowing full well that his letters are subject to censorship, as well as those he receives.

Gramsci suffers greatly from the fact that his children have not been told that he is in prison, he is not ashamed of himself, he is locked up not for having committed a crime, but for defending the freedom of the people. This silence, in a per se complex and precarious condition, makes him feel the weight of not being able to build a relationship with his children.

Fairy tales, then, become an opportunity to meet despite the distance, both those that he listened to as a child, and those that he translates thinking about his children. Gramsci’s relationship with nature and animals becomes an antidote against the suffering of illness and imprisonment and the subject of his stories as evidenced by the collection The hedgehog tree (which I reviewed some time ago).

Fairy tales, therefore, become a form of relationship and knowledge, a founding structure of his desire to remain present to himself, a form of resistance.

Studying, translating, thinking are the form of his free thought, and this is how we must welcome these fables, like a song of freedom.

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